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L'ostetrica Rosanna va in pensione

I ricordi della professionista molto amata e stimata

di Monica Rossi -

20 luglio 2021, 11:32

L'ostetrica Rosanna va in pensione

È andata in pensione l’ostetrica della montagna. Ma chiunque conosca Rosanna Elmare sa bene che ci sarà sempre per le donne della comunità: ostetrica appassionata, innamorata da sempre del miracolo della vita, fucina di idee per la salute delle donne, ha accompagnato centinaia di future mamme nell’affascinante percorso della gravidanza e della maternità. Rosanna ora ha tempo di raccontarsi, anche se non si ferma e già preannuncia che intende dedicarsi a progetti di inclusione «per conoscere sempre meglio il mondo che cambia», esordisce anticipando che ha iniziato anche un percorso con Intersos, l’organizzazione umanitaria in prima linea nelle emergenze umanitarie che aiuta donne e bambini vittime di guerre, violenze e disastri naturali. 
Ma è con lo sguardo al passato, che si conosce meglio la Rosanna di oggi e domani. «Una parte insostituibile della mia vita è la professione di ostetrica, mestiere che ho scelto grazie al racconto di un amico che un giorno, con occhi lucenti, mi disse ''ho assistito a un vero miracolo, la nascita di mio figlio''. In quel momento, riflettendo su quella frase profonda, ho deciso con tutte le mie forze di far parte del “miracolo della vita“».  Dopo la scuola di ostetricia all’Università di Parma, arriva il tempo del lavoro nel territorio di montagna di Bardi, Bedonia e Borgotaro. «Durante una nevicata, ecco il miracolo inaspettato: un parto a domicilio. Una mamma guerriera diede alla luce una bellissima bimba. Ricordo ancora la gioia della comunità!». Lavorare nel territorio come ostetrica del Consultorio famigliare le ha quindi aperto un orizzonte nuovo, «un luogo privilegiato dove la prevenzione e la promozione alla salute diventano pilastri fondamentali. L’ostetrica ha un ruolo di responsabilità nel mondo della donna, soprattutto in gravidanza, un momento delicato e magico». Ed è anche per aiutare le donne in difficoltà che sul finire degli anni ‘90 si offre volontaria per la Missione Arcobaleno in Albania durante la guerra del Kosovo. «Sono arrivata a Scutari in un campo profughi, in un’ex fabbrica di tappeti che ospitava 350 rifugiati, tra cui molte donne incinte e tanti bimbi in condizioni precarie. Ma anche in quella cornice, ecco la gioia della vita: sotto un cielo stellato, è nato un bimbo di tre chili e quattrocento grammi». 
Tornata in Italia, con la collaborazione dei colleghi, e con corsi di aggiornamento e seminari, è riuscita a costruire spazi dove le donne sono libere di esprimersi, ascoltare e condividere il loro sentire. «Salute donna è un concetto ampio e nel nostro territorio abbiamo dato vita a un grande distretto sociosanitario dove seguiamo le donne dall’adolescenza all’età matura. Essere stata ostetrica e immergersi in tutto questo, è stata un’esperienza meravigliosa».