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Come'eravamo - Il mondo piccolo di Collecchio: svaghi semplici, giorni felici - Foto

02 novembre 2019, 12:07

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GIAN CARLO ZANACCA
COLLECCHIO Dalla balera alla disco music: i cambiamenti che hanno investito Collecchio e i suoi abitanti dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, si possono riassumere così. Un paese che è cambiato molto: da centro agricolo a importante realtà industriale e produttiva del territorio. Un cambiamento che ha coinvolto prima di tutto le persone, i suoi abitanti, che ha visto un radicale mutamento dei costumi e delle abitudini. E sul tempo, anche quello della vita vissuta dalla gente nella quotidianità, si gioca la rivoluzione che ha vissuto Collecchio in pochi decenni. Da un ritmo, come diremmo oggi, «slow», alla frenesia dei tempi moderni. Collecchio, una realtà in cui fino agli anni Settanta tutti si conoscevano, un piccolo mondo in dove per divertirsi bastava poco: andare al cinema alla domenica al Victoria in via Galeverna o al Verdi in via Bertucci, anche per due spettacoli di seguito. Dove, per vincere il caldo afoso delle estati bastava scendere in strada con la sedia, appollaiarsi lungo viale Libertà, in via Veneto o via Oreste Grassi per scambiare qualche parola, al crepuscolo, tra vicini di casa. Dove il bar della Rina Porcari, in viale Libertà, era sempre aperto per accogliere a pranzo le lavoratrici che andavano nei campi e si fermavano a mangiare nella pausa. 
Dove alla domenica, in estate, le famiglie andavano in Taro a fare il bagno e la baracca del Càto a Giarola era un punto di riferimento. Un paese lento, in cui i rapporti umani, le amicizie erano la base di un tessuto sociale fondato sulla solidarietà: tutti si conoscevano, tutti si aiutavano perché legati da un vincolo indissolubile quello di essere cresciuti assieme. I bar del centro, i negozi di alimentari, ma anche quelli, pochi, di abbigliamento o di giocattoli, che vendevano anche la cancelleria, come quello di Bruna Bardiani in via Spezia, erano altrettanti punti di riferimento. Tempi andati, in cui bastava ritrovarsi all’ombra di un pergolato per giocare a carte e tirare sera in compagnia. Tempi nei quali, per porre rimedio al logorio della vita moderna, come pubblicizzava Ernesto Calindri, bastava poco, perché si aveva poco, ma quel poco era sufficiente per essere felici. E gli svaghi erano semplici, pochi anche quelli, e ricorrenti durante l’anno: la sagra della Croce, in settembre, per molte generazioni di collecchiesi il momento clou dell’anno con le sue bancarelle, i baracconi e le attrazioni che erano, per quei tempi, davvero straordinarie. Il dancing, o balera, il glorioso Skating, nel parco del bar Chiozzi, dove oggi c’è il Settimo Cielo, e che una volta occupava una parte di piazza Europa. Le feste di partito al parco Nevicati negli anni Settanta: quella dell’Unità e quella dell’Avanti con le rezdore che si davano da fare, i volontari del Pci e del Psi sul campo. Ma anche la Festa del Prosciutto che si teneva sempre al parco Nevicati. 
E poi le gare ciclistiche che si svolgevano in primavera e in autunno, i tornei di calcio, quelli di bocce, ma anche di motocross, il circolo della pesca, gli appassionati di caccia. Non sono mancati i grandi i nomi «in visita» a Collecchio: da Fausto Coppi, ai big della musica degli anni Settanta che hanno fatto tappa al Taro Taro, Renato Zero, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Marcella Bella, e più avanti, anche un giovane Vasco Rossi.