Lutto
Colto, educato, elegante. Ma, soprattutto, intelligente e acuto. E, qualità non sempre facile da abbinare alle precedenti, modesto. Insomma, un gentiluomo. «Un grande professionista e un vero amico» è il ricordo, ripetuto all'unisono, dai tantissimi che a Parma hanno conosciuto l'avvocato Primo Savani. Il legale parmigiano è scomparso lunedì a 74 anni, che aveva compiuto a giugno, a causa di un malore che lo ha colpito nella sua casa di villeggiatura di Berceto. Un posto che aveva scelto non a caso per passare le vacanze e i momenti di relax, ma perché di quelle terre alte era originaria la sua famiglia. E proprio a Berceto era nato suo zio paterno, quel Primo Savani che fu avvocato, uomo politico e partigiano, oltre che primo sindaco di Parma eletto nell'era repubblicana dal 1946 al 1948 e dal 1951 al 1960 presidente della Provincia di Parma.
Di quello zio lui portava il nome e del suo illustre parente e storico esponente del Pci e della sinistra parmigiana ha per tutta la sua esistenza condiviso le idee di uguaglianza e di impegno sociale. E di quella storia familiare, testimoniata dalla sua assidua presenza agli eventi per ricordare lo zio, l'avvocato scomparso andava fiero, tanto che la politica è sempre rimasta un punto fermo della sua vita. Declinata con passione ed equilibrio, da uomo convinto delle proprie idee, ma sempre rispettoso di quelle altrui.
Nato a Fontanellato, dopo la maturità classica al Romagnosi, Savani ha seguito le orme dello zio, laureandosi in Giurisprudenza e iniziando una lunga carriera come avvocato civilista ed esperto del diritto delle locazioni.
Nella professione forense è stato preciso, competente e, soprattutto, generoso. Con tutti colleghi ma, in special modo, con i giovani avvocati. Così lo ricorda infatti Francesco Mattioli, presidente dell'Ordine degli avvocati di Parma.
«Perdiamo - spiega - un professionista serio, di grande sensibilità giuridica e umana, che l’avvocato Savani ha sempre espresso nei rapporti con i colleghi e nella disponibilità a collaborare anche con le generazioni più giovani».
Avvocato esperto, non ha mai tenuto, però, i «segreti del mestiere» per sé, ma ha aperto anche agli altri lo scrigno di conoscenze che, in una vita di studio e di lavoro, aveva saputo riempire con passione e impegno. E, soprattutto, con l'ottimismo e la fiducia nel futuro che non lo hanno abbandonato neppure nei momenti di dolore che il destino gli ha riservato.
«Un bravissimo avvocato e un grande amico - lo ricorda un altro collega, Vittorio Anelli -. Nella professione non era uno di quelli che hanno la “verità in tasca” ma era sempre disponibile al confronto e ad accogliere i suggerimenti».
Amante del diritto e irreprensibile nella professione, Savani era, però, anche, come ricorda un'altra persona che lo conosceva da molto tempo, «solare, estroverso e amante della compagnia. Un uomo davvero speciale». Appassionato delle camminate in montagna e della vita all'aria aperta, non era difficile neppure incontrarlo in giro per la città, a piedi, nella «sua» via D'Azeglio dove viveva e dove stasera alle 20,15 all'Annunziata sarà recitato il rosario, mentre il funerale sarà celebrato domattina con partenza alle 10,15 dall'ospedale Maggiore sempre per la stessa chiesa dove saranno in tantissimi a stringersi ai suoi cari, la moglie Antonella e il figlio Marco. Qualche anno fa, si era prestato a rispondere alle domande della nostra cronista nel corso di un'inchiesta che la Gazzetta aveva fatto su via D'Azeglio. Dalle sue parole era così emerso quanto conoscesse e amasse l'Oltretorrente. Ma capitava anche di incontrarlo in centro, dove aveva lo studio in borgo Giordani, oppure in via Farini da Fontana, dove si incontrava con gli amici, ora tutti più soli dopo che lui se n'è andato.
Michele Ceparano
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