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Una ferita ancora aperta: trent'anni fa il femminicidio di Sara e Luciana

L'efferato duplice delitto sconvolse la comunità collecchiese. Madre e figlia 17enne uccise dal convivente della donna che poi si sparò

di Gian Carlo Zanacca -

13 aprile 2021, 09:37

Una ferita ancora aperta: trent'anni fa il femminicidio di Sara e Luciana

Sono passati 30 anni: era l’11 aprile del 1991 quando Giuseppe Lolli, dipendente della questura, entrò al primo piano della ex locanda Lucchini in via Spezia; partirono diversi colpi di fucile. 


E così si consumò uno degli atti più efferati nella storia della cronaca nera di Collecchio. Fu un gesto di follia, dettato dalla gelosia. Le vittime furono la convivente Luciana Lucchini, 45 anni, e sua figlia, Sara Molendi di 17 anni.
 La scena che si presentò agli inquirenti, nella camera da letto, dove furono trovati i due corpi, fu raccapricciante: sangue ovunque, una quadro agghiacciante. Luciana fu freddata per prima. La stessa Sara tentò di nascondersi sotto il letto, ma era troppo basso, e la sfortuna giocò a suo sfavore: non riuscì ad evitare i colpi fatali. Giuseppe Lolli, poi, si suicidò. Solo un caso permise alla nonna di Sara, e madre di Luciana, Linda, di sopravvivere alla mattanza: l’uomo, infatti, tentò di uccidere anche lei, ma non ci riuscì. La donna era al piano terra dietro il bancone del bar, intenta a servire dei clienti, che erano provvidenzialmente entrati proprio nel momento in cui l’uomo stava per scendere ed ucciderla. Giuseppe Lolli, allora, tornò di sopra e pose fine alla sua vita, sparandosi un colpo in testa. 


E così il bilancio fu di tre morti: le due donne e l’aguzzino. A 30 anni di distanza, il ricordo di quella mattanza è ancora vivo in Patrizia Caselli, capogruppo dell'opposizione («Cambiamo Collecchio»), che ripercorre quei tragici momenti. 
«Ero amica di Sara – spiega – ed anche di sua sorella, Patrizia, venuta a mancare prematuramente nel 1990, a 20 anni, un anno prima della tragedia. Ricordo quel giorno drammatico, la notizia si sparse subito in paese, erano circa le 22. Avevo 17 anni ed ho condiviso con Sara un percorso di vita: eravamo in classe alle elementari e ci siamo ritrovate, poi, al liceo linguistico Marconi. Parlavamo spesso dei nostri sogni, delle nostre aspettative, per lei naufragate troppo presto». 
Per questo, Patrizia Caselli ha proposto, nel 2010, di dedicare a Sara Molendi il parco che oggi porta il suo nome, di fianco a via Berlinguer, nel quartiere di Collecchio nord. Fu un femminicidio che lasciò il segno.
 «Purtroppo il caso di Sara è stato emblematico – spiega Patrizia Caselli –: nel 1991 non si parlava di femminicidio, ma solo di omicidio. La consapevolezza è cresciuta anche rispetto a questo tipo di reati: credo che sia assolutamente doveroso ricordare anniversari come questo, per dire che il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è una ricorrenza che andrebbe celebrata ogni giorno, nel ricordo di chi ha sacrificato la propria vita. Fatti come questo non meritano di essere relegati nell’oblio: ci insegnano qualcosa, sempre. Il modo migliore per onorarne la memoria è ricordare chi è morto ingiustamente».