UDIENZA PRELIMINARE
Quindici anni appena. Bruciati in una notte d'estate. I cristalli di Mdma sciolti in un po' d'acqua. E poi lo scambio del bicchiere tra Nina (la chiameremo così) e il ragazzo che era con lei la sera e poi la notte tra l'11 e il 12 agosto 2024. C'è un'atmosfera giocosa e divertita in quel momento, ma poi lei morirà sola, distesa sul letto della madre dell'amico, in quell'appartamento del quartiere Lubiana, mentre lui dorme in un'altra stanza. Il ragazzo, 20 anni, origini moldave, è accusato di omicidio preterintenzionale (in subordine da riqualificare come morte in conseguenza di altro reato, ossia la cessione della droga), omissione di soccorso e spaccio. E di quest'ultimo reato deve rispondere anche una 20enne parmigiana che avrebbe prodotto i cristalli di ecstasy finiti nel bicchiere di Nina.
Durante l'udienza preliminare, che si è svolta nei giorni scorsi, l'avvocato Matteo Bolsi, difensore del giovane, ha chiesto il rito abbreviato condizionato all'audizione del consulente di parte, il medico legale Raffaele Giorgetti. Lo specialista, professore all'Università delle Marche, ha stabilito che Nina è stata stroncata da un'aritmia fatale: il suo cuore, infatti, nonostante la giovane età, sarebbe già stato in condizioni critiche, per cui l'assunzione di quella dose di Mdma potrebbe essere stata «solo» una concausa della morte. Un'ipotesi che contrasta con le conclusioni dei consulenti della Procura, che hanno attribuito la morte a un'ipertermia maligna scatenata da quei cristalli «con principio attivo in concentrazione letale». Il pm Federico Silvestri ha chiesto che, nel caso venga sentito in aula Giorgetti, siano convocati anche i tre consulenti dell'accusa, compreso il tossicologo. E la gup Sara Micucci si è riservata sulla decisione.
Qualunque sia la scelta della giudice, è chiaro che si profila una battaglia di consulenze sulla causa del decesso che potrebbe avere riflessi sul processo. Sui reati ipotizzati e sulla pena. Tuttavia, anche se la gup dovesse respingere la richiesta di audizione del consulente, la difesa del 20enne, che si sottoporrà all'interrogatorio, andrà avanti con la scelta dell'abbreviato: un giudizio in base allo stato degli atti che prevede lo sconto di un terzo della pena.
Nessun dibattimento nemmeno per la ragazza accusata di spaccio: l'avvocata Carolina Belfiore ha raggiunto un accordo con il pm per patteggiare. E alla fine dell'udienza preliminare spetterà alla gup dare il via libera all'accordo.
La zia materna di Nina si è costituita parte civile, assistita dall'avvocata Letizia Tonoletti. Ha invece rinunciato a costituirsi, il padre della ragazzina, difeso dall'avvocato Paolo Mingori, che comunque continuerà a seguire le fasi processuali.
Ma quella sera d'agosto altri due giovani avrebbero avuto un ruolo in questa storia tragica. Le posizioni dei due ragazzi, all'epoca dei fatti ancora 17enni, sono state stralciate e inviate alla Procura del Tribunale dei minori: entrambi sono accusati di omissione di soccorso (uno dei due anche di spaccio perché avrebbe acquistato la dose di Mdma dalla 20enne per poi venderla a Nina e all'amico).
Ci sono anche loro quella notte, nell'appartamento del quartiere Lubiana, mentre Nina sta male. Arrivano alle 2,20, dopo che l'amico della ragazzina li chiama, preoccupato perché lei sembra non riprendersi. Ma nessuno pensa di chiamare i soccorsi. Anzi, uno dei due minorenni esce per cercare cocaina, secondo gli inquirenti, per «tirare su» la ragazza. Poi, entrambi se ne vanno. E il 20enne va a dormire nella sua stanza. Solo alle 9 del giorno dopo si avvicinerà a Nina. Ma lei se ne era già andata da ore.
Georgia Azzali
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