Serie A
Marco Bernardini
Dieci anni non si cancellano. Drissa Camara si può considerare, a pieno titolo, un parmigiano d'adozione, apprezzato dai tifosi per grinta, voglia di lottare e quel sorriso sempre stampato sul viso. Dal 1° luglio «Baky», come lo chiamano tutti, è un giocatore svincolato ma il suo legame con la piazza, che lo ha adottato fin da quando aveva 13 anni, non si potrà mai spezzare. Da Abobo in Costa d'Avorio alla scoperta dell'Italia nel 2015 con un grande sogno nel cassetto: diventare un calciatore professionista. Dai primi mesi all'Audace al Parma, partendo da Under 15, con cui nel 2017 vinse lo scudetto Under 15 Lega Pro sotto la guida di Roberto Bucchioni, Under 17, Primavera fino al salto in prima squadra. dove dal 2020 ad oggi ha collezionato 71 presenze e sette gol, tra cui il primo in assoluto della gestione Pecchia (nell'agosto 2022 alla Salernitana in Coppa Italia) e, soprattutto, il più tardivo nella storia del club con quel magnifico destro al volo al 100' che il 3 febbraio 2024 piegò il Venezia e spinse il Parma verso la promozione in A. Ecco perché salutare i colori gialloblù non è semplice. «Posso dire che fa male però è stata una mia scelta -racconta dal Senegal, dove si trova in vacanza a casa dello zio- la sensazione non è molto bella dopo dieci anni però non ci possiamo fare niente».
Non c'era proprio la possibilità di rimanere?
Ho deciso io di partire, di cambiare aria e di provare una nuova esperienza altrove. Non è stato facile però è una mia scelta».
Ora cosa bolle in pentola per il suo futuro?
«Ho parlato con il mio agente, mi aveva detto che ci sono diverse squadre interessate ma per il momento non c'è niente di concreto. Sto aspettando le offerte ma credo di restare in serie A».
Cos'ha rappresentato Parma a livello personale?
«Parma è stata una famiglia, la mia casa, è tutto per me. Ho conosciuto gente speciale che mi ha trattato come un figlio. Non riesco ad aggiungere altro: sono stati dieci anni intensi tra scuola, calcio, città e tifosi».
Quanto è cambiato Camara in questi dieci anni?
«Arrivai qui che ero un bambino, ora sono diventato uomo. Ho capito tante cose nel calcio come nella vita».
Come ha vissuto l'ultimo campionato?
«Non era la prima stagione in serie A ma è stata una bella esperienza. Ho giocato un po', conosciuto nuove persone e capito come si sta in serie A».
Cos'ha provato nella notte di Bergamo?
«È stato un momento indimenticabile, perdere 2-0 all'intervallo e poi vincere 3-2 la partita decisiva per la salvezza è stata una cosa unica».
Qual è stato il momento più bello a Parma?
«I festeggiamenti al Tardini dopo il pareggio con la Cremonese che ci diede la matematica certezza del primo posto nel campionato di serie B. Abbiamo vissuto un bellissimo pomeriggio tutti insieme».
E dove colloca l'eurogol al Venezia al 100'?
«Un gol indimenticabile che, ovunque andrò, porterò sempre con me. Fu un gol importante e fantastico, forse uno dei più belli della mia carriera che -ride- non so se mi verrà ancora».
Qual è stato il compagno più forte con cui ha giocato?
«Ce ne sono tanti però a me piace tanto Bernabé che è un giocatore molto forte».
E l'allenatore al quale deve di più?
«Pecchia mi ha aiutato tanto a crescere sia come calciatore che come persona. Anche quando non trovavo spazio mi parlava e mi ha dato molto a livello umano».
Ci sono altre figure che si sente di ringraziare?
«Fausto Pizzi, Giovanni Manzani, il mio ex allenatore Massimo Bagatti che mi hanno aiutato e seguito fin da piccolo. Ringrazio loro, tutti gli altri tecnici, dirigenti e i miei compagni di squadra, a cominciare da chi non è più qua come Osorio e Coulibaly che mi sono sempre stati vicino».
Come vede il futuro del Parma?
«Spero che facciano un bel campionato per raggiungere anche gli obiettivi personali tra giocatori, staff e società. Mi auguro che possano arrivare molto lontano e ai massimi livelli perché Parma ha una grande squadra e città».
Cosa vorrebbe dire ai tifosi?
«Grazie di tutto, mi hanno accolto benissimo facendomi sentire sempre a casa. Magari un giorno ci rivedremo ancora, spero non sia un addio ma solo un arrivederci...».
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