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'Ndrangheta

Gigliotti, la Cassazione conferma la condanna: 8 anni di carcere

Gigliotti, la Cassazione conferma la condanna: 8 anni di carcere

06 Giugno 2024, 03:01

Tre anni dopo «Aemilia», nel 2018, aveva cominciato a scorrere «Stige», il fiume di 'ndrangheta che attraversa la Calabria, ma ha affluenti anche al centro, al nord e perfino in Germania: 169 arresti, la più grande operazione antimafia degli ultimi vent'anni, firmata dalla procura di Catanzaro, era sbarcata anche a Parma. In cella era finito Franco Gigliotti, origini crotonesi, fondatore della G.F. Nuove Tecnologie, che qui aveva costruito un piccolo impero nel settore dell'impiantistica, con partecipazioni in una ventina di società che spaziavano dal turismo all'immobiliare, dall'alimentare allo sport. E ora per l'imprenditore, 56 anni il prossimo ottobre, stanno per riaprirsi le porte del carcere: ieri sera la seconda sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna a 8 anni (con rito abbreviato) per concorso esterno in associazione mafiosa, così come richiesto dal sostituto procuratore generale Vincenzo Senatore. Una volta emesso l'ordine di esecuzione da parte della procura generale di Catanzaro, Gigliotti sarà portato in carcere, a meno che non decida di presentarsi di sua iniziativa. Agli otto anni della condanna definitiva va però scontato il periodo che l'imprenditore aveva passato in custodia cautelare, tra cella e domiciliari: circa 11 mesi.

«Come difensore posso solamente dirle che abbiamo fatto di tutto e che ci credevamo fermamente, ma al tempo stesso che le sentenze si rispettano - commenta l’avvocato Francesco Laratta, difensore di Gigliotti insieme al collega Gaetano De Sole -. Unico dato è quantomeno quello di avere chiarito che Gigliotti non è mai stato un membro della famiglia mafiosa. Leggeremo le motivazioni e capiremo come mai moltissimi ricorsi siano stati dichiarati inammissibili quando tra l’altro il procuratore generale della Cassazione aveva chiesto il rigetto».

In primo grado il gup di Catanzaro aveva condannato Gigliotti a 10 anni per associazione mafiosa, due in più rispetto a quelli chiesti dall'accusa. Insomma, secondo il giudice, l'uomo della G.F. era a tutti gli effetti un membro della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina, ma la Corte d'appello aveva poi derubricato il reato in concorso esterno, riducendo la condanna a 8 anni.

Ed è in Calabria che Gigliotti avrebbe fatto affari con la cosca, perché le aziende parmigiane non sono mai state coinvolte. Ma l'imprenditore della G.F. come sarebbe venuto in contatto con il clan di Cirò? «Il rapporto tra la cosca e Gigliotti è stato costituito da Farao Vittorio e Castellano Vito i quali, in quel periodo, curavano la politica espansionistica sia in Emilia che in Germania - scrivevano i giudici d'appello -. Il rapporto, inizialmente, è consistito nel finanziamento della cosca ad opera dell'imprenditore e nel 2014 ha registrato l'assunzione alle sue dipendenze di affiliati e familiari».

Subito Gigliotti avrebbe versato soldi al clan, ma «a partire dal 2015 - spiegavano i magistrati di Catanzaro - il rapporto si è evoluto in termini di collaborazione imprenditoriale sia con Spagnolo (tra i massimi esponenti della cosca) che con gli altri vertici della consorteria (Sestito e Castellano)».

L’operazione Stige aveva assestato un colpo durissimo a una holding criminale che per anni avrebbe controllato interi settori dell’economia cirotana, oltre a condizionare l’attività amministrativa dei Comuni della zona. Il locale di 'ndrangheta capeggiato dai Farao-Marincola sarebbe riuscito a mettere le mani tanto sul mercato dell’import-export di prodotti alimentari e vitivinicoli, di semilavorati e preparati per pizza venduti in Germania, quanto sugli appalti per il taglio e la commercializzazione della legna nell’altopiano silano. Un clan che avrebbe saputo anche governare ampi settori del turismo e dello smaltimento dei rifiuti. E con amici su cui poter contare anche a migliaia di chilometri di distanza.

Georgia Azzali

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