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Pellegrini di Fidenza sulle orme di San Francesco: il diario del cammino 2017

01 luglio 2017, 15:25

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Un gruppo di pellegrini di Fidenza percorre ogni anno alcune tappe dei cammini religiosi, come la Via Francigena e la Via di Francesco. Ecco il diario di Valentino Allegri e dei suoi compagni di viaggio, scritto "di getto", per descrivere l'edizione 2017 della loro iniziativa: 

Siamo ritornati con un carico enorme di ricordi e immagini che hanno riempito gli occhi, la mente e il cuore di ognuno di noi, ripagandoci della fatica, delle sudate e dei sacrifici passati in questi 11 bellissimi giorni di cammino ispirati dalla storia e dalla vita del Santo che tanto amiamo e che ci ha guidato e protetto nel corso del nostro pellegrinaggio.
Si inizia ad entrare nella storia del nostro cammino colpiti dalla bellezza e dal candore delle pietre biancheggianti, rese splendenti dal sole mattutino, che esaltano la bellezza di Assisi ed in particolare la maestosità del Sacro Convento e delle due Basiliche che racchiudono in uno scrigno preziosissimo che ha resistito alla forza della natura, l’inizio e la fine della vita di S. Francesco. Una delle differenze sostanziali fra il Cammino di Santiago che è solo meta di devozione sulla tomba di S. Giacomo e “La Via di Francesco” che abbiamo terminato arrivando a Roma, è la spiritualità che emana da ogni sentiero calcato dal Santo di Assisi che abbiamo toccato e vissuto anche noi, attraversando passo dopo passo i luoghi dove si è sviluppata la vita e l’insegnamento di S. Francesco.
In questo contesto di spiritualità, abbiamo vissuto in una tavolozza di colori: il verde dei prati e dei boschi di secolari e monumentali querce e di svettanti lecci, il rosso infuocato dei papaveri, l’oro delle ginestre, il grigio argento degli uliveti che sembrano giardini. Ci hanno avvolto di profumi le ginestre e i gelsomini, ed è stato difficile resistere ai frutteti, ci hanno accompagnato il canto e la frescura dei fiumi come il Velino e abbiamo ammirato, quasi sempre, il rapporto armonioso fra le opere dell’uomo e della natura, infine ci siamo esaltati come bambini davanti allo spettacolo immenso della cascata delle Marmore. 
E ancora… abbiamo notato la saggezza e il gusto degli antichi abitanti di queste terre nel costruire il loro mondo con opere di difesa dai nemici e intelligente gestione del territorio, dovendo spesso convivere anche con la durezza della natura; hanno creato paesi a vera misura d’uomo, di una bellezza semplice ma in grado anche nella architettura dei loro edifici o semplici case, di trasmettere il calore dell’accoglienza e della sicurezza con le loro torri, le case in pietra che trasudano fatica, addossate quasi a proteggersi l’una con l’altra, i vicoletti selciati, le scalinate e, come centro di vita sociale, la piazzetta con la chiesa e la fontana. Le panchine a sera si riempiono delle donne e degli uomini che tornano dal duro lavoro dei campi e si ritrovano per bere un bicchiere in compagnia e giocare a carte, momento di sfogo e di rilassamento. E’ stato interessante notare che, dove l’uomo ha ricostruito dopo il terremoto sul modello degli antichi padri, i risultati si vedono con piacevole aspetto. Ma come non parlare dei bellissimi borghi e città attraversati e che ci hanno a volte ospitato, dove la storia emerge da ogni pietra, tutti con un segno lasciato da Francesco, fra questi Spello, Trevi, la bellissima Spoleto che domina la Val Nerina, il dolce lago di Piediluco e Velina, il Santuario di Greccio che ha ospitato il 1° presepe, inglobato nella roccia della montagna, dove S. Francesco soggiornò e dove fu relegato il beato Giovanni da Parma, il Santuario di Fonte Colombo dove S. Francesco scrisse la Regola dei Frati Francescani, Rieti e il fiume Velino che, dopo il lago di Piediluco, forma lo spettacolo della Cascata delle Marmore, il borgo medioevale di Poggio S. Lorenzo, dove ci è sembrato di vivere in altri tempi sia per il calore degli abitanti che, seduti nella piazza, ci hanno subito salutato festosamente e poi accolti e ospitati nella casa più importante del paese. Lasciandoci alle spalle le colline della Sabina ci siamo immersi nel classico paesaggio della campagna romana, punteggiata da resti romani, da antichi casali e da prati dove pascolano le greggi, creando quelle immagini bucoliche tanto amate e ritratte dai pittori inglesi dell’800.
