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MORIRONO L'IMPRENDITORE E I DUE PILOTI

Schianto dell'elicottero di Rovagnati, depositata la consulenza: «Visibilità ridottissima, non doveva decollare. Nessun guasto tecnico»

Schianto dell'elicottero di Rovagnati, depositata la consulenza: «Visibilità ridottissima, non doveva decollare. Nessun guasto tecnico»

11 Febbraio 2026, 03:01

Non avrebbe dovuto nemmeno tentare di alzarsi in volo, l'Agusta Westland AW 109. Una nebbia fittissima avvolgeva tutta la tenuta di Castelguelfo quel 5 febbraio 2025. E poco più di due minuti dopo il decollo l'elicottero precipitò al suolo. Morirono tutti: l'imprenditore Lorenzo Rovagnati, amministratore delegato del colosso brianzolo dei salumi, 41 anni, il comandante Flavio Massa, 59, residente a Desio, e l'altro pilota Leonardo Italiani, 30, di Torre d'Isola. Fu un drammatico errore umano, come già anticipato nelle scorse settimane. Ma ora la conclusione è scritta nero su bianco sulla consulenza tecnica, disposta dal pm Andrea Bianchi, e depositata nei giorni scorsi: secondo le norme previste dal Codice della navigazione, l'elicottero non doveva decollare, si sottolinea nella relazione firmata dal consulente della Procura Stefano Benassi, pilota con migliaia di ore di volo alle spalle, origini parmigiane, titolare della società Consulenze aeronautiche di Bardolino e uno dei massimi esperti internazionali.

Un lavoro corposo andato avanti per quasi un anno e culminato in un faldone di centinaia di pagine. Alla ricostruzione dell'incidente hanno partecipato anche i consulenti nominati da alcune delle parti: l'ingegnere Francesco Nitti per la famiglia Rovagnati, in particolare per Claudia Limonta, madre di Lorenzo, proprietaria dell'elicottero tramite la srl Eliborgo, e il comandante Luigi Simoncini per la Hover Fly, la ditta che si occupava della manutenzione dell'Augusta. Le analisi erano cominciate già pochi giorni dopo l'incidente con la rimozione della strumentazione di bordo. Sono state repertate anche le schede di memoria, ma Benassi e i suoi collaboratori erano stati autorizzati anche a svolgere prove tecniche, se necessarie. Alla luce degli esiti delle autopsie, affidate a Valentina Bugelli, docente di Medicina legale all'Università di Parma, che avevano escluso un malore di comandante e copilota, l'attenzione si è concentrata su strumentazione, parti meccaniche e motori. Ma l'elicottero è risultato in perfette condizioni. E così sono stati esclusi sia il guasto tecnico che il vizio di costruzione, ma anche il difetto di manutenzione.

Tutti quesiti a cui il consulente doveva rispondere, considerando anche fattori imprevedibili, compreso il sabotaggio. Ma, secondo il consulente della Procura, fu la decisione di decollare in quelle condizioni proibitive alla base dell'incidente. In quei minuti di visibilità limitatissima e distanze «confuse», l'elicottero si abbassò invece di procedere verso l'alto. A quell'ora, tra l'altro, alle 19 circa, quando l'Agusta si alzò dall'elisuperficie di Castelguelfo, un aereo che doveva atterrare al Verdi fu dirottato su Bologna.

Nei mesi scorsi la relazione preliminare d'inchiesta dell'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Asnv) aveva già accertato che le comunicazioni dell'Agusta si interruppero per sempre alle 18,51, due minuti e mezzo dopo il decollo o comunque dopo l'inizio della registrazione dei dati cominciata alle 18,48. L'Agusta precipitò a 190 metri dalla piazzola alle spalle del castello: uno schianto improvviso, senza che il velivolo urtasse qualche ostacolo tra il punto del decollo e quello dell'impatto. Il relitto, inoltre, non era stato intaccato da alcun principio di incendio.

E ora, alla luce delle conclusioni della consulenza tecnica, la direzione dell'inchiesta penale pare segnata, perché sia il comandante, comunque responsabile delle decisioni inerenti il volo, sia l'altro pilota sono morti. Ogni reato sarebbe dunque estinto. Altra questione, invece, saranno le eventuali azioni civilistiche per i risarcimenti. Una battaglia complicata, se gli accordi con le assicurazioni si faranno difficili.

Georgia Azzali

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