Sei in Roccabianca

Roccabianca

Ponte sul Po vietato ai mezzi pesanti: agricoltori in crisi

Lo stop a camion e trattori mette a rischio la vendita di mais e fieno in Lombardia. La proposta delle aziende: «Permessi speciali di transito e lavori finiti in tempi rapidi»

di PAOLO PANNI -

12 luglio 2020, 12:19

Ponte sul Po vietato ai mezzi pesanti: agricoltori in crisi

Decine e decine di aziende di tutta la Bassa emiliana e lombarda in ginocchio a causa del perdurare della chiusura del ponte «Giuseppe Verdi» ai mezzi pesanti. Il viadotto sul Po si trova a Ragazzola, nel comune di Roccabianca, e unisce le province di Parma e Cremona, e quindi le regioni Emilia Romagna e Lombardia, nel tratto compreso tra Polesine Zibello, Roccabianca e San Daniele Po. 
Da anni numerose aziende agricole dell’una e dell’altra sponda hanno rapporti di collaborazione importanti e continuativi. Rapporti che, purtroppo, sono sempre più in bilico. Sul viadotto, che da tempo ha problemi strutturali, sono in corso importanti lavori di sistemazione e messa in sicurezza. Per ora è percorribile solo per le auto e i furgoncini, mentre è off limits per camion e trattori. I lavori in corso sembrano andare per le lunghe e, per tanti agricoltori, la situazione sta diventando insostenibile. 
Tante sono le aziende cremonesi che ritirano prodotti agricoli (in particolare fieni e mais) che vengono coltivati nel Parmense, e queste aziende hanno sede non solo nei comuni rivieraschi, ma in un’area ben più vasta che arriva fino ai primi colli salsesi. 
«Non si vede una fine dei lavori in corso sul ponte – fa sapere Paolo Levrini, agricoltore di Roccabianca – e i contratti che abbiamo in essere rischiano di saltare». Facendosi portavoce dello scontento di tanti suoi colleghi agricoltori, non ha usato mezzi termini nell’affermare che di questo passo parecchie aziende agricole rischiano la chiusura, con tutte le conseguenze del caso. Anche perché le deviazioni verso Casalmaggiore o Castelvetro sarebbero troppo sconvenienti. 
Un momento cruciale sarà quello del prossimo mese di agosto, periodo in cui il mais raggiunge la giusta maturazione per essere trinciato. Ma i contratti, se il ponte non sarà riaperto ai trattori o comunque ai mezzi pesanti, rischiano di saltare. 
Le proposte di Levrini, condivise da tanti agricoltori, sono quelle di riaprire il ponte a senso unico alternato, realizzare in somma urgenza gli interventi principali, oppure concedere agli agricoltori coinvolti permessi speciali di transito. Tra le idee in cantiere anche quella di dare vita a una manifestazione, chiudendo il ponte, per far conoscere meglio, la situazione a tutti. «Una possibilità, questa – ha confidato Levrini – a cui speriamo di non dover arrivare, consapevoli dell’importanza del dialogo. Ma se per rimarcare l’importanza del ponte, non solo per noi, servirà una manifestazione, allora saremo pronti anche a quella».