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Ponte Romano: si teme l'arrivo di una piena

09 ottobre 2019, 12:36

Ponte Romano: si teme l'arrivo di una  piena

BEATRICE MINOZZI
CORNIGLIO Ha retto, imperterrito, al trascorrere dei secoli, ma potrebbe non sopravvivere al prossimo inverno, se particolarmente piovoso. Sono  critiche le condizioni del Ponte Romano di Corniglio, il ponte a tre arcate che attraversa il torrente Parma e che rappresenta una delle emergenze architettoniche più antiche e interessanti dell’alta Val Parma, ma che purtroppo presenta evidenti segni di cedimento. E proprio per questo motivo l’amministrazione comunale di Corniglio corre ai ripari. 
«La salvaguardia del Ponte Romano è una priorità - afferma il sindaco Delsante -: l'abbiamo inserita nel programma elettorale e nel piano triennale dei lavori pubblici. Anche il ministero dei Beni culturali ci ha invitato ad attivarci al più presto, ma ci servono i finanziamenti e per questo abbiamo inoltrato una lettera a Gabriele Alifraco, dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile, richiedendo un finanziamento regionale per l’intervento di restauro conservativo del manufatto». 
Il ponte, che secondo alcuni sarebbe databile all’epoca medievale (mentre la tradizione lo fa risalire al V-VI secolo), potrebbe infatti non reggere ad una grossa piena del torrente - che più volte lo ha sommerso - visto che sono state rilevate gravi criticità nelle sue strutture principali. Con un’ordinanza del sindaco, già da tempo, è stato vietato il transito anche pedonale sul ponte, che fino alla costruzione, nel 2010, del nuovo ponte Alpini d’Italia sulla Parma, rappresentava l’unica via transitabile (anche dai mezzi motorizzati) per attraversare il torrente. E proprio il fatto di essere stata l’unica via di fuga da Linari, percorribile anche dai mezzi pensanti, quando la grossa frana di Corniglio negli anni ‘90 fece scivolare a valle parte dell’abitato capoluogo, è stato il colpo di grazia per la stabilità del ponte.
 Sul Ponte Romano, costruito per reggere il transito di carri trainati da cavalli, passarono centinaia se non migliaia di camion, trattori, scavatori, minandone irrimediabilmente la stabilità.
 Un primo intervento - non certo risolutivo - fu realizzato in concomitanza con la costruzione del nuovo ponte, ma mai terminato. «Oggi, però, un intervento non è più procrastinabile - aggiunge Delsante - e deve essere tempestivo e volto alla salvaguardia del ponte. Anche in passato abbiamo fatto diverse segnalazioni e portato la questione sui tavoli degli enti competenti, senza mai però ricevere fondi. Allo stato attuale, per mettere in sicurezza il ponte,  conservandone le  caratteristiche architettoniche, bisognerebbe procedere con il ripristino della muratura, oltre che con interventi di rinforzo, come riporta il dettagliato documento fatto redigere dal Comune e allegato alla richiesta di finanziamento. 
«Quel che è certo - conclude Delsante - è che bisogna intervenire in fretta perché una piena potrebbe essere fatale per il ponte».
 

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