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Ieri l'ultimo saluto al piccolo Emanuele

Gremita la chiesa di San Prospero per i funerali del bambino caduto dal primo piano. Una maestra della Don Milani: «Con noi pochi mesi, ma lascerà un segno indelebile»
 

di Anna Pinazzi -

05 febbraio 2020, 16:37

Ieri l'ultimo saluto al piccolo Emanuele

 La morte scava abissi nella mente, lacera il cuore. La memoria è l’unica cosa che si oppone alla perdita. In tantissimi, nel primo pomeriggio di ieri, alla Chiesa di San Prospero di Collecchio, hanno voluto ricordare e salutare Emanuele, il bimbo di cinque anni ucciso da una caduta accidentale dal primo piano della sua casa. La condivisione del dolore di una tragedia così lacerante e improvvisa è necessaria.
«Dobbiamo accogliere lo strazio di questi genitori nel silenzio. Il silenzio è come una carezza delicata che aiuta a trovare uno spiraglio di luce. Parlare una lingua diversa rende difficile comunicare la propria vicinanza ma, il silenzio, gli abbracci fraterni e il pianto condiviso, annullano qualsiasi barriera linguistica». Sono queste le parole cariche di commozione del parroco don Paolo Carossa. La dipartita lascia, nel cuore di chi resta, un arido e incolmabile deserto nel quale le parole si rivelano solo frantumi di quel senso profondo di attaccamento alla vita.
Quasi per proteggere ancora il suo bambino, il padre stringe fra le braccia una cornice bianca con la foto di Emanuele, ritratto con un sorriso luminoso e i bellissimi occhi scuri, puri e innocenti. Gli stessi occhi che hanno scaldato il cuore di tutti. Che hanno saputo riempire di bene le vite delle sue maestre della scuola materna Don Milani, presenti alla funzione, e anche dei suoi piccoli compagni, i quali, hanno voluto dargli un ultimo saluto attraverso un cartellone azzurro acceso, decorato con i loro disegni.
I bambini ci insegnano a cercare la luce anche nel buio più oscuro. «Emanuele è stato con noi solo qualche mese, ma lascerà un segno indelebile nelle nostre vite – afferma, tra una lacrima e l’altra, la maestra Franca Santangeli –. Non ci sono parole che possano spiegare ciò che portiamo nel cuore, parole che possano dare una spiegazione, che possano consolare. Ciò che possiamo fare è stringerci in un forte abbraccio con la famiglia».
Fuori dalla chiesa i genitori tengono ancora più stretta la foto del figlio. La avvicinano al petto, quasi per tenerlo ancora per un po’ con loro. Dietro di loro qualcuno lascia volare via palloncini bianchi. Tutti in silenzio guardano quella candida nuvola librarsi nel cielo straordinariamente limpido. Un saluto commosso e carico di speranza. Come espressione di un desiderio di anelito verso l’alto, di una dolce carezza a Emanuele che, dobbiamo immaginarlo così, starà giocando spensierato nei giardini dei Cieli.