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'Così si addestrava via social per la jihad': i particolari del fermo del tunisimo 25enne a Busseto

12 febbraio 2020, 12:15

'Così si addestrava via social per la jihad': i particolari del fermo del tunisimo 25enne a Busseto

 Indicazioni su come costruire esplosivi o armi, lezioni e manuali con tecniche di combattimento e fuga. Poi immagini e video di attentati, esecuzioni di 'infedeli', predicatori che incitano alla jihad. Erano contenuti in migliaia di file nel telefono del tunisino di 25 anni, del cui fermo - avvenuto ieri a Busseto - ha raccontato oggi per prima la Gazzetta di Parma.

Il 25enne  avrebbe avuto, via social, contatti con ambienti dell’Isis: la Procura di Bologna lo accusa di autoaddestramento e attività con finalità terroristica, anche internazionale.
E oggi stanno emergendo diversi particolari della vicenda.

Il tunisino, difeso dall’avvocato Roberto Filocamo, è stato al centro di mesi di indagini di Digos e Polizia Postale, coordinate dalla pm Antonella Scandellari, e a giugno era stato perquisito. Ora un giudice valuterà la convalida del provvedimento. 
L’indagato avrebbe progressivamente e sistematicamente scaricato e memorizzato materiale che, secondo gli investigatori è chiaramente volto al proprio autoaddestramento a compiere atti di terrorismo. C'è ad esempio un manuale con '200 consigli' con schede e istruzioni per realizzare molotov, ingredienti per preparare una bomba, consigli su tecniche di combattimento e raccomandazioni per eludere inseguitori e evitare la cattura, strumenti di autodifesa e fuga, oltre a testi manoscritti inneggianti al martirio. Insomma, argomenti monotematici, riferibili al terrorismo internazionale, che presupporrebbero la completa adesione al jihadismo proposto da esponenti o gruppi aderenti all’Isis, con cui era in contatto in particolare attraverso gruppi social.

Gli indizi a carico del tunisino vanno valutati tenendo conto, per il pm Antonella Scandellari, delle logiche «della jihad globale che porta gli aspiranti mujahidin a cercare, per una mirata formazione e addestramento, contatti e incontri sul web e non più nelle moschee o luoghi privati». Incontri, dunque, che si realizzano sulle chat dando vita a messaggi cifrati e quindi sicuri, che alimentano e invogliano a sposare la causa dell’Isis. 
Nel caso del 25enne si sottolinea come in 50 giorni abbia scaricato circa 40 video e si evidenzia come siano documentati i suoi contatti con appartenenti ad ambienti jihadisti via social, ad esempio in gruppi whatsapp chiamati 'L'esercito del Califfato' oppure 'I Nasheed dello stato islamico'.

Il materiale sequestrato «dimostra con evidenza che il percorso di radicalizzazione si è ormai completato». Lo scrive la Pm Antonella Scandellari, nel decreto di fermo, con riferimento, anche, alle frasi contenute in vari appunti, dove l'indagato «celebra la jihad ed esalta i mujaheddin e al contempo esterna positivi e preoccupanti apprezzamenti per il martirio», ('shahid’, cioè testimone della fede) tanto da proporre «forme di incitamento all’azione suicidiaria come atto estremo, evidentemente ritenuto necessario per sostenere la lotta violenta, o meglio la jihad». 
'Omaggiamo Allah con la morte' o 'Verrà innalzato con il nostro sangue e la parola di Allah sarà supremà, alcune delle espressioni citate. Concetti che, per gli inquirenti, «dimostrano la più totale adesione all’ideologia riconducibile al fondamentalismo islamico» e un «completo allineamento alle posizioni proprie dell’organizzazione terroristica dell’autoproclamato stato islamico».