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monticelli terme

Aperitivo nel bar dei cinesi: "Buongiorno, vuoi da bere? Prima misuriamo la febbre"

25 febbraio 2020, 10:27

Aperitivo nel bar dei cinesi:

 Potrebbe sembrare una minaccia, e invece è un obbligo, tra il serio e il faceto. Al bar Angela di via Marconi si è accolti con il termometro puntato alla fronte da una gentile cinese (Angela) Shi Linxhian o dal consorte Ton Ton. Superato l'esame, si ottiene in dono una mascherina. Una di quelle basiche avanzate dalla spedizione di cinque bancali (ognuno composto di  40 cartoni) in Cina organizzata e realizzata dai coniugi Linxhian insieme con le comunità cinesi di qua e di là dall'Enza poche settimane or sono. «Ma anche i clienti ci hanno aiutato nella raccolta. Sono stati fantastici» sottolineano gli esercenti. Allora sembrava che qui da noi non ce ne sarebbe mai stato bisogno. E invece ora sono merce rara e preziosa anche quelle pezze usa e getta, fin troppo sottili per rappresentare una barriera  sicura contro il nemico invisibile.
  Tutto è cambiato nel giro di pochi giorni. I baristi dagli occhi a mandorla vengono da una regione lontana 1.800 chilometri da Wuhan. L'emergenza pare che abbia risparmiato la loro terra natale. «E comunque io sono due anni che non vado in Cina - spiega Angela -. Mentre mio marito non ci va da cinque». Ora è qui che si parla di contagio, a Monticelli Terme.  Fino a metà mattina è argomento di pochi, ma presto la voce si diffonde, fino a quando la notizia non viene data per certa. Anche il sindaco Daniele Friggeri conferma. Per quanto insolita, la situazione non sembra scatenare reazioni troppo preoccupate. «A me quel che importa è che quella bestiaccia  lasci in pace i miei nipotini - esclama un nonno armato di bicchiere -. Se poi se la prende con me lo affogo nei bianchi...». Non sarà proprio un approccio conforme alle direttive dell'Oms, ma dà l'idea di  come l'argomento non sia un pauroso tabù. Un altro avventore, intanto, ostenta la circonferenza del proprio addome: «Vedi come sono protetto?». Per poi aggiungere: «Io temo più che altro il “cornavirus”, quello che si festeggia il 14 febbraio...».
Scherzi da bar. La realtà è che, rientrati a casa, fuori dal gruppo, tutti dovranno fare più o meno i conti con la grande paura dei nostri giorni. Paura che per ora a Monticelli sembra piuttosto una preoccupazione, come un po' ovunque nella nostra provincia e in Italia. A girare per le strade del centro, raccontando di una signora con la mamma ricoverata a Codogno, si va incontro a una serie di «non so» o di espressioni perplesse. La 47enne ricoverata agli Infettivi non sembra che frequenti molto un paese in cui tutti sanno tutto di tutti.