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Alessia Mainardi, un fantasy oltre la disabilità

Alessia Mainardi, un fantasy oltre la disabilità

17 Agosto 2022,03:01

«Brenna - La Fiamma» di Alessia Mainardi, scrittrice e cosplayer, è il romanzo conclusivo della Trilogia del Viaggiatore: insieme a «Blink-La Scintilla» e «ChaosLess-Fuori dal Tempo», fa parte del suo Traveler Universe. Parmigiana, appassionata di mitologia e archeologia, autrice di narrativa, saghe letterarie e libri illustrati, dal 2018 fa parte di Casa Ailus, collettivo che pubblica in vari ambiti del fantastico.

«Brenna-La Fiamma» accompagna tra miti norreni ed egizi, disabilità, personaggi Lgbtq+, cultura pop e citazioni di cinecomic. L’incipit della trama: nella Londra dei giorni nostri, subito dopo la pandemia, l’aspirante scrittrice Siris e i suoi amici hanno a che fare con le stranezze del nuovo «ospite», un dio… divenuto mortale.

Conoscere Alessia è un’esperienza di rinascita. Classe 1984, al compimento dei diciotto anni ricevette l’inesorabile diagnosi di Atassia di Friedreich, una rara malattia genetica degenerativa. Ma, come dichiara con la limpidezza che la caratterizza, ogni algoritmo con lei è superfluo, perché nemmeno quelli dei social riescono a catalogarla. Forse anche imparando dal Cosplay l’abilità a mettere in pausa la vita reale, con l’interpretazione di personaggi sempre diversi, ha iniziato a tramutare i problemi in sfide da superare. Realizzando decine di costumi (oltre 70, anche con carrozzina!), si è esibita e ha vinto premi senza mai smettere di creare e sognare: oltre i pronostici.

Leggere tra le righe è quello che in strazianti, lapidari, frangenti, avrebbe volentieri evitato di fare. Con «Brenna-La Fiamma», Mainardi, in epico paradosso, proprio tra il bianco e il nero delle pagine conduce il pubblico, per invitarlo a guardare il mondo da un altro punto di vista.

Alessia, c’è molto di te in quest’opera che conclude ed al tempo stesso inizia un ciclo di scrittura. Come sei giunta a toccare temi che ti riguardano da vicino, fino a sfiorare l’autobiografia?
«La sfida era volutamente mettere qualcosa di riferito a me e a temi cari, perché li vivo tutti i giorni. L’idea fondamentale, credo abbastanza rivoluzionaria, era creare un personaggio disabile la cui disabilità non fosse il fulcro della storia, a differenza di quello che solitamente accade in film o romanzi. Vorrei far passare il messaggio: esistono persone disabili, ma non dobbiamo insistere solo su quello. Poi non mancano le riflessioni sulla disabilità, ma il tipo di vita di Siris, la protagonista, non è legato al fatto che lei è in carrozzina. E’ una persona con i suoi interessi, gli amici, le cose da fare. Io credo che questa consapevolezza dovrebbe imporsi. Una persona che usa una carrozzina per muoversi può avere una vita piena e colorata, mentre un’altra definita normodotata può sentirsi menomata. In fondo, la quotidiana tensione alle proprie aspirazioni è sempre una lotta alla disabilità, sperimentando continue delusioni e fatiche».

La protagonista Siris, aspirante scrittrice, «ragazza su ruote» e Seth, divinità in crisi, cercano un punto d’incontro nell’abbraccio reciproco, oltre le apparenti diversità, il bene e il male, intrecciando un racconto a due voci. C’è un messaggio di grande forza e speranza.
«Non è stato facile arrivarvi. Anche a livello di scrittura, non mi sentivo pronta ad affrontare la realtà senza calcare la mano. Negli altri libri non mi attentavo, avevo paura di indurre un senso di pietà, di dare l’impressione di commiserarmi. Ho fatta mia una frase di Stephen Hawking, che adoro: non devi focalizzarti su quello che non puoi più fare, perché se ci pensi c’è sempre qualcosa che puoi ancora fare».

Claudia Olimpia Rossi

© Riproduzione riservata

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