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Steve Barney Naufragio, 20 opere in mostra Genova

29 gennaio 2020, 21:09

Steve Barney Naufragio, 20 opere in mostra Genova

 

«Da bambino, le due ''mamme'' che mi hanno allevato, la Luciana e la Cicci, erano sempre preoccupate perché non leggevo i libri, ma ero attratto soltanto dalle figure. Anche oggi è così. Ad esempio di una canzone non ascolto il testo, ma solo il ritmo, la musica... sono fatto così».

Un po' scherza e un po' fa sul serio Steve Barney, al secolo Stefano Bergamaschi, l'artista salsese (che vive a Fiorenzuola con la famiglia) che ha inaugurato nei giorni scorsi con grande successo la mostra «Quando le pareti divennero pavimenti» ispirata al tragico naufragio della nave da crociera Concordia, il 13 gennaio del 2012 all'Isola del Giglio.  Nella Galleria delle esposizioni al 2° piano del Galata Museo del mare di Genova sono visibili i suoi lavori, venti opere che raffigurano uno dei più grandi naufragi Italiani e rappresentano l’ultimo naufragio di un artista irrequieto e alla disperata ricerca di un senso della vita.  Il naufragio - è stato detto ancora - come metafora, l’immagine figurativa che affonda nel colore, dentro le visioni metafisiche della mente.

«Questa mostra per me è molto importante perché ho sempre cercato un punto di equilibrio tra la figura e l'astratto - spiega Bergamaschi - e questa volta penso di esserci riuscito».

All'inaugurazione erano presenti i curatori dell'esposizione, i giornalisti e scrittori Nanni Delbecchi e Vito Oliva e un pubblico interessato. E c'era anche Manrico Giampedroni, uno dei superstiti della Concordia, l'«hotel director» della nave che venne insignito di una onorificenza per aver salvato alcuni passeggeri ed essere rimasto intrappolato e ferito a bordo del relitto. A lui Steve Barney ha donato una delle sue opere.