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Sabato in concerto

Achtung Babies: «Carichissimi per Salso»

Achtung Babies: «Carichissimi per Salso»

17 Agosto 2022,03:01

Non è imitazione. È riproduzione fedele. Fedele non solo per la capacità straordinaria di riproporre la musica di una grande band internazionale, ma per il cuore, l’istinto, la passione. Fedeli ad una storia, a un genere musicale, alla loro identità. Sono gli Achtung Babies, la tribute band italiana degli U2, una delle più conosciute a livello nazionale e internazionale. È dal 1993, partiti da Roma, che curano nei minimi dettagli musiche, movimenti sul palco, vestiti per assomigliare alla grande band irlandese. Oggi la «formazione» - che abbiamo potuto vedere in tv su Rai 1 al programma «The Band» di Carlo Conti - è questa: Enrico Negro (voce), Edoardo Faiella (chitarra e tastiera), Stefano Vrabec (batteria) e Luca Schiavone (al basso). Il loro rock romantico arriverà anche alla Pinko Arena a Salsomaggiore, sabato alle 21 (informazioni allo 0524.335556 o 0524.580211 e biglietti in vendita online su Boxol o TicketOne). Loro sono «carichissimi», ce lo spiega bene il veterano Luca, bassista della band da oltre 20 anni.

Cosa vi sentite dire più spesso dopo un vostro concerto?
«La gente strabuzza gli occhi e dice: “Ma siete uguali agli originali!”. E per noi è sempre un grande complimento, ovviamente».

In generale gli artisti cercano di distinguersi, voi avete scelto di seguire l’orma di una grande band internazionale, come mai?
«Diciamo che, in realtà, la creazione degli Achtung Babies, che risale al 1993 per opera di Alex Petroni, è di per sé una novità. Ancora, soprattutto in Italia, le tribute band non andavano molto di moda, quasi non esistevano. Gli U2 a quel tempo stavano riscuotendo molto successo anche nel nostro Paese, così ci siamo buttati in questa grande e appassionante avventura che dura ancora oggi»

Avete mai conosciuto di persona gli U2?
«Certo, ma da fan. Li abbiamo aspettati nei bar irlandesi, sotto al palco dopo i concerti, negli aeroporti. Abbiamo scambiato due chiacchiere, ma sempre da ammiratori. Ci sono stati diversi contatti, loro sanno che esistiamo e che riproponiamo la loro musica. Addirittura, quando gli U2 vennero in Italia per un loro concerto, Bono scese dall’aereo e disse: “Come stanno gli Achtung Babies?”. Custodiamo ancora la registrazione di quella frase andata in onda su Radio Deejay».

Ultimamente avete conosciuto tanti altri artisti. Come è andata la vostra esperienza a The Band?
«È stata una bella prova. La tv un po’ ci spaventava perché noi siamo abituati a esibirci sul palco con tempi e modi completamente diversi. Poi lì non eravamo più la tribute band degli U2, dovevamo cimentarci in tanti altri generi diversi: è stato davvero stimolante. Prezioso il contributo del genio Rocco Tanica degli Elio e le storie tese, nostro tutor nel programma».

Come è stato lavorare con lui?
«Sensazionale, a livello umano e artistico lui è davvero un grande genio e un grande comico: se decide di farti ridere, anche se hai la luna storta, lui ci riesce. Ci ha sempre permesso di esprimere la nostra identità facendoci esplorare mondi musicali lontani da noi, come è stato con il capolavoro “La sera dei mircoli” di Lucio Dalla. Avevamo lavorato da soli all’arrangiamento perché la sfida ci elettrizzava e non riuscivamo ad aspettare Rocco in sala prove. Arrivato, lui ha detto: “Ragazzi, è perfetta”. L’emozione è stata tantissima. Ah, e a fine prove ci ha offerto un gelato».

Dalla tv si ritorna al live, il 20 agosto alla Pinko Arena di Salso. Siete pronti?
«Siamo carichissimi. La musica dal vivo è un’esperienza totalizzante fatta non solo di musica, ma di scambi, colori, sensazioni. È un incontro straordinario tra noi e chi ci viene ad ascoltare e vedere».

Anna Pinazzi

© Riproduzione riservata

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