Avvicinandoci sempre di più a Roma, abbiamo attraversato il bel Parco della Marcigliana, peccato che per uscirne abbiamo dovuto letteralmente scavalcare un alto cancello.

I PERSONAGGI
Descrivere i personaggi incontrati non è facile per l’intensità di incontri con persone che esulano dalla quotidianità ordinaria.
A cominciare da Suor Anna Maria, simpatica veneta, direttrice di una casa di riposo per suore anziane di Spello, che ci ha accolto con spirito di fratellanza offrendoci una parca cena e invitandoci a pregare con loro nel Vespro mattutino, mettendoci in crisi prima della partenza l’indomani con una domanda riguardante la memoria del senso delle parole delle preghiere.
La coppia di volontari che provenendo da Torino prestano la loro opera per la Comunità Chemin Neuf situata nell’antico convento di Clausura di Trevi. 
L’immagine che però ci ha portato al significato del nostro cammino è stato l’incontro con un gruppo di suorine dell’“Eremo delle allodole”, custodi oranti di uno speco dove Francesco si ritirava a pregare, in un’ oasi ancor oggi di pace, lavoro e preghiere immerso nel profumo delle rose e dei gigli. Suorine per lo più giovani che ci hanno ammaliato con la serenità del loro sguardo e la dolcezza delle loro parole piene di significato e di musica. Per loro, ispirati e commossi, abbiamo cantato “Fratello sole e sorella luna”, canto che per noi ha significato sempre gioia e ringraziamento. Ci resterà sempre nel cuore, negli occhi e nella mente il loro saluto cantato e benedicente “Sancte Francisci ora pro eis”. Di lì a poco ho potuto sperimentare che davvero San Francesco ha posto sguardo e protezione su di noi…
E ancora il volontario Giuseppe del bellissimo Ostello di S. Ponziano di Spoleto che ci ha assistito nel bisogno e guidato nella visita della chiesa al suo interno e della antichissima cripta piena di misteri e intrecci politico-religiosi che solo un amante e profondo conoscitore della storia della sua città può spiegare, illustrandoci affreschi e simbologie costruttive non facili da cogliere da un estraneo. 
Madre Loredana, sorridente e gioiosa nel raccontare punti salienti della vita di S. Francesco e dei suoi confratelli e la 1^ rappresentazione del presepe nell’Eremo di Greccio, uno dei Santuari della Valle Santa.
Cipriano del bar Ristoro coll’immancabile cappellino, che se pur in chiusura, ci ha preparato la cena evitandoci di fare altri kilometri, per arrivare al paese dopo una tappa dura e bollente 30°. 
