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Curiosità

I carciofi di Salsomaggiore, quella spinosa ricchezza dimenticata

La presenza nel territorio fu segnalata da Lorenzo Molossi nel 1832. Le  prime piantine forse risalgono  all'epoca dei  coloni romani

di ROBERTO TANZI -

20 aprile 2020, 14:11

I carciofi di Salsomaggiore, quella spinosa ricchezza dimenticata

La mano del tempo, che plasma a propria ispirazione il profilo materiale delle cose, si scorge in spiragli inaspettati e ritenuti immutabili, interferendo nell’economia di un paese nei suoi aspetti anche più minuti, ma non per questo meno interessanti. È il caso, a Salsomaggiore, della coltivazione del carciofo, una dimenticata ricchezza del territorio segnalata da Lorenzo Molossi nel 1832. Nel corso delle peregrinazioni per la stesura del vocabolario topografico, Molossi annota come a Salsomaggiore “Si coltivano molