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COME ERAVAMO

Quando a Compiano da Probo arrivavano la Mori e Celentano - Foto

02 ottobre 2019, 12:27

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di MONICA ROSSI
È nei cuori di tutti, il borgo arroccato all’ombra del castello. Compiano, la piccola Compiano medievale, bella al punto da essere annoverata tra i Borghi più belli d’Italia, è stata e resta indimenticabile per chi c’è nato e cresciuto e per chi, venendo da fuori per le vacanze o nei weekend, ci ha trascorso le stagioni più memorabili. E poco importa che fossero i lustri del dopoguerra o dei favolosi anni Sessanta, dei formidabili Settanta o degli indimenticabili Ottanta. 
Chi tornava per le vacanze, anche da Oltralpe e Oltreoceano (ed erano tanti), villeggiava nel borgo o nelle sue frazioni, si ritrovava in piazzetta e magari, se apparteneva alla generazione della discomusic... sgattaiolava a valle, possibilmente all’insaputa di genitori e nonni, per infilarsi al «Centesimo», la discoteca più amata, meta finanche di parmigiani, pontremolesi e rivieraschi. 
Ma il clou delle estati compianesi resta lei, la sera del 14 agosto, quando in piazzetta si dava il «la» agli spettacoli: la Festa del patrono, che prese vigore con l’arrivo di don Moglia nel 1954, divenne dalla metà degli anni ‘60 anche festa «civile» (fermo restando la sfera religiosa). Sul palco si sono infatti avvicendati pezzi da 90 come Luciano Tajoli, Rosanna Fratello, Mal dei Primitives, Gino Bramieri (1971), Mike Bongiorno con Dori Ghezzi. E poi Rita Pavone, Nada, Marcella Bella. E ancora, negli anni ‘80, Gianni Morandi, Dario Baldan Bembo, Jimmy Fontana e i «Super 4», Christian. 
Nel 1994, la vigilia di Ferragosto avrebbe potuto vantare anche Celentano. Ma ragioni discografiche e commerciali imposero al Molleggiato di posticipare il concerto al 6 novembre a Borgotaro. Troppo importante la data del 14 agosto e troppo piccola la piazza per quel che era ormai un super big della canzone leggera italiana. 
Troppo piccola nonostante potesse ospitare centinaia di posti a sedere, con le sedie infilate ovunque. «Fu così già nei primi anni ‘60, quando la piazza veniva letteralmente occupata da decine e decine di poltrone, al tempo comprate dalla parrocchia da un cinema di Parma che le aveva cambiate», fa sapere il sindaco Mariani. Insomma, uno strappo alla regola l’Adriano nazionale avrebbe potuto farlo, lui che bazzicava in valle grazie al compianese Probo Galluzzi (il «Gallina», come lo chiamava anche la Mori) che, partito giovanissimo dal borgo, conobbe Celentano intorno a un biliardo in quel di Milano e ne divenne amico, confidente, guardia del corpo e factotum. 
«Eh sì, veniva spesso nella casa che avevamo in piazzetta. Non solo per stare con noi, ma anche per acquistare la pietra delle nostre valli, con cui fu costruita gran parte della sua villa a Galbiate», raccontano Marco e Luca, i figli di Galluzzi. 
Come di un’altra vita fa (alcune anche di questa) sono le istantanee del Carnevale degli anni ‘50, delle processioni che scendevano verso il Taro per la benedizione delle acque di luglio, degli emigrati che tornavano e facevano magari sfoggio di un conquistato benessere, della Sagra della torta fritta, della Fiera di San Terenziano, del Campionato di ciclismo dell‘81, a margine del quale niente meno che Moser (pensate un po’...) partecipò a una battuta di caccia con i cacciatori di Compiano, Albareto e Bedonia.