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Le due «case della Duchessa», un patrimonio da recuperare

18 agosto 2021, 11:52

Le due «case della Duchessa», un patrimonio da recuperare

Nell’inventario del patrimonio dismesso, presente sul territorio comunale, rientrano anche le «case della Duchessa». Sono due le case cantoniere fornovesi volute da Maria Luigia d’Austria nei primi decenni dell’Ottocento, a servizio della statale della Cisa, tra Parma e La Spezia. Costruzioni storiche e solide, che da sempre fanno parte del paesaggio che accompagna il viaggio lungo la SS 62. I cantonieri, o stradaioli, che in quelle case vivevano, erano gli addetti alla manutenzione di un «cantone» di strada, una porzione che corrispondeva ad alcuni chilometri. Una di queste si trova all’inizio dei tornanti di Piantonia, la seconda è su via Nazionale, in località Micone.


 Queste strutture avevano e mantengono, pur nella loro condizione fatiscente, un’identità architettonica riconoscibile e come le altre sono posizione in punti strategici e ben visibili a distanza, pure con cattive condizioni atmosferiche, anche grazie al colore rosso. Nel progetto della duchessa queste case, oltre ad essere residenza per la famiglia dei cantonieri, dovevano servire anche come rifugi per i viandanti: la funzione che hanno, dopo il recupero in occasione del Giubileo del 2000 a servizio dei pellegrini della Francigena, le case trasformate in ostelli, a Cassio e al Tugo. La casa cantoniera di via Nazionale è stata inserita tra le tante in disuso, sparse in tutta la Penisola, che rientravano nel progetto pilota avviato nel 2015, grazie al protocollo d’intesa tra ministero dei Beni e delle attività culturali, ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, agenzia del demanio e Anas, e rinnovato anche nei mesi scorsi, con la pubblicazione di un bando. 


L’obiettivo è il recupero  a fini turistici, per la ricettività, la ristorazione e altri servizi dedicati a viaggiatori, escursionisti, pellegrini e in generale al turismo slow e sostenibile. Ma, ad oggi, nessuno ha partecipato al bando e per le case «ducali» prosegue l’inesorabile declino.  Do.C.