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Gente di campagna

Pirovano: «Cinque mucche, 21 capre e tutto il gusto del bio»

Marco Pirovano

di Monica Rossi

04 Gennaio 2022,08:49

Sono trascorsi quasi otto anni, da quando Marco Pirovano ha potuto realizzare il suo sogno: una fattoria dove produrre formaggi e latticini biologici. Brianzolo, classe 1982, si è trasferito a Bedonia, in località Prato, dove ha acquistato il podere divenuto poi la «Fattoria Monte Pelpi», azienda celebre soprattutto per le sue dolci caciotte che vende direttamente (grazie anche ai banchi di «Campagna Amica» di Coldiretti cui è iscritto) ai consumatori e ai rivenditori come la «Biologica Ortigiani» di Bardi.

La sua è una piccola realtà, dove si producono non solo formaggi vaccini, ma anche caprini, yogurt e burro, grazie al latte degli animali allevati liberi al pascolo e nutriti senza mangimi di produzione industriale ma solo con fieno, foraggio dei campi e orzo bio.

«Sono partito nel 2014 con due vacche e dieci capre – ricorda Pirovano -: oggi, le vacche sono cinque e le capre ventuno. I miei animali li allevo dando loro da mangiare solo erba, fieno e orzo biologico, che acquisto in un’azienda di Zibello in granella e poi macino qui in fattoria».

Ma come mai un brianzolo ha deciso di scommettere sull’Appennino parmense? «La carta vincente è l’ambiente: la Brianza, alla quale sono ovviamente legato, è bella ma ha perso la sua valenza agricola tradizionale. C’è rimasto poco, infatti, e quel poco è “schiacciato” tra campagna e agglomerati urbani. Per chi come me ha voluto invece puntare sul biologico, questo tratto di Appennino è ideale. Al netto di questo, i prezzi degli immobili e delle terre sono innegabilmente più vantaggiosi qui».
Non mancano però le difficoltà e non sono legate al territorio. «Io tengo duro, lavoro bene, non ci sono problemi né a produrre, né a vendere. Nemmeno il covid è riuscito a frenarmi. Ma se mai fossi costretto a gettare la spugna, la colpa sarebbe solamente della burocrazia: tanta, troppa, mette il bastone tra le ruote e rende tutto più difficoltoso, soprattutto a chi ha una piccola realtà produttiva come la mia».

Nella «Fattoria Monte Pelpi» formaggi e latticini si fanno solo con il latte dei capi allevati: le vacche assicurano circa 50 quintali di latte all’anno, mentre con le capre si raggiungono gli otto quintali, «con una resa (rispettivamente) del 10% e del 15-16%». Mentre i formaggi vaccini vanno per la maggiore sulle tavole della montagna, i caprini sono più apprezzati in città dove, a detta di Pirovano, pare ci sia una maggiore attenzione alla dieta.

«In Valtaro e Valceno, invece, guai a non avere le caciotte!». Che cambiano aspetto secondo stagione: non appena le vacche sono libere di pascolare nei campi (una quindicina di ettari in tutto, tra pascoli di proprietà e pascoli in affitto), «assimilano il betacarotene contenuto nell’erba fresca, conferendo così al loro latte una colorazione più gialla».

© Riproduzione riservata

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