Fidenza
Prestigioso riconoscimento per il vescovo emerito di Fidenza monsignor Carlo Mazza. Ieri ha ricevuto la Stella d’Oro al merito sportivo per i suoi 25 anni accanto e al servizio dello sport italiano. La cerimonia si è tenuta nel salone d’onore del Coni, al Foro Italico. Un premio più che meritato per monsignor Mazza che, prima di diventare vescovo di Fidenza, è stato a lungo cappellano della delegazione azzurra partecipando, tra l’altro, a qualcosa come sette edizioni dei Giochi Olimpici, cinque estive e due invernali: la prima, estiva, nel 1988 a Seul e la seconda, invernale, a Torino nel 2006.
«Questo riconoscimento – ha commentato il vescovo Mazza – è un regalo inatteso, indica che il seme piantato in tanti anni è rimasto in un mondo così variegato come quello dello sport. Ho sempre parlato poco e ascoltato molto. Forse il segreto, per così dire, è questo. E’ un riconoscimento che mi onora e che manifesta anche l’apprezzamento verso il grande impegno svolto dalla Chiesa italiana per l’elevazione culturale e lo sviluppo educativo dello sport». Parlando quindi della sua lunga esperienza di cappellano della delegazione azzurra ha ricordato che «nel 1988, quando ho iniziato, di sport non sapevo nulla».
Poi col tempo, naturalmente, è diventato un esperto: «ma soprattutto – ricorda – ho vissuto le storie degli sportivi che le persone non conoscono, quelle che restano nel cono dell’ombra, dietro le quinte delle vittorie e delle sconfitte. Quadriennio dopo quadriennio ho messo a disposizione la mia esperienza, ma con un atteggiamento di ascolto al privato, alle turbolenze emotive degli atleti e dello staff. Sotto il profilo umano lo sport italiano è straordinario, e sono le storie meno conosciute che ne raccontano meglio i risultati».
Parlando di Olimpiadi ha definito indelebile quella di Atene 2004 perché ha rappresentato «il ritorno alla culla della nostra cultura. Fu organizzata benissimo» mentre come meno esaltante ha indicato quella di Atlanta 1996.
Mentre parlando delle edizioni invernali ha osservato come gli atleti «tendano a restare in un circuito chiuso».
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da Ass. Archeosofica Parma
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata