Sei in Provincia

dpcm

"Riaprire agli spostamenti tra regioni": anche 11 sindaci del Parmense si uniscono alla richiesta

06 febbraio 2021, 14:26

"Riaprire agli spostamenti tra regioni": anche 11 sindaci del Parmense si uniscono alla richiesta

Almeno fino al 15 febbraio, come noto, sono vietati gli spostamenti tra regioni, se non per motivi di lavoro, necessità e salute. Una situazione che penalizza, in modo particolare, quei centri posti proprio al confine tra regioni.

Per questo sessantasette sindaci delle province di Parma, Piacenza, Lodi, Cremona, Reggio Emilia e Mantova, hanno deciso di farsi sentire e di chiedere al Governo che “dal prossimo Dpcm, vengano eliminati i limiti tra le Regioni, consentendo quantomeno gli spostamenti tra Comuni confinanti o entro un raggio chilometrico”. Tra i 67 sindaci, 11 sono del Parmense. Si tratta di Davide Riccoboni di Albareto, Luigi Lucchi di Berceto, Diego Rossi nella sua qualità sia di sindaco di Borgotaro che si presidente della Provincia di Parma; Christian Stocchi di Colorno; Giuseppe Delsante di Corniglio; Massimo Spigaroli di Polesine Zibello; Alessandro Gattara di Roccabianca; Nicola Bernardi di Sissa Trecasali e Renzo Lusardi di Tornolo.

I sindaci hanno inviato una lettera a Governo, Conferenza delle Regioni, Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) e Unione Province d'Italia (Upi). I sindaci dei Comuni di confine chiedono di «ridurre gli impatti negativi», prevedendo «la possibilità di spostamenti delle persone entro un limitato raggio chilometrico o, in alternativa, da/verso Comuni confinanti e collegati, indipendentemente dalla Regione di appartenenza e dalla dimensione dei Comuni, eventualmente previo accordo tra i Comuni medesimi e le Regioni di appartenenza, con la supervisione delle Prefetture competenti precisando anche che la valutazione dovrà essere operata alla luce dell’andamento epidemiologico dei territori interessati.

Altra richiesta è invece di natura economica e prevede “agevolazioni fiscali e/o ristori per le attività economiche più colpite aventi sede nei Comuni confinanti e collegati con altra Regione e che dimostrino di essere state particolarmente penalizzate da questa situazione, prendendo quindi a riferimento non tanto i codici attività Ateco e il periodo di chiusura degli esercizi, quanto piuttosto l’effettivo calo di fatturato riscontrato negli ultimi mesi”. Da evidenziare un chiaro paradosso burocratico. Infatti, per gli abitanti dei piccoli Comuni con meno di 5mila residenti, con la zona rossa e arancione era possibile spostarsi, entro un raggio di 30 chilometri, anche nella regione limitrofa. Ora con la zona gialla, nonostante si tratti di una minor fascia di rischio, questo non è più possibile e le regioni sono “off limits”.