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IL PASSATO CHE RITORNA

La gavetta del soldato Gorreri: storia di guerra e solidarietà

A distanza di 79 anni la famiglia che sfamò in Russia il borghigiano restituirà il ricordo  ai famigliari: giovedì alle 13 la diretta facebook

01 febbraio 2021, 11:33

La gavetta del soldato Gorreri: storia di guerra e solidarietà

Fronte russo, 15 luglio 1942. Un soldato italiano ha compiuto da otto giorni i 30 anni e si ritrova catapultato in guerra, piccola goccia nel mare di 229.000 uomini dell’Armir partiti dall’Italia per una invasione di cui sapevano poco o nulla, voluta dal regime di Mussolini.

Quel soldato si chiama Mario Gorreri, viene da Fidenza e pensa a fare bene il compito che gli è stato assegnato, quello di autiere, perché Mario i camion e i mezzi pesanti li conosce come le sue tasche. Sono la sua passione.

Mario trasporta uomini, armi, mezzi, cibo. Nella polvere e nel fango delle immense pianure russe, a 3.000 km di distanza dalla sua famiglia e dal suo Borgo, di sicuro non immagina che sarà proprio un suo gesto di riconoscenza, 79 anni dopo, a unire Italia e Russia, Fidenza e Mosca. A unire la sua famiglia con la famiglia russa che lo ha aiutato “sfamandolo e rimettendolo in piedi”.

Nella foto qui sopra Mario Gorreri è il giovane soldato sulla destra
In alto il fondo della gavetta che lasciò alla famiglia russa

 

LA LETTERA
Comune di Fidenza, 21 maggio 2020. Tra le tante lettere giunte quel giorno sul tavolo del sindaco Andrea Massari, una è insolita per timbri e carta intestata. Arriva da Mosca. E’ firmata dall’Istituto italiano di cultura, emanazione del Ministero degli Esteri, cui spetta il compito di promuovere la lingua e la cultura italiana nella Federazione Russa.

Si chiedono al sindaco informazioni sul soldato Mario Gorreri: dalle nebbie del tempo e della storia è emerso un gavettino militare, sul cui retro in alluminio sono incisi il nome e il cognome del soldato, la sua data di nascita, la parola “Fidenza” e il reparto di appartenenza. Quel gavettino lo possiedono i discendenti della famiglia Gavrik, regione di Belgorod. Lo donò ai loro avi Mario, nel 1942 in segno di gratitudine per essere stato sfamato e salvato e ora i Gavrik vorrebbero restituirlo ai discendenti di quel soldato venuto da lontano e poi finito chissà dove, sballottato dal destino e dalla storia.

 

LE RICERCHE
Il Comune inizia le ricerche anagrafiche, storiche e documentali. Sì, Mario è tornato dalla guerra, sì è salvato e ha condotto in pace la sua esistenza. E’ il primo responso. Ma per capire bene tutto il resto occorrono le carte militari d’epoca.

E qui danno un contributo essenziale le ricerche dell’Associazione Nazionale Alpini di Parma, con il suo presidente Roberto Cacialli e dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, cui Mario era iscritto dal 1946.

Cacialli nel corso dell’estate fa riemergere dagli archivi dell’esercito il ruolino di Mario, con il suo percorso bellico. Soldato di leva nel ‘33, richiamato nel novembre del ‘40. Schierato sul fronte russo dal 15 luglio del 1942 al 30 novembre dello stesso anno. Un dettaglio importante: 11 giorni dopo i russi daranno il via alla grande offensiva sul Don con l'operazione Piccolo Saturno, quella che per intenderci sfonderà il settore del fronte tenuto da italiani e rumeni portando all'isolamento della sesta armata tedesca a Stalingrado.

Sì, Mario è stato fortunato ed è potuto tornare a casa, un attimo prima della tragedia sfociata nella ritirata delle “centomila gavette di ghiaccio”, nella quale scomparvero circa 84 mila soldati italiani, tra morti, prigionieri e dispersi.

