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CAMBIAMENTI CLIMATICI

A Collecchio la campagna geopedologica per indagare il passato e il futuro del pianeta

11 novembre 2020, 10:57

A Collecchio la campagna geopedologica per indagare il passato e il futuro del pianeta

 Alcune “carote” di neve provenienti dall’Antartide passano da Collecchio destinazione i laboratori del Campus Scientifico Universitario di Parma per ricostruire i cambiamenti climatici dell’ultimo milione e mezzo di anni, altre “carote” di suolo sono estratte dai terreni attorno ai molini Agugiaro & Figna sempre a Collecchio.

A promuovere le attività scientifiche sui suoli di Collecchio, il Centro Ricerca e Sviluppo Agugiaro & Figna Molini, insieme ad una equipe di esperti e ricercatori di varie istituzioni scientifiche coordinate dal Consorzio Interuniversitario Nazionale per le Scienze Ambientali (CINSA) con il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi della Economia Agraria (CREA) di Lodi, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) Sezione di Milano Bicocca e il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, equipe composta da una ventina di ricercatrici e ricercatori guidati dalla Dott.ssa Rosanna Figna, dal 15 luglio 2020 direttrice lavori del progetto “Bosco del Molino” per conto della Agugiaro & Figna.

Il campionamento Geo-pedologico è mirato a valutare le caratteristiche del suolo e scegliere successivamente le varietà di piante e arbusti più adatte nei 13 ettari adiacenti lo stabilimento aziendale di Collecchio (PR) dove sorgerà il Bosco del Molino, un bosco di nuova piantumazione costituito da quasi 15mila tra alberi e arbusti che sarà in grado di fissare fino a 220.000 kg di CO2 / anno, così da compensare le emissioni totali degli impianti dell’azienda nello svolgimento delle attività di trasformazione del grano. L’estrema diversità dei suoli di Collecchio ha convinto i ricercatori coinvolti a studiare 30 aree di campionamento - circa il 230% in più rispetto alle 13 aree di studio inizialmente previste - impiegando nelle ricerche un Topsoil Mapper, uno strumento di ultima generazione che consente la misurazione della conducibilità del suolo su 4 layer alla profondità di 30, 60, 90 e 120 cm.

 

«Da una prima lettura dei dati emerge chiaramente la variabilità del suolo, diversità che verrà indagata tra alcuni giorni con i carotaggi e le trincee che preleveranno campioni fino a 180 cm» - commenta Roberto Comolli, pedologo del CINSA. «Una diversità pedologica che costituirà fattore positivo per la realizzazione del Bosco, in quanto saranno numerose le specie di alberi e arbusti che potranno ben adattarsi alle diverse tipologie di suoli presenti».

Durante i rilievi Geo-pedologici svolti dal 25 settembre all’8 ottobre a Collecchio, si sono dati appuntamento tra i molini Agugiaro & Figna altri scienziati che in passato hanno raccolto altre “carote”, quelle dei campioni di neve antartica estratti dal CNR – Istituto Scienze Polari in Antartide. Neve antartica come quella che grazie al progetto EPICA (European Project for Ice Coring in Antartica) e successivi, ha contribuito alla ricostruzione dei cambiamenti climatici dell’ultimo Milione e mezzo di anni, fino al Medio Pleistocene. Una carota di ghiaccio lunga 3.500 metri estratta a Dome Concordia, a sud dell’Oceano Indiano in Antartide.

Risultati importanti e significativi che testimoniano su più fronti un’alleanza duratura con il Pianeta nel corso del tempo che va dai decenni di un bosco ai milioni di anni misurati dalla ricerca. «La piantumazione di questo nuovo bosco di circa 13 ettari, permetterà di compensare la CO2 generata dalle attività produttive dell’azienda e restituirà alla natura una nicchia di biosfera che sarà dimora di diversità di animali e specie vegetali e permetterà ai frequentatori e visitatori di immergersi in un’atmosfera più pulita ed in un ambiente di grande serenità. Dare vita ad un bosco significa anche fare un patto a lunga scadenza con la terra, promettendole che non verrà cementificata per molti anni. Nell’immaginario di tutti noi, il bosco è il luogo magico per eccellenza, teatro di tutte le fiabe. C’è però un ulteriore aspetto che l’azienda ha voluto considerare e prendere a modello: ovvero la cooperazione che c’è in un bosco, la simbiosi tra batteri e funghi e piante e le radici in simbiosi con i batteri ed i licheni sono in grado di ripulire l’ambiente anche da benzene, formaldeide e toluene. Il nuovo bosco aziendale vuole essere quindi un esempio ed un simbolo di come sia importante la cooperazione per il bene comune, nonché creare un paesaggio nell’intorno del “Bosco del Molino” in cui uomo e natura si fondono in un carattere unico e armonico » equipe composta da una ventina di ricercatrici e ricercatori guidati dalla Dott.ssa Rosanna Figna, direttrice lavori del progetto “Bosco del Molino”.