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Lucchetti raccolti per un secolo: ecco il re di una collezione unica al mondo

Vittorio Cavalli, 96 anni, è  il signore del museo di Cedogno

14 gennaio 2020, 09:25

Lucchetti raccolti per un secolo:  ecco il re di una collezione unica al mondo

 Il peso degli anni si fa sentire nelle gambe. Non nello spirito, non nelle parole con le quali racconta la sua vita straordinaria, la sua passione per quell’oggetto, il lucchetto, che per caso, o meglio per un prestito, gli è passato tra le mani per la prima volta e che è divenuto il filo conduttore di questi lunghi anni, trascorsi alla ricerca delle varie tipologie e declinazioni, arrivando a collezionare più di 10mila esemplari. 
Per Vittorio Cavalli la ricerca non è terminata: 96 anni lo scorso 20 ottobre, con un accenno di sorriso e una poco velata soddisfazione, ti accoglie nel museo di Cedogno: «questo posto è unico al mondo». 
Ribattezzato «il Signore dei Lucchetti», Cavalli è diventato negli anni un personaggio ricercato, come la sua collezione. 
Tante le interviste cartacee e televisive anche a livello nazionale - non ultima quella per Studio Aperto -, e le recensioni per il Museo che dal 2001 ospita parte della sua collezione.
 In mostra lucchetti di varie epoche, forme, tipologie, provenienti da ogni parte del mondo, frutto di viaggi che terminavano con zaini carichi del suo prezioso bottino. «Li ho aperti tutti - spiega con compiacimento, mentre ne maneggia uno grande quanto una mano, dalla apparente quanto ingannevole semplicità nell’apertura -. Queste cose danno vita». 
Era un giovane di 20 anni che si apprestava a partire per la guerra quando gli fu prestato quel lucchetto a combinazione per chiudere la cassetta in legno che si era costruito. 
Un suo compaesano era entrato nella bottega di suo padre, falegname a Cedogno, per commissionare una sedia reclinabile. 
Gli altri tre fratelli erano in guerra, ora era il suo turno. Il giovane nel giro di pochi giorni costruisce la sedia. Il compaesano torna nella bottega in una giornata di fredda e con tanta neve e gli porge il lucchetto che aveva comprato a Parigi dove aveva lavorato.
 «È una bella cassetta, ci vuole un lucchetto» gli dice l’uomo. «Ma vado in guerra» risponde Cavalli. 
Il sottointeso è chiaro. La guerra significa l’incognita del ritorno. Un presagio: il lucchetto va distrutto insieme alla cassetta nel bombardamento del 2 settembre 1943 alla caserma di Trento. Cavalli è salvo. 
Arriva l’8 settembre, che rimescola le alleanze, manda in confusione chi è in campo. Cavalli fugge e torna a casa dopo giorni di cammino e di stenti. Seguono gli anni da partigiano, a capo di un piccolo plotone sulle colline di Bazzano. Poi l’arresto e le torture. Si salva grazie alla sua scaltrezza. Infine la liberazione e il ritorno a casa. Incontra l’uomo del lucchetto e cerca un modo per saldare quel debito. Ma l’uomo è irremovibile e con una pacca sulla spalla lo esorta a lasciare perdere. 
«Il gesto più umano che abbia mai trovato - spiega Cavalli -. Ci ho pensato per tre giorni, poi ho deciso: avrei raccolto tutti i lucchetti che trovavo». Una ricerca che parte dagli stracciai e dai rottamai, che raccoglievano gli oggetti dei quali la gente si sbarazzava, e che lo porta a girare il mondo, da New York a Mosca. Una passione che viaggia parallela con sua vita, prima magazziniere comunale a Parma, poi per 28 anni lavoratore al Teatro Regio: «dove mi mettevano, ci saltavo fuori bene». È stato anche restauratore, mestiere che ha insegnato a Bazzano per 10 anni. Iniziano le prime mostre itineranti, poi nel 2001 la sua collezione trova una dimora fissa e nasce il Museo dei Lucchetti, inserito tra i musei più curiosi al mondo. Lo hanno etichettato come presuntuoso e ostinato perché si è sempre rifiutato di vendere anche un singolo lucchetto, ma «una raccolta deve stare insieme dal primo all’ultimo pezzo». Una tenacia e una grinta uniche, che gli anni non hanno intaccato.
 

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