Anzi, Mario fu due volte fortunato: senza la famiglia Gavrik non sarebbe sopravvissuto alla fame e agli stenti. Cosa che racconterà spesso alla moglie e ad alcuni dei parenti.

LA DIRETTA GIOVEDÌ
Mosca-Fidenza, 4 febbraio 2021. Una giornata speciale. A quasi 80 anni dalla ritirata di Russia, l’Istituto italiano di cultura ha organizzato un evento in diretta che collegherà Mosca con Fidenza. E soprattutto permetterà ai discendenti della famiglia Gavrik e di Mario Gorreri di incontrarsi, di scambiare le loro emozioni. Alle  13 in punto (le 15 a Mosca) partirà una diretta facebook con traduzione simultanea sulle pagine del Comune e dell’Istituto, che potrà essere seguita da entrambe le comunità. Da Mosca interverranno Daniela Rizzi, direttrice dell’Istituto, il generale Roberto Banacci (addetto militare dell’Ambasciata d’Italia). Sarà proprio il generale a ricevere dalla famiglia Gavrik la gavetta di Mario per poterla inviare in Italia. Da Fidenza si collegheranno il sindaco Massari, Ambrogio Ponzi (presidente dell’Associazione nazionale combattenti e reduci) e da Parma saranno «on air» il prefetto Antonio Lucio Garufi e il presidente dell’Ana, Roberto Cacialli.

Soprattutto, si ritroveranno riuniti i sei nipoti diretti di Mario: Oreste, Ermes e Bruno Gorreri, Maria e Miria Valesi, Graziana Bonassera.

«E’ con viva emozione e partecipazione che l’Istituto italiano di cultura a Mosca – spiega la direttrice Rizzi – si appresta ad ospitare la consegna di un cimelio bellico, lasciato in Russia dal soldato italiano Mario Gorreri, da parte dei discendenti della famiglia russa che l’ha aiutato nel lontano 1942 ai discendenti della famiglia d’origine. I tragici eventi della guerra, i destini individuali dei soldati italiani in Russia, la solidarietà umana che – al di là degli schieramenti – fortunatamente ha prevalso in questo e in altri episodi di quei tempi calamitosi: tutto questo viene ricordato alla presenza (fisica e virtuale) di autorità civili e militari italiane, per conservare la memoria di una importante e commovente pagina di un passato doloroso comune all’Italia e alla Russia».

 

IL SINDACO MASSARI
Il sindaco Massari è emozionato, perché questa è «una storia incredibile, nemmeno ad inventarla usando la più fervida immaginazione sarebbe uscita in questo modo. Una storia incredibile e commovente, perché quel seme di pace gettato 79 anni fa oggi è sbocciato, dimostrando che la solidarietà è più forte anche della guerra e della distruzione che si porta appresso. Un messaggio potente, venuto alla luce grazie alla nobiltà d’animo della famiglia Gavrik e alla passione e alla competenza dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca, ai quali dico grazie, di cuore, per questo dono».

 

AMBROGIO PONZI
Quella di Mario Gorreri è la storia di un reduce e Ambrogio Ponzi, che dell’Associazione dei reduci è presidente capace, distilla le parole, come si conviene alle occasioni importanti: «Sappiamo quanta difficoltà hanno avuto i nostri reduci a raccontare il loro vissuto nel periodo di guerra. Una sindrome comune, la rimozione di ricordi che gran parte di loro non avrebbe voluto vivere. Momenti come questo ci sorprendono nella loro semplicità carica di significati. Gorreri era uno dei cinquanta e più fidentini che hanno vissuto l’esperienza bellica in terra di Russia. Siamo abituati a ricordare la storia attraverso gli episodi simbolici, le grandi battaglie, le grandi vittorie e sconfitte. Tendiamo a scordare che invece il mosaico della storia è composto dalle tessere delle singole vite e di episodi come quello accaduto al nostro concittadino Mario».

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