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INTERVISTA

Pizzarotti: «Dal dl aiuti un sostegno concreto»

«Necessario ristorare le imprese per l'aumento dei costi». «Ora serve anche in Italia un nuovo sistema per la revisione dei prezzi efficace come quelli utilizzati negli altri Paesi»

Pizzarotti: «Dal dl aiuti un sostegno concreto»

di Stefano Pileri

19 Maggio 2022,14:53

Ora serve anche in Italia un nuovo sistema
per la revisione dei prezzi efficace come quelli
utilizzati negli altri Paesi

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, diventa operativo il decreto aiuti. E, fra le varie misure previste, ci sono quelle che riguardano il settore edile e in particolare i cantieri delle opere pubbliche. Misure molto attese da un settore in affanno per lo spaventoso aumento dei prezzi delle materie prime, come spiega Michele Pizzarotti, presidente del Comitato grandi infrastrutture di Ance, l'Associazione nazionale costruttori edili.

Quale giudizio dà sul decreto aiuti del governo? Sono sufficienti i fondi previsti per i cantieri?

«Partirei dal forte impatto che ha avuto il caro materiale sul biennio 2021-2022, considerando che il settore delle costruzioni è in assoluto quello più penalizzato perché mette in opera materie prime subendone gli aumenti non sempre giustificabili. Si parla di una stima di incrementi di mercato, a valere su tutti i lavori pubblici in corso in Italia, pari a 3 miliardi per il 2021 e 6,7 miliardi per il 2022. Il decreto aiuti dovrebbe destinare alle costruzioni circa 10 miliardi tra il 2022 e il 2026 quindi uno sforzo importante e molto apprezzabile da riconoscere in primis al ministro Giovannini».

Il sistema di accesso a questi fondi prevede tempi e modalità adeguate?

«Con questo decreto si devono ristorare i lavori in corso a partire dal primo trimestre dell'anno che ha visto aumenti spaventosi di acciaio, energia, bitume e cemento. È necessario che le committenze nazionali ed in particolare regionali siano attrezzate per far fronte in tempi rapidi, cioè massimo entro luglio, a questi costi che le imprese hanno già sostenuto con sacrificio economico e finanziario, il tutto senza dubbi interpretativi e lungaggini che sono sempre in agguato. Si consideri che in alcuni casi le imprese attendono ancora le compensazioni a valere sul decreto caro materiale del primo semestre 2021, quindi anticipiamo maggiori costi che vengono ristorati troppo in ritardo».

Quali altri interventi sarebbero necessari? Quali sono le richieste delle imprese?

«Partendo da quanto di buono è stato fatto, in particolare con il decreto aiuti, la principale richiesta che portiamo avanti come associazione riguarda il ripristino in Italia di un efficace sistema di revisione prezzi presente nella maggior parte dei paesi all'estero dove operiamo. Questo per consentire di eliminare il rischio di rallentamenti o fermo cantieri ogniqualvolta si verifichino degli aumenti di mercato che le imprese non possono né prevedere né sostenere come successo nel primo trimestre dell'anno a causa del grave conflitto in Ucraina. A questo si accompagna la necessità, ampiamente colta dalla nostra Pubblica Amministrazione, di avere prezzari di gara aggiornati ai reali valori di mercato, con queste due misure abbinate il nostro settore avrà la tranquillità per affrontare le sfide che lo attendono».

Come e quanto si ripercuote il caro delle materie prime sul settore edile e in particolare sulle opere pubbliche in questo momento?

«Come dicevo prima, in mancanza di una indicizzazione dei prezzi mensile di standard internazionale che in Italia manca da oltre trent’anni le imprese sono costrette ad anticipare costi imprevedibili che vengono poi riconosciuti con tempistiche troppo dilatate. Di certo a questo governo vanno riconosciute competenza, comprensione e uno sforzo su questi temi che ci lascia ben sperare per ulteriori misure che rimedino alle carenze che segnalavo e che nascono da molto lontano».

Le opere previste dal Pnrr sono a rischio nella situazione attuale?

«Il Pnrr è solo una parte della programmazione che destina alle infrastrutture risorse importanti che devono traguardare almeno il 2035, il rischio di ritardi nella situazione attuale non è da escludere, stiamo facendo il possibile per fare la nostra parte in modo costruttivo anche come associazione di categoria portando proposte utili a rafforzare un settore che può dare un contributo fondamentale ad un nuovo sviluppo del nostro paese».

© Riproduzione riservata

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