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Piccole donne oggi. Una (bella) storia tutta fornovese

 Papà Paolo, mamma Beatrice  e le 4 figlie femmine: «Regole e  aiuto reciproco. I genitori? Due pilastri»

13 gennaio 2020, 09:51

Piccole donne oggi. Una  (bella) storia tutta fornovese

E’ uscito nei giorni scorsi, nei cinema italiani, una nuova versione di «Piccole donne», tratto dal classico romanzo storico, di formazione, che vede protagoniste le quattro sorelle March: opera che ha accompagnato generazioni di donne, in tutto il mondo. Sorelle diverse, per passioni, aspirazioni, caratteri ma unite e simili nel coltivare valori, come quello della famiglia, degli interessi culturali, etica e indipendenza. Un modello che sembra «datato» e lontano. Ma anche oggi si trovano «piccole donne», sorelle con legami e valori solidi, indipendenti. 
A Fornovo ci sono alcuni, straordinari, esempi: almeno due famiglie, con quattro sorelle. 
La prima è la famiglia Merusi, che si racconta. «E’ un’esperienza talmente nuova, quella di vivere in un ''universo femminile'', per me che ero abituato a confrontarmi con i miei fratelli, che non so ancora se l’ho scoperto del tutto. Sono aperto alle sorprese, alle nuove situazioni». A parlare è Paolo Merusi, fornovese, e l’universo femminile a cui fa riferimento è la sua splendida famiglia: la moglie Beatrice e le quattro figlie: Benedetta, 30 anni, laureata in Lingue e letteratura straniere, Cecilia, 29, in Infermieristica, Francesca 27 anni, laureata in Scienze dell’educazione e la più piccola, Elisabetta, di 16, che frequenta la seconda superiore. 
La piccola di casa, che ha fatto «crescere», con il suo arrivo, le sorelle. «Con la sua nascita- dicono infatti le maggiori - essendo più grandi siamo diventate più responsabili, per accudirla e seguirla, anche perché la mamma è tornata presto al lavoro. E’ stata un elemento di coesione. Da piccole - continuano - ci siamo fatte molta compagnia, abbiamo giocato insieme, essendo anche vicine per età, ma questo non ci ha impedito di coltivare amicizie al di fuori. Siamo state un modello, l’una per l’altra, fino ad un certo punto. A questa fase, dell’imitazione, si può dire, ha fatto seguito quella della ''differenziazione'', che si è espressa in particolare nei diversi indirizzi di studio».
 «La cosa più gratificante, come genitore - spiega mamma Beatrice - è vedere che riescono a pensare con la loro testa, sono autonome e soprattutto ognuna di loro è riuscita a costruire relazioni proprie sul lavoro, nella scuola, nell’impegno sociale e nel volontariato. Ognuna ha il proprio ''mondo'' di amicizie e frequentazioni anche se tutti si conoscono e gli ambienti che vivono sono in diversi casi gli stessi». 
La musica, praticata in particolare all’interno del Complesso bandistico Fornovo, la pallavolo, il volontariato, ad esempio, sono tra le attività che le sorelle hanno in comune, sostenute fin da piccole dai genitori. «Loro ci hanno incoraggiato - confermano le sorelle - nel seguire i nostri interessi, le nostre passioni, anche nel percorso di studi. Ci hanno invitato a studiare ciò che ci piaceva, le discipline che ci appassionavano. In pratica lo slogan di casa è stato ''studia ciò che ti piace e poi fai il lavoro che trovi''».
 Le regole, la distribuzione dei compiti in casa, erano già alla base dell’organizzazione famigliare. Così come la suddivisione degli spazi, e il rispetto dello spazio dell’altra, sono aspetti indispensabile per la convivenza, che necessita di regole precise.
 «Papà e mamma sono i due pilastri che contribuiscono, in modo diverso, all’organizzazione famigliare. La mamma attraverso l’aspetto pratico il papà con un ruolo più da moderatore, durante nei confronti e nelle discussioni tra noi. Noi tre sorelle maggiori siamo uscite di casa, il ritrovarsi insieme attorno alla tavola di mamma e papà, quando si riesce, una volta a settimana non è abitudine, non credo neanche sia sempre un bisogno, ma una spontanea ricerca di condivisione. Nonostante tutta la buona volontà a volte riuscirci è davvero difficile tra i vari impegni di tutti! Un po’ come quando vivevamo sotto lo stesso tetto a dirla tutta. Ci si viene incontro, sempre, ma quando si concorda il momento...è gradita la puntualità!». 
Tra personalità e caratteri diversi non è facile andare sempre d’accordo. «Non siamo un modello, questo è chiaro- afferma Paolo - loro hanno il pregio di parlare molto e di ascoltare.. .un po’ meno. Sanno comunque che io sono sempre dalla parte della mamma. Parliamo con un’unica voce».

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