×
×
☰ MENU

Ti presento la razza

Arrivano da San Secondo i cani di Asamoah e Dybala

L'Akita, il nobile giapponese che ha conquistato i calciatori

27 Aprile 2025, 14:55

Maestoso, elegante, fiero. L’Akita Inu giapponese è uno di quei cani che si fanno notare a prima vista. Muso largo, orecchie piccole e dritte, portamento nobile e uno sguardo intenso che lascia intendere tutto e niente. Ma dietro la sua bellezza si cela una personalità sfaccettata, che può rivelarsi complicata da gestire per chi non è preparato.

«L’Akita è un cane indipendente, con una forte personalità. Non è un cane da “sì, padrone”, è più simile a un gatto per certi aspetti: ti osserva, decide se fidarsi e, solo dopo, costruisce un legame fortissimo», racconta Annachiara Russo, allevatrice, con l’amica Alisa, del Kumatani Akita di San Secondo.

«Sono cani testardi, non sempre vanno d’accordo con altri cani dello stesso sesso, e la socializzazione nei primi mesi di vita è fondamentale. Ma se impari a capirli, diventano compagni straordinari». Annachiara ha conosciuto la razza adottando un Akita nel 2008, e oggi il suo allevamento è un punto di riferimento. Anche per personaggi noti del mondo del calcio. Il primo a innamorarsi degli Akita di Kumatani è stato Kwadwo Asamoah, ex centrocampista di Udinese, Juventus e Inter. Affascinato dall’estetica e dal carattere del cane, Asamoah si è rivolto ad Annachiara. «Asamoah è stato molto coinvolto nell’educazione dei suoi cani. Ha preso Shima, un maschio, quando viveva a Milano e ha lavorato benissimo con lui senza lasciare nulla al caso. Quando ha deciso di tornare in Ghana, ci ha chiesto supporto per organizzare il trasporto perché non se ne sarebbe mai separato. L’anno dopo mi ha chiesto una femmina per fargli compagnia ed è arrivata da lui anche Sarabe». Gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati l’argentino Paulo Dybala e la sua compagna Oriana Sabatini. «Sono clienti abituali del ristorante di Andrea, mio socio nell’affisso, dove sono esposti coppe e foto dei nostri cani: è lì che hanno visto per la prima volta gli Akita. Si sono appassionati e hanno voluto conoscere tutto, poi hanno accolto in famiglia Kaia. Dopo di lei, ci hanno chiesto un maschio, ma di linea americana, e così li abbiamo messi in contatto con un allevatore specializzato». Nonostante i successi, Annachiara non ha mai messo in secondo piano la selezione, sia per carattere che per salute. Dal punto di vista medico, la razza presenta infatti alcune problematiche. «Come tutti i cani di grossa taglia, anche l’Akita è soggetto alla displasia dell’anca - spiega Beatrice Perlini, veterinaria che segue l’allevamento dal 2019 -. Tuttavia, grazie alla struttura muscolare, spesso riesce a compensare parzialmente il problema. L’importante è selezionare i riproduttori con attenzione e intervenire in modo personalizzato con terapie e fisioterapia quando serve».

Una delle patologie più frequenti negli Akita è la dermatite, causata quasi sempre da alimentazione sbagliata. Ad essere tenuta monitorata è invece l’adenite sebacea, una malattia autoimmune che colpisce le ghiandole sebacee e la pelle e che colpisce circa il 3% dei soggetti. «Può causare perdita di pelo, croste, prurito. Richiede una gestione costante, ma, se trattata per tempo, non compromette necessariamente la qualità della vita del cane», precisa la veterinaria. «Quanto alle cardiopatie, non sono comuni, ma negli ultimi anni abbiamo osservato qualche raro caso, quindi abbiamo cominciato a monitorare anche questo aspetto». Sia Annachiara che Beatrice concordano su un punto: l’Akita non è un cane per tutti. «Non puoi prenderlo solo perché l’hai visto in un film o perché ti piace esteticamente. Per vivere bene l’Akita servono tempo, pazienza e anche la disponibilità a mettersi in discussione».

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI