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L'INGANNO

Ruba l'auto di un disabile che lo aveva ospitato e poi lo minaccia: condannato

Ruba l'auto di un disabile che lo aveva ospitato e poi lo minaccia: condannato

22 Settembre 2022,03:01

Ha bisogno di sentirsi accettato. Circondato da amici, che conquista con la sua generosità. Carlo (lo chiameremo così) ha 48 anni, ma è senza difese. La sua disabilità l'ha spesso chiuso in un guscio e altre volte l'ha portato a cercare appoggio in chi gli portasse allegria e un po' di leggerezza. Si era fidato anche di quel ragazzino che sembrava così spensierato e pieno di vita. L'aveva ospitato a casa sua, nel luglio del 2019, ma poi l'aveva visto sparire con la sua auto. E qualche giorno dopo, se l'era ritrovato davanti: ghigno arrogante, aveva minacciato Carlo affinché ritirasse la denuncia per il furto della macchina. Due reati (nel secondo caso gli è stata contestata la tentata violenza privata) nel giro di poco più di 72 ore che l'altro ieri sono costati al ragazzo - albanese, oggi 21enne - la condanna a 5 mesi (pena sospesa). Il pm Massimiliano Sicilia aveva chiesto 1 anno e 3 mesi. La scelta del rito abbreviato gli ha comunque consentito di poter contare sullo sconto di un terzo della pena.

La fuga con l'auto era durata ben poco e finita ancora peggio: arrivato a Fidenza, il giovane albanese era incappato in un posto di blocco dei carabinieri. E i guai erano cominciati immediatamente, visto che guidava senza patente. Ma un veloce accertamento aveva portato alla luce l'altra verità più scomoda: l'auto era stata rubata.

Tre giorni dopo Carlo si era presentato dai carabinieri e, con assoluta naturalezza, aveva detto di voler ritirare la denuncia nei confronti del ragazzo albanese per il furto della sua Panda. Con altrettanta spontaneità aveva subito dopo spiegato il motivo: la notte precedente il giovane gli aveva dato appuntamento in una zona appartata. Era arrivato in auto, in compagnia di un altro ragazzo, ma poi era stato lui a scendere dalla macchina e a salire in quella di Carlo per riferirgli un messaggio fin troppo chiaro: «Devi ritirare la denuncia», aveva scandito in modo perentorio.

Impaurito, Carlo si era precipitato in caserma. Ai carabinieri aveva mostrato anche alcuni messaggi WhatsApp ricevuti dal ragazzo: «Sei andato là?», era scritto in uno. E poi l'invito ad incontrarsi per «spiegargli meglio» cosa avrebbe dovuto fare. Ma all'appuntamento, subito dopo, si erano presentati anche i carabinieri.

Georgia Azzali

© Riproduzione riservata

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