Lutto
Nessuno sapeva ancora niente, ma in ufficio già si temeva per lui. Erano le 8, e Gian Luca Calestani non era alla sua scrivania in Fiasa: lui, che veniva da più lontano degli altri e alle 7,50 di ogni giorno, da 31 anni esatti, era già lì, quasi a voler riscaldare l’arrivo dei colleghi con il suo buongiorno, il sorriso, le battute sempre pronte. Solo dopo la telefonata che nessuno avrebbe mai voluto ricevere si è saputo il perché di quel ritardo che in realtà annunciava una voragine senza rimedio. Calestani era stato portato via da un malore - quasi di certo un infarto - nel cuore della notte, nella sua casa di Riano.
Domenica sera si era coricato con un peso sullo stomaco. Pensava di aver mal digerito la pizza mangiata con gli amici e, abituato a minimizzare, non si era preoccupato più di tanto. Ma poi, verso le due, la moglie Erika, svegliata da un tonfo, lo ha trovato in bagno svenuto. Subito ha dato l’allarme, ma i soccorritori non hanno potuto fare nulla per strappare il marito alla morte. Calestani aveva 54 anni e una figlia, Martina, di 17. Andarla a prendere a Rimini, dove si trovava per un torneo di pallavolo con la Coop under 18, è stato quanto di più straziante e doloroso abbia mai dovuto fare Pietro, il fratello di Gian Luca.
Questa sera alle 20,30 sarà recitato il rosario nella chiesa di Riano, dove domani alle 9,30 verranno celebrati i funerali. La salma sarà esposta nell’agenzia funebre di Stefania Merighi, in via Martiri della Libertà 35 a Langhirano oggi dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18 e domani dalle 8 alle 9, prima della partenza per Riano.
«Una persona valida, gentile, che non ha mai fatto mancare a nessuno la propria disponibilità. Il 3 gennaio aveva compiuto i 31 anni di lavoro qui da noi». Alberto Savina, direttore della Fiasa di strada al Ponte Caprazucca, parla scandendo le parole, sforzandosi, perché non può credere a quanto è avvenuto, per di più così all’improvviso: la sua voce trasmette lo stato d’animo di tutto l’ufficio. A Calestani veniva naturale farsi voler bene, già solo grazie all’energia positiva che trasmetteva. «Si occupava dei servizi informativi, ma portava umanità in tutto ciò che faceva - prosegue il responsabile della Federazione industria artigianato per i servizi amministrativi -. Gian Luca era un ex calciatore, che ora si dedicava con continuità al padel. La sua forma fisica era perfetta».
Le elementari e le medie alla La Salle, il diploma alla Laura Sanvitale di viale Solferino. Quindi, la divisa dei carabinieri indossata con orgoglio durante il servizio militare. In Fiasa era entrato subito dopo un corso al Cisita. «Metteva entusiasmo nelle cose e aveva una grande voglia di imparare - prosegue Savina -. Dal punto di vista professionale era eccezionale, ma io ora più ancora che il collega piango l’amico». I primi anni, quando gli era più vicino di scrivania ed era meno assediato dagli impegni, il futuro direttore spesso condivideva con Calestani anche molto tempo libero. Savina ricorda le sfide ai go-kart, le gite, le tante cene e le partite di pallavolo. Una passione, quest’ultima, trasmessa alla figlia Martina che milita nella Prima divisione delle sue pari età.
Bravo a imparare, bravo a mettersi in sintonia con il prossimo. Da cittadino, Calestani si era fatto montanaro dopo le nozze, nel 2005, decidendo di trasferirsi a Riano, sopra Langhirano, nella casa di famiglia della moglie Erika. «Subito si era fatto ben volere e presto era stato accolto in paese. Era molto simpatico a tutti» racconta Pietro. Con gli anni, il calciatore attivo che era stato da ragazzo si era trasformato in tifoso: Gian Luca si era abbonato per seguire il Parma in curva al Tardini con la figlia Martina. Ricordare il sorriso del fratello, quel sorriso che ora si è spento, aggiunge altro dolore alle immagini che sfilano negli occhi di Pietro. «Sapeva davvero come tenere su il morale a chi gli stava accanto» racconta, ricordando la «RadioLupo» inventata la sera della Vigilia. Quante battute gli torneranno in mente, quanto sarà ingiusto non ascoltarne altre.
Roberto Longoni
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