Un giorno da ricordare
I parmigiani sono proprio speciali. Hanno avuto bisogno di Giuseppe Verdi pure per cominciare a giocare calcio. 110 anni fa, nel 1913, Parma è infatti presa dai festeggiamenti per il centenario della nascita del Cigno di Busseto. Il cartellone del teatro Regio è ricchissimo di appuntamenti musicali, l’architetto Lamberto Cusani dà il via alla costruzione dell’enorme monumento di cui, oggi, resta solo una piccola parte all’ombra della Pilotta, al parco Ducale poi va in scena una ricchissima fiera con l’esposizione di macchine agricole ed industriali oltre ad una mostra di belle arti. I parmigiani vedono il volto del Maestro ritratto ovunque, sui cartelloni appesi per strada, nei volantini che promuovono le iniziative in città, a fianco alle bandiere tricolore con lo stemma sabaudo che sventolano su ponti e palazzi.
È insomma un anno davvero speciale per Parma e lo sport non sta a guardare. Nasce il Comitato manifestazioni sportive, coordinato dalla Lento club ciclistico indipendente, che mette in scena, si legge nei cartelloni pubblicitari di allora, «un grande convegno internazionale ciclo-moto-automobilistico sotto il patronato del Touring club italiano», un grande torneo schermistico, la giornata dell’aviatore e «grandi gare provinciali e regionali» al poligono di tiro. Ultimo ma non ultimo, «gare di foot-ball».
Nel calendario sportivo delle celebrazioni per il Maestro è infatti stata inserita anche la Coppa Verdi. Si giocherà a Parma in una sola giornata, il 28 settembre, e, scrivono gli organizzatori, «vigerà il regolamento della Figc».
In rosa ci saranno anche alcuni dei giocatori che, in quel 1913 di festa, si erano già visti in campo con una maglia a scacchi gialloblù sotto il nome di Pro Verdi Fbc, «squadre – scrive la Gazzetta dello Sport di allora – animate da un ardore veramente ammirevole». Si allenano a pochi passi da via Emilia Est (e dall’area dove un tempo sorgerà il Tardini) su un terreno concesso dal grande direttore d'orchestra Cleofonte Campanini. Mentre sul palco del Regio dirige Oberto Conte di San Bonifacio, Nabucco, Un ballo in maschera, Aida, Falstaff, Don Carlo e la Messa da requiem, proprio in onore di Giuseppe Verdi, trova infatti il tempo non solo di restaurare il teatro Reinach e andare a Chicago a dirigere altre opere, ma anche di seguire e sostenere logisticamente ed economicamente i primi vagiti del calcio locale.
Le amichevoli di preparazione al torneo sono con la «Fidentia» Borgo San Donnino battuta, scrivono le cronache, grazie a «solo mezz’ora di lotte», dopo di che gli ospiti «furono dichiarati perdenti per tre goals» e «la squadra si è allora ritirata». Manifesta inferiorità, direbbero oggi nel baseball. Contro la Juventus di Salsomaggiore invece le cose vanno peggio: 6-1 a favore dei termali con Bertoli che segna l’unico gol parmigiano.
Alla Coppa Verdi il livello degli avversari sale notevolmente. Con Parma saranno in campo Bologna, Brescia, Cremona, Modena e Reggio Emilia. Ai crociati, che ancora sono gialloblù, toccheranno i cugini d'Oltrenza. Sulla «pelouse» di Barriera Vittorio Emanuele va male, anzi malissimo: Reggio si impone per 2-1. La Coppa, di prima categoria, andrà alla fine al Bologna che supererà in finale Modena per 2-1. Parma, nel trofeo, usa ufficialmente il nome di Lento Club, ma sulle cronache e nel cuore dei tifosi ormai la squadra porta solo il nome della città.
In ottobre, nelle ultime amichevoli dell’anno, il nome Parma ha così preso il sopravvento. In trasferta a Reggio Emilia arriva, il 5, un’altra sconfitta per 6-1. Sette giorni dopo la rivincita con Casalmaggiore, spazzato via, sempre «sulla pelouse alla barriera Vittoria Emanuele», per 6-0.
Ormai insomma il calcio è entrato nel cuore dei parmigiani. Un’ultima sfida in novembre ancora con Reggio Emilia (3-2 per loro e ritorno a casa gelato in bicicletta lungo la via Emilia) ed è il momento di sancire davvero la nascita del foot-ball a Parma.
È il 16 dicembre di 110 anni fa e la leggenda dice che in un fumoso bar di via Saffi i promotori della Lento Club e della Pro Verdi prendono la decisione che è arrivato il momento di dare alla città una sola squadra. Firmano la fusione e come denominazione scelgono quello che ormai è già sulla bocca di tutti: Parma Foot Ball Club. I due sodalizi uniscono definitamente le squadre, le poche risorse economiche e tecniche a disposizione, ma non la maglia. In via Saffi si stabilisce infatti di cambiare radicalmente rispetto al passato: niente più casacca gialla e blu ma una tutta nuova bianca con una grande croce nera. Nasce la Crociata, il simbolo del calcio nostrano.
Ad avere l’idea sembra sia stato Ugo Betti, magistrato, poeta e drammaturgo italiano, ai tempi studente di giurisprudenza del nostro ateneo, oltre che praticante di calcio. La sua scelta prenderebbe spunto dalle vicende di metà del XIII secolo quando Parma è dilaniata dalla lotta fra Guelfi e Ghibellini. Tra gli uomini in arme spunta la figura di Gioanni Barisello che combatte con una tunica bianca e una croce in pugno. I cantori dell’epoca definiscono la sua brigata «Società militari de’ crociati» con i cavalieri che si appuntano sul petto proprio una croce nera.
Era nato così il Parma, era nata la sua maglia. 110 anni fa, 110 anni ricchi di emozioni, gioie, sconfitte, fallimenti, ma coronati da coppe e trofei come pochi club italiani ed europei possono vantare. A partire dalla stagione 1926/26 quando il Parma disputò il suo primo campionato di serie A debuttando, ironia della sorte proprio come nel 1990, contro la Juventus. E tutto questo grazie, come capita spesso in città, al solito Peppino Verdi.
Giuseppe Milano
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