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Ponte Verdi, l'invasione di rifiuti. Ma anche auto che sfrecciano e pile in alveo in attesa di interventi - Foto

06 Agosto 2022,12:13

Una vera ed operosa mentalità collettiva volta al rispetto dell’ambiente sembra essere un miraggio. Nonostante gli innumerevoli appelli che  si levano per la custodia del Creato e di Madre Terra, purtroppo continuano ad agire, imperterriti, coloro che in modo indefesso sulla strada dell'inciviltà.

L’ennesima, triste dimostrazione arriva dalla golena del Po, nello specifico quello dell’area sottostante il ponte sul Po “Giuseppe Verdi”, il viadotto che collega le sponde cremonesi e parmensi nel tratto compreso tra Isola Pescaroli di San Daniele Po e Ragazzola. Come ogni anno, col ritorno dell’estate, lo spiaggione sottostante il viadotto, specie nei fine settimana, viene frequentato da non poche persone. Ci sono pescatori, famiglie, chi decide di prendersi la tintarella e chi organizza picnic. Fin qui nulla di male. Ma col ritorno delle persone, purtroppo, sono tornati anche i rifiuti. Tanti quelli che si trovano, purtroppo, sotto al ponte proprio a ridosso della spiaggia. Sono, soprattutto, bottigliette e avanzi di bivacchi vari; alcuni addirittura sistemati all’interno di borse (utilizzate come sacchetti dei rifiuti) come in attesa di qualcuno (chi?) che dovesse prelevarli per poi smaltirli. Un segno di inciviltà, di maleducazione e di stupidità. Li stessi di coloro che, ad appena pochi metri di distanza, tutto il giorno e tutti i giorni, sfrecciano e sorpassano sul ponte infischiandosene bellamente dei limiti di velocità e del divieto di sorpasso (che vige su tutto il viadotto), come se per loro il codice della strada fosse un optional (per poi lamentarsi quando, eventualmente, arriva la famosa “letterina verde” a casa o, peggio, si viene coinvolti in incidenti evitabilissimi).

Ma non è finita perché, a proposito del ponte “Verdi”, spesso finito alla ribalta delle cronache per i suoi problemi strutturali, la grande magra del Po in corso ha messo in evidenza i problemi delle pile in alveo. Pile che tra circa un anno, nell’estate 2023, saranno al centro di interventi che, come affermato durante l’ultimo sopralluogo di febbraio, saranno di particolare difficoltà tecnica, visto che si lavorerà in alveo, operando sulle pile in acqua. Per allontanare l’acqua dalle fondazioni, anche questo è stato annunciato durante il sopralluogo di febbraio, sarà utilizzato un sistema di “palancole” molto lunghe, una sorta di pareti in metallo che creeranno un basamento intorno alle pile stesse, in grado di tenere la pressione dell’acqua. Il lavoro di rinforzo delle pile dovrà essere eseguito molto in fretta, utilizzando il periodo estivo di massima magra del Po. E’ qui, da parte di tanti cittadini, sorge un inevitabile interrogativo. Visto che una magra come quella in corso non si vedeva da sessant’anni, non era forse il caso di anticipare i lavori di un anno? 

© Riproduzione riservata

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