Suor Luigina del Convento del Divino Amore di Rieti simpatica e decisa che dirige un istituto scolastico dall’asilo alle medie, dove i bimbi ci accolgono battendo il “cinque”, ed anche un convitto per studenti universitari ma che accoglie e mantiene terremotati privi di tutto di Amatrice e di Accumuli Francesco, lo sconosciuto amico ex gestore della Casa del pellegrino di Poggio S. Lorenzo, che ci ha voluto fare un vero regalo, perché , scartando altre soluzioni, ci ha permesso di essere ospitati in
una delle abitazioni più belle di questo bellissimo e piccolo paese medioevale, prima però al bar  (centro del paese), la sig.ra Sara (la vedetta), già informata del nostro arrivo, dopo averci dissetato, ci ha accompagnato attraversando la via principale, facendoci scoprire che le porte di ogni casa sono aperte. Arrivati poi ad una porta più significativa, alla chiamata di Sara siamo stati accolti e avvolti dalla squisita ospitalità della sig.ra Rosaria. Napoletana di Torre del Greco come il marito, giovani sposi trasferiti a Roma con un mare di sogni che con sacrificio a poco a poco si avverano: attore lui, anche con Totò, e regista televisivo, lei creatrice di gioielli con coralli, ormai affermati si innamorano di questo borgo laziale silente che sboccia dai boschi, Poggio S. Lorenzo, nell’Alta Sabina di 520 abitanti a 494 m slm, circondato dalle antiche mura che risalgono al tempo dei romani che avevano fatto del borgo un “castrum”, grazie al quale si controllava Il transito sulla Via del Sale (Salaria). Si trova lontano dai rumori convulsi della città e essi vi creano il loro regno in un magnifico palazzo nobiliare, dove siamo stati accolti, dal cui terrazzo si domina l’intera valle Sabina coperta da “giardini” di ulivo. La sig.ra Rosaria ci accoglie dopo una tappa dura di 25 Km. con un sorriso simpatico e coinvolgente, offrendoci due piatti di gustosissime ciliegie e gelsi e bottiglie di acqua, ci consegna la sua casa. Dopo le corroboranti docce facciamo visita all’interessantissimo paese che svela il carattere medioevale e di difesa con vicoli stretti che passano attraverso tunnel sotto le abitazioni al livello delle vecchie stalle, continuando a percepire con piacere di essere al centro dell’attenzione simpatica degli abitanti che ci chiedono da dove arriviamo. Ritornati, Rosaria ci fa vedere ogni angolo del palazzo, dai saloni alle cantine pieni zeppi di pezzi d’arte interessanti, anche di arte contadina. Chiediamo indicazioni per la cena e lei con il suo sorriso si schermisce e ci dice che, se vogliamo, lei è disposta a prepararci una classica cena napoletana a sorpresa, per noi è l’ideale non dovendoci spostare, perché la tappa per quanto bella e interessante è stata veramente dura. Apparecchiamo sul terrazzo e si inizia a cenare con antipasto di bruschette, seguito da un abbondante piatto di trenette alla puttanesca (da favola), a seguire un fritto misto di merluzzetti,
trigliette, alici e scampi. Finita la frittura Rosaria si siede con noi perché ci sono ancora verdure grigliate, caprese e insalata mista del suo orto e ci racconta della sua vita e dei suoi figli. Si finisce con limoncello napoletano, e anche a lei cantiamo Fratello sole e sorella luna, con uno spirito diverso che all’eremo delle allodole, più laico rispetto a quello ma ugualmente segno di grande ringraziamento e di amicizia. Non ha il timbro per le credenziali, in quanto noi, solo in nome dell’amicizia che la lega a Francesco, siamo fra i pochi ospiti da lei accolti, così “rimedia” scrivendo ad ognuno di noi una dedica. La salutiamo con grande affetto e con la promessa da parte sua che al mattino alle 6,30 sarebbe venuta con noi a fare colazione al bar e così è stato, dopo qualche foto nel suo bel giardino e un po’ di emozione si riparte. Il cielo è terso e si inizia il cammino in un giardino di ulivi e ciliegi per la gioia degli “storni” umani.
A Ponticelli di Scandriglia dopo una tappa durissima e bollente, incontriamo lo psicologo Giuseppe Settimi, ex docente universitario, scrittore ed ex allenatore di atletica e di calcio con due matrimoni alle spalle e che, per scelta e stanchezza della vita di routine, ora fa “ l’accoglitore”, così si è definito, in un casale immerso fra gli ulivi e piante da frutta, per il gusto di conoscere persone che hanno come unico scopo il raggiungimento di una meta, come unico interesse il godere anche con fatica della bellezza della natura. La struttura è nuova e bellissima e arredata con gusto squisito. Ci prepara personalmente una buonissima cena (lui ama anche cucinare), ma non è parente con quella di Rosaria.
Il cane di Francesco, non sappiamo come definirlo altrimenti. All’uscita del paese presso una fontana dove ci fermiamo a fare scorta d’acqua in quanto la tappa per Monterotondo è la più lunga (Km. 28,5), si avvicina a noi un cane di taglia media nero chiazzato di bianco e si capisce che vuol fare amicizia con noi, è cieco da un occhio ma non pare un randagio, è pulito e con un bel pelo lucido. 
