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Ivano Ponzini: «Il mio viaggio in Lapponia per portare a casa il cane Thompson al suo papà Claudio De Ferrari»

Ivano Ponzini: «Il mio viaggio in Lapponia per portare a casa il cane Thompson al suo papà Claudio De Ferrari»

di Mara Varoli

20 Settembre 2022,03:01

Un gentiluomo: si dice così in Lapponia di cani come Thompson, uno stupendo Siberian Husky, abituato alla slitta e a temperature sottozero. Lui che, nato a 80 km circa a Nord di Lulea, non sapeva come fare a raggiungere a Bedonia il suo nuovo papà. Ma Ivano Ponzini ha trasformato un lungo viaggio in una fiaba, che sarà raccontata con le immagini in una serata gratuita: sabato 24 settembre alle 20, 30, nel suo locale, il «Canada Stella Sul Fiume» di Bedonia: 3280182289, questo il numero per prenotare.

Sul palco, ci sarà anche Thompson, accompagnato da Claudio De Ferrari della scuola di sleddog del Rifugio Monte Penna, dove ora Thompson vive insieme ad altri Siberian Husky: «Un cane paziente e incredibilmente bravo nel lungo viaggio che abbiamo fatto insieme in auto - sottolinea Ponzini -. E siamo diventati sempre più amici».

Una fiaba che dura sette giorni per 7.000 km. Una fiaba che si illumina non solo con l'amore per gli animali e quello per la natura, ma anche con il valore dell'amicizia: «Il gestore del Rifugio Monte Penna Claudio De Ferrari, ex campione del mondo ed europeo di Sleddog - racconta Ivano Ponzini, anche fotoreporter e filmmaker, autore, tra i diversi film, de «Le Vie Di Sempre» del 2005, documentario sulle montagne parmensi viste con gli occhi di un lupo. - aveva comprato un Siberian Husky nel Nord della Svezia. Si era sparsa la voce ma nessuno se la sentiva di andarlo a prendere tra l' altro in pieno inverno. Io invece avevo tempo, perché avevo deciso di tenere chiuso il mio locale nei mesi invernali. Mi attraeva l'idea di vedere il Grande Nord nel suo momento più freddo. Così il dicembre scorso sono partito in auto».

Gomme adatte, seconda batteria, pala da neve, kit d'emergenza, trasportino e poi via verso il Brennero, Innsbruck, e su verso il Nord: «La prima sosta in un motel ad Hannover nel Nord della Germania, il giorno dopo alla volta della Danimarca fino a Copenaghen e attraverso il grande ponte sul Baltico a Malmo, sono finalmente arrivato in Svezia - continua -. Dopo tutta la Germania sotto la pioggia e la nebbia in Danimarca, avevo bisogno di dormire un po'. Il clima se non altro andava migliorando sempre di più mano a mano che salivo verso Nord. L'autostrada era sempre meno trafficata per via della bassa densità di popolazione: si viaggiava bene. La notte di Capodanno mi sono trovato in un villaggio a 300 km a Nord di Stoccolma. Mi ero portato una bottiglia di prosecco con l'idea di offrirla a chi avrei incontrato sulla mia strada alla mezzanotte. Alle 3 ero già in strada, sulla High coast, la lunghissima strada che costeggia il Baltico verso il Nord. Mancavano alla meta 700 km. Il giorno iniziava ad arrivare molto tardi. Guidando, osservavo quello che c'era intorno a me: laghi gelati, foreste, casette di legno dipinte di rosso e il Baltico, anch'esso completamente gelato. È a una certa latitudine che il clima cambia sul serio, di colpo ti trovi nell'Artico e la temperatura cala repentinamente a - 25. In quella terra chiamata Lapponia, ho guidato nella neve per un'interminabile alba rosata seguita da un giorno di sole: due ore con un sole che sembrava un laser appena affiorante oltre gli abeti dello sfondo. E poi ancora per un lungo crepuscolo fino a una lunga notte mai del tutto buia perché strane strisce che viravano dal bianco al verde comparivano nel cielo: l'aurora boreale».

Un viaggio avventuroso, con immagini che rimarranno per sempre, senza mai perdere di vista l'obiettivo: «Non è stato facile trovare quella casetta sperduta nelle foreste del Nord perché non mi avevano dato le coordinate per impostare il navigatore e il villaggio più vicino era a 50 km - ricorda Ponzini -. Poi due ragazze locali della polizia svedese molto gentili, incontrate a un distributore di benzina, mi hanno indicato il punto, anche se non conoscevano esattamente quella casa. Alla fine un po' seguendo le loro indicazioni e un po' a senso sono arrivato a destinazione. E all'improvviso dalla notte è sbucato un bellissimo Siberian Husky, accanto a una piccola casa di legno. E con lui una coppia cordiale che alleva husky e fanno uscite con la slitta nella tundra». Gente che vive tra le foreste e che forse non ha nemmeno idea di quanto sia lontana l'Italia.

«Temevo per il viaggio di ritorno con un cane mai visto prima - confessa Ponzini -. Era la notte del primo gennaio. Volevano ospitarmi ma il meteo stava cambiando e mi sono avviato con Thompson, per fare almeno un po' di strada. Stupito, mi sono subito reso conto che Thompson aveva individuato il trasportino nell'auto come una cuccia rassicurante: se ne stava lì bravo. L'atmosfera era magica, oltre gli abeti il cielo cambiava colore e riuscivo a vederci bene anche senza la torcia, un po' come quando da noi c'è la luna piena. Ogni tanto ci fermavamo: è stato bello camminare nella neve di notte a - 25: il freddo secco non si avverte. Naturalmente con Thompson al guinzaglio. Con il navigatore ho trovato un percorso alternativo accettando di abbandonare per un po' l'autostrada ma ritrovando il sole. Ci siamo fermati a Malmo, dopo avere attraversato in un giorno quasi tutta la Svezia per 1300 km. L'indomani attraverso il Ponte di Øresund e il conseguente tunnel sottomarino siamo entrati in Danimarca. Al ritorno con il traghetto ho risparmiato 300 km bypassando la penisola dello Jutland portandomi direttamente in Germania a Nord Est di Amburgo. Dopo essere sbarcato, ho attraversato tutta la Germania e una parte dell'Austria: Bolzano mi sembrava vicinissimo a Parma».

Così Thompson è arrivato a casa: un cane nato per correre, tant'è che con Claudio De Ferrari ha già partecipato insieme al team di Siberian Husky del Monte Penna alla Lekkaroad in Francia, un percorso di 450 km, ottenendo il secondo posto.

© Riproduzione riservata

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