SCUOLA
«Cara» scuola. Ma ora anche «cara» mensa. Non per tutti - le fasce più fragili saranno tutelate - ma per molti: il Comune ha annunciato, durante una commissione consiliare nei giorni scorsi, che ha intenzione di aumentare le tariffe della mensa scolastica (la certezza ci sarà una volta che avrà votato il Consiglio): anche 200 euro in più all'anno per famiglia. Aumenteranno in modo diverso, a seconda dell'Isee delle famiglie, ma per tanti si tratta di una vera e propria «stangata».
Numeri alla mano. Rispetto all'anno scorso, per la fascia Isee superiore agli 11764 euro - una delle più corpose - si arriverà ad un aumento annuo di circa 200 euro. Se, prima, infatti, per quella fascia di riferimento un pasto costava 6,18 euro, dall'anno prossimo potrà arrivare a 7,11 euro: quasi un euro in più di differenza - 93 centesimi, per l'esattezza- che moltiplicato per i giorni di scuola arriva, appunto, a circa 200 euro in più all'anno (senza contare gli eventuali giorni di assenza). La cifra sale per le fasce i reddito successive.
«Scelta necessaria»
Ma a cosa è dovuta questa improvvisa impennata? L'amministrazione sottolinea che «dopo oltre 12 anni in cui le tariffe non sono mai state aggiornate - si può leggere in una nota-, il Comune si trova oggi a dover adeguare le condizioni economiche del servizio, anche alla luce dell’evoluzione dei costi generali e dei rinnovi contrattuali del personale».
Le materie prime costano di più, così come i trasporti e i rincari sono all'ordine del giorno: aumentare la tariffa della mensa è stata dunque «una scelta necessaria - commenta Caterina Bonetti, assessore ai Servizi educativi - per poter garantire la continuità e la qualità del servizio». Anche in sede di commissione, Bonetti ha ribadito che: «Le nostre tariffe erano ferme da prima del 2012, testimonianza di una volontà di compensare, da parte dell’ente, il più a lungo possibile il caro vita delle famiglie in questo settore. In questo lasso di tempo però - specifica -il contesto economico è profondamente cambiato ed è purtroppo evidente per chiunque si occupi della spesa alimentare familiare. Nessuna incapacità di pianificazione, semmai il tentativo di ritardare quanto più possibile nel tempo un adeguamento oggi non più differibile. Tutto questo viene affrontato con una scelta chiara: tutelare chi ha di meno e distribuire l’impatto in modo graduale e differenziato».
Segue questa linea anche Saba Giovannacci, presidente della Commissione scuola del Comune, che dichiara: «L’aumento dei costi delle materie prime comporta inevitabilmente un adeguamento non arbitrario delle rette delle mense scolastiche se si vuole mantenere una qualità che in molti ci invidiano - dice -: l’aver ritardato il più possibile questo processo è un punto di merito dell’amministrazione. Quindi teniamo da parte la strumentalizzazione politica, il prezzo cambia per motivi oggettivi».
Anche altri consiglieri comunali appoggiano la scelta dell'amministrazione. «Non si tratta di nessuna stangata - sottolinea il capogruppo di Sinistra coraggiosa Marco Boschini, rispondendo alle polemiche - ma si tratta della volontà precisa di confermare un servizio di altissima qualità. In un contesto in cui diminuiscono i trasferimenti dallo Stato è inevitabile ritoccare le tariffe».
E Sandro Campanini, capogruppo del Pd, aggiunge: «L'adeguamento relativo alle mense si potrebbe evitare se gli enti locali non subissero continuamente riduzione di fondi. Non ci si può sottrarre al dovere di garantire la continuità e la qualità del servizio».
Fasce più fragili
Le fasce più fragili «saranno il più possibile tutelate -, garantisce il Comune -, dato che continueranno a beneficiare di tariffe calmierate». Chi ha un Isee sui 6360 euro pagherà 2,46 euro a pasto (prima 2,30 euro, si tratterebbe di 16 centesimi in più). E chi si trova nella fascia tra i 6360 e gli 11764 pagherà 4,61 euro (invece di 4,12).
Attenzione anche ai nuclei familiari numerosi «con la conferma delle agevolazioni per i fratelli». Infine, è stato introdotto un sistema più articolato per i redditi medi e medio-alti. Questi i nuovi scaglioni: 15mila-20mila euro (che pagherebbe 7,17 euro a pasto), 20mila-26mila (7,23 euro) e oltre 26mila (7,29 euro). Il quadro generale, però, non entusiasma alcuni consiglieri.
«Una vera stangata»
La scelta non convince Maria Federica Ubaldi, capogruppo in Consiglio comunale di Civiltà parmigiana, che definisce l'intenzione dell'amministrazione «un fulmine a ciel sereno che colpisce le famiglie di Parma». E prosegue: «L’amministrazione ha annunciato che dal gennaio 2026, in pieno anno scolastico, le tariffe della mensa subiranno un incremento fino al 18% - spiega-. Un salasso». Ubaldi riporta anche alcuni calcoli: «Circa il 70% delle famiglie parmigiane, in particolare quelle con Isee superiore agli 11.764 euro, dovranno mettere mano al portafoglio per un extra anche oltre i 200 euro all’anno. E questo su tariffe che già oggi posizionano Parma tra i comuni più cari d’Italia per il servizio di mensa scolastica». Per Ubaldi si tratta di «un aumento senza giustificazioni» causato da «una clamorosa incapacità di pianificazione da parte della Giunta». Il tutto aggravato da una «paralisi decisionale». Per Ubaldi il quadro è chiaro: «Questa vicenda dimostra quanto la famiglia non sia davvero al centro dell'azione politica di questa giunta - chiosa -. Mentre i numeri gridano il bisogno di supportare chi sceglie di fare famiglia, l'amministrazione risponde con maggiori oneri: un approccio diametralmente opposto alle esigenze della città».
Anna Pinazzi
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