Inizia a seguirci, anzi fa da battistrada, crediamo lo faccia per ritornare a casa ma non è così. Ci anticipa di poco lungo il percorso abbaiando e aizzando i tanti cani di ogni razza, pastori e non, alcuni mastini napoletani, che incontriamo nelle varie proprietà alzando il pelo sulla schiena, quasi per dimostrare che c’è lui a proteggerci, a volte si pone in mezzo a noi, poi riparte in prima posizione, annusa il terreno e ci guida. Temiamo per lui molte volte perché, quando incontriamo qualche macchina lui attraversa impropriamente la strada, ma ripensandoci ora, è forse per far rallentare le auto!!. Sono già ore che camminiamo con lui accanto e, attirati dal profumo, ci fermiamo ad un forno di delizie, pizze e focacce di mille qualità e gusti, ricoperte da verdure di ogni tipo, ne assaggiamo solo un pezzo perché sappiamo quanto sia difficile camminare a stomaco pieno con temperature sui 28/30° in special modo se su asfalto. Luciana ne acquista un pezzo anche per il cane di Francesco, che però non ne vuole e neppure bere. Continua a seguirci abbaiando solo contro i cani per dimostrare che lui c’è. Ci stiamo avvicinando a Monterotondo e siamo sinceramente preoccupati perché, per quanto si sia cercato di allontanarlo, lui non si muove, si ferma con noi alla sosta panino, sono quasi le 13 e accetta un po’ di pane e un po’ di acqua da Gabriele dopo aver
abbaiato e dato dimostrazione di forza contro quattro cani che avevano preso ad abbaiare contro di noi. Ma se continua a seguirci, ci chiediamo, come faremo a Roma? Decidiamo di andare dai vigili quando saremo a Monterotondo e trovare una soluzione. Dopo un’ennesima salita entriamo a Monterotondo e, dopo quasi nove ore di cammino, ci fermiamo ad un bar per dissetarci e chiediamo una ciotola per il cane di Francesco, questa volta beve anche lui e, dopo aver allargato le zampe, si
stende sotto ad un tavolino e si addormenta, noi un po’ vigliaccamente lo lasciamo, ci stanno aspettando all’ostello. Lo salutiamo sommessamente con la paura che si svegli e il timore di ritrovarlo la mattina successiva davanti al portone dell’ostello. Ciao cane di Francesco guida, protettore e compagno di una lunghissima fatica. Quanti pellegrini accompagnerai ancora? 
ROMA
La meta, il ritiro orgoglioso del Testimonium, la foto di gruppo davanti a S. Pietro, l’incontro con gli amici romani, con i ragazzi diversamente abili del Ristorante “S. Egidio”, ma, soprattutto rivedere Papa Francesco e poter cantare “Fratello sole e Sorella luna” anche qui come ad Assisi, ma le voci afone di tutti non ci hanno permesso questa gioia ma ognuno di noi lo ha fatto con il cuore. Abbiamo iniziato da Francesco e vogliamo finire con Francesco, quello in terra, propagatore di pace di giustizia, di perdono e di carità, di accoglienza e d’amore, chiara espressione del Francesco che amiamo, che ci ha protetto in questo cammino che ci ha emozionato pensando che anche Lui ha camminato su quei sentieri di certo con più semplicità, che ha riposato in piccolissimi anfratti, che ha amato e glorificato la stessa natura che noi abbiamo attraversato, esaltandola con il “Cantico delle creature”, chiamando i luoghi delle sue soste con i nomi delle “creature”, come Fonte Colombo (Sinai francescano), perché qui alcune colombe gli indicarono una fonte, oppure Eremo delle allodole dove riposava in uno speco occupato da allodole. Allo stesso modo ci ha emozionato la voce benedicente di Papa Francesco, anche se lontano da noi, ma vicino al nostro Santo del Cammino, S. Francesco, a cui chiediamo con cuore emozionato, una continua protezione per questo
degnissimo portatore del suo santo nome.

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