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Di Vittorio, all'asta 450 immobili c'è già un'offerta da 15 milioni

La svolta: lotti in vendita in molti Comuni della provincia

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di Monica Rossi

02 Gennaio 2022,08:42

Fidenza Sei anni fa, il crac della «Giuseppe Di Vittorio» di Fidenza, la storica cooperativa nata con la «mission» del canone concordato: dal 1970, anno della fondazione, ha infatti realizzato (nei comuni di Fidenza, Parma, Salso, Fornovo, Noceto, Fontevivo e Fontanellato) oltre 450 abitazioni di proprietà indivisa (si tratta in pratica di un affitto permanente a canone agevolato, riservato ai soci).
Nel 2015, il default, innescato da operazioni spericolate che hanno dissanguato sia le casse della cooperativa che della controllata Polis, generando un buco che per la sola Di Vittorio ammonta a 67 milioni di euro. In apprensione, da allora, centinaia di famiglie che per quelle abitazioni hanno versato il canone dovuto. Per non parlare di una lunga fila di creditori, molti dei quali rimasti col cerino in mano poiché nella coop avevano investito i risparmi di una vita.
E ora? Finalmente, per la vicenda, ferma da tempo con vari sfortunati tentativi per sbrogliare l’intricata matassa e gravosa di problematiche giuridiche, pare sia arrivata la luce in fondo al tunnel: l’Istituto competente di Parma ha infatti pubblicato l’avviso di vendita giudiziaria. Prezzo base del considerevole lotto immobiliare, 32 milioni e 405mila euro, diviso in tre tentativi di vendita. «Al terzo, calendarizzato per luglio 2022, contiamo con i ribassi di mettere a segno il prezzo base di 15 milioni di euro», spiegano i curatori fallimentari Luciano Ragone e Paolo Capretti, legalmente assistiti dallo studio Villa&Partners di Parma e che hanno seguito l’iter interloquendo con istituzioni, creditori e comitati di inquilini. La tormentata storia della «Giuseppe Di Vittorio», nota per essere una delle più grandi cooperative di proprietà indivise italiane, annovera vari tentativi di procedure. «Il primo fu quello di cercare un soggetto che subentrasse nella gestione degli immobili – spiega Ragone -: la scelta ricadde su Cassa depositi e prestiti, impegnata nel social housing. Non fu possibile proseguire: Cdp investe sul nuovo e non sull’esistente».
Successivamente, si pensò a una cooperativa che, in virtù di un mutuo trentennale, potesse prenderne in carico la gestione: «Dopo il primo interessamento della piacentina Abicoop - fanno sapere i curatori - si palesò l’interesse di un altro soggetto cooperativo. Anche questa strada si rivelò infruttuosa perché non ci fu l’interessamento della Lega delle Cooperative». Fallita poi l’ipotesi di un’interlocuzione con un istituto di credito. «Sembrava fatta, ma le trattative si sono arenate nei mesi a cavallo della pandemia, sia per le incertezze del momento storico, sia perché alcuni comitati non vedevano di buon occhio che la proprietà indivisa potesse finire in mano a una banca».
La procedura odierna potrebbe mettere tutti d’accordo: il bando pubblicato, infatti, approvato dal giudice delegato ai fallimenti del Tribunale di Parma Enrico Vernizzi, è confacente agli interessi pubblici. «Un fondo finanziario in particolare si è dimostrato interessato all’intero blocco e ha già messo sul tavolo un’offerta vincolante di 15 milioni di euro», rivela ancora Ragone. «È una solida realtà - confermano i legali - e saranno tutelati sia gli inquilini, sia i creditori». Tutte le specifiche dell’operazione saranno presto illustrate ai comitati e alle istituzioni. «Il 24 gennaio - concludono i curatori - ne parleremo in videoconferenza con la vicepresidente e assessore alle politiche abitative della Regione Emilia Romagna Elly Schlein».

© Riproduzione riservata

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