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Un viaggio nelle frane

Oriano e Pozzuolo, i paesi che non ci sono più

Oriano e Pozzuolo, i paesi che non ci sono più

02 Febbraio 2026, 03:01

Solignano Terenzo Da secoli il territorio della media Valtaro convive con l’atavico problema del dissesto idrogeologico che ha causato la distruzione di Oriano e Citerna fra ‘800 e ‘900. E sei secoli prima, nel 1294, la distruzione di Terenzo, evento del quale restano solo pochi ricordi.

Oriano è uno di quei nomi che, ancora oggi, evocano memoria e silenzio. Un paese che non c’è più, inghiottito da una frana storica che ne ha segnato per sempre il destino e che rimane una delle pagine più drammatiche della storia del territorio. Il dissesto si verificò in seguito a un lungo periodo di piogge intense che indebolirono il versante su cui sorgeva l’abitato.

La montagna iniziò a muoversi lentamente, con crepe nei terreni, muri che si spaccavano e strade che si deformavano. I segnali furono chiari, ma in un’epoca in cui le conoscenze geologiche erano limitate e le possibilità di intervento quasi nulle, la frana divenne inarrestabile. Nel giro di poco tempo, il movimento del terreno assunse proporzioni devastanti. Case, stalle e fienili vennero lesionati e poi distrutti, rendendo impossibile la permanenza degli abitanti.

Oriano fu progressivamente abbandonato: le famiglie furono costrette a lasciare le proprie case, i campi e le attività che per generazioni avevano garantito la sopravvivenza della comunità. Di quel disastro emergono qua e là, ancora oggi deboli testimonianze, come quella di Gabriele Rubini, che rinvenne a circa 500 metri a monte del ponte Citerna Oriano, in sponda sinistra, la presenza di un molo, un pennello in muratura di pietrame della lunghezza di 20 metri.

«L’opera tuttora funzionante e in buono stato di conservazione fu presumibilmente realizzata a seguito della frana di Oriano» spiega Rubini. L’evento venne descritto nel 1908 da Roberto Almagià nella pubblicazione «Studi Geografici sulle frane d’Italia»: «Poco a valle di Solignano, sulla riva sinistra del Taro, si veggono le vestigia della grande frana di Oriano che nel 1871 trasse a rovina l’intero paese; la ferrovia, gettandosi per evitarla sulla sponda destra, è costretta peraltro a traversarne un’altra, quasi dirimpetto; è la frana di Citerna che nel 1903, in seguito a lunghe piogge primaverili, fece anche diroccare dodici case di quel piccolo paese».

Il disastroso evento si verificò, secondo quanto riporta un documento di Paolino Bergonzi e Giancarlo Ferrari il 17 maggio 1873, distruggendo una quindicina di fabbricati e il vecchio mulino dove è collocata l’attuale spalla del ponte. Per fortuna i sintomi del disastro furono avvertiti in tempo per cui non vi furono vittime, ma comunque circa cento persone rimasero senza casa e senza terreni coltivabili, con i disagi e le tragedie famigliari che possiamo immaginare per un’epoca in cui la parola «protezione civile» era sconosciuta.

«Chi poté - evidenziano Bergonzi e Ferrari - ricostruì la casa in zone più sicure, ma la maggior parte degli abitanti fu costretta a trasferirsi altrove». Un evento drammatico che, a distanza di decenni, rimane ancora di grande attualità.

Valentino Straser

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