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CORONAVIRUS

«Bloccato a Santo Domingo: un'odissea»: fidentino rientra dopo 3 mesi

28 maggio 2020, 11:21

«Bloccato a Santo Domingo: un'odissea»: fidentino rientra dopo 3 mesi

E’ finita l’odissea del fidentino Arnaldo Corti, rimasto bloccato nella Repubblica Dominicana, da dove sarebbe dovuto rientrare in città, lo scorso 4 aprile, ma che, a causa della pandemia, è riuscito a tornare a casa solo pochi giorni fa. 
Era partito per una vacanza lo scorso 2 febbraio, ma poi, suo malgrado, era dovuto rimanere in quella «prigione» dorata, come l’ ha definita lui stesso, per altri due mesi, affrontando incertezze, insicurezza e anche paura di ammalarsi. Adesso è in casa dove si trova in quarantena. Lo abbiamo raggiunto al telefono, per farci raccontare come ha vissuto quei lunghi giorni, lontano da casa, apprendendo quello che succedeva in Italia e nel mondo, da internet, dove si collegava raggiungendo in un internet point. 
«Quando è scattato il lockdown sono riuscito a trovare ospitalità nella penisola di Samanà – ha raccontato il fidentino – in una pensione gestita da italiani. Avevamo il problema del cibo, che certo, rispetto alla tragedia delle morti per Covid è un piccolo problema, ma per noi era un assillo quotidiano. Per fortuna la titolare della pensione riusciva a farci mangiare un piatto di pasta ogni tanto.  Ho vissuto giorni di profonda incertezza, insicurezza, con la paura di essere contagiato. Per fortuna non mi sono ammalato, altrimenti sarebbero stati immaginabili i disagi, anche perché si è coperti dall’assicurazione per due mesi e il resto avrei dovuto pagarlo di tasca mia. Mi sono iscritto subito alla Farnesina per i voli di rientro, insieme a tanti altri italiani, di cui tanti anziani, rimasti senza soldi e senza medicine. Ma purtroppo non si riusciva a partire. I primi due voli costavano 1200 euro, su aerei fatiscenti, poi nulla più; il terzo ha lasciato tutti a terra con un preavviso di poche ore, sottraendo ai passeggeri  anche quei pochi soldi rimasti, che erano stati utilizzato per il biglietto. Una situazione che diventava sempre più angosciante».
È angoscioso il ricordo di quei momenti. «Col coprifuoco totale, si poteva uscire solo per esigenze essenziali, chi trasgrediva nei controlli veniva arrestato e per uscire si doveva poi pagare una cauzione. C’è stata una festa di compleanno ed è arrivata immediatamente la polizia, che ha arrestato la festeggiata e i partecipanti. Poi su cauzione siamo usciti ad uscire. Noi, per sgranchirci le gambe, scappavamo nella boscaglia, ma anche lì si rischiava di essere pizzicati. La polizia armata fino al collo girava su pick-up e se trovava in giro qualcuno lo arrestava immediatamente. E poi c’era il grande problema dei soldi: le carte di credito non funzionavano e io per fortuna ho trovato una persona disponibile che mi ha fatto versare sul suo conto corrente i soldi necessari per pagare il volo e la pensione. Ma dopo tre cambi ci ho rimesso il cotto e il crudo. Quando sono riuscito a partire e ad arrivare a Milano, per fortuna mi hanno permesso di utilizzare il treno, altrimenti sarei dovuto tornare col taxi. E così altri soldi ancora. Sono arrivato a Fidenza con dieci euro in tasca. Ma almeno sono a casa, dove sto trascorrendo la quarantena». 
Ieri Corti  si è sottoposto al tampone a Vaio.
 Era la prima vacanza nella Repubblica Dominicana, per Arnaldo: sarà anche l’ultima?
«No, perché, il luogo è suggestivo, mare e vegetazione splendidi, un paradiso. Ringrazio Domenico Muollo, col quale mi mettevo in contatto ogni giorno e che si è interessato per quello che ha potuto». s.l.