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COME ERAVAMO

Felino, che sapeva divertirsi non solo una Settimana

22 gennaio 2020, 10:04

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Felino di una volta: difficile in poche righe raccontare la storia di un paese, che dopo la fine del secondo conflitto mondiale ha trovato nei suoi abitanti, in industriali illuminati, in amministrazioni lungimiranti la forza per rinascere. 
Fiorente l’attività artigianale e produttiva non solo nel campo degli insaccati: la ciminiera ancora visibile in via Carducci ricorda che lì fino al 1962 la ditta Boschi Luigi lavorava il pomodoro, mentre in via Marconi il prosciuttificio Delsoldato appendeva i salumi all’aria aperta per farli stagionare. 
Ferveva anche la vita di paese; già negli anni ‘50 la famiglia Gerboni aveva aperto un chiosco nella piazza principale. Potevi gustare aperitivi, liquori e l’immancabile gelato, che Ignazio insieme al padre vendeva per il paese con la sua 600. Tutti, bambini e adulti, sono cresciuti assaporando questa delizia «esportata» anche nelle località limitrofe. Dismesso il chiosco, alla fine degli anni ‘50 viene inaugurato il bar Mercury che Ignazio, per tutti Naxio, ha gestito con la moglie fino agli anni ‘70, per poi cedere l’attività ai nipoti dicendo «ho finito di fare le ferie».
 Mentre il Mercury animava piazza Miodini, nel 1960, nella parte vecchia del paese, apriva i battenti il bar «Asmara» gestito da Luciano Adorni e dalla Nilde, moglie devota e paziente, sempre indaffarata fra cucina e bar per mettere un po’ d’ordine fra gli avventori, che lì cantavano, brindavano fra risate e schiamazzi, sempre con Asmara protagonista (Asmara era il soprannome che avevano dato a Luciano in ricordo della località eritrea dove lui era emigrato da bambino e da dove era tornato diciottenne). 
Per gli amanti della buona cucina due erano le trattorie rinomate a Felino: Bianchini e la Mosca dove Guglielmo Grassi serviva agli avventori cibi genuini, accompagnati dal vino servito in bicchieri da osteria, senza piede. Finito il pranzo ci si intratteneva per una partita a carte, bevendo un bicchierino di bergnolèn o brugnòn, anche questi fatti in casa e con una percentuale alcolica imbarazzante.
 Ma la notorietà Felino l’ha raggiunta negli anni ‘70 con la squadra di calcio locale approdata in serie D nel 1974, e con la nascita del Be Bop Club di Guido Gerboni, tempio della discomusic e locale all’avanguardia della provincia di Parma. Nel frattempo la Settimana Felinese attirava pubblico anche da fuori provincia nelle calde estati ferragostane e, mentre organizzava una gara di go kart per le vie del paese, don Giuseppe Baiocchi promuoveva la sua nel cortile della parrocchia, con un occhio all’ambiente: le macchinine, tutte artigianali andavano «a spinta» sulla pista tracciata col gesso. 
Se in estate si aspettava la Settimana Felinese, in inverno ci si preparava alla sfida del Carnevale: rione Russia contro il rione Mosca. L’arlia fra i costruttori dei falò era risaputa e negli anni non sono mancati atti di sabotaggio da entrambe le parti, per poi tornare a bere insieme il giorno dopo. Nicoletta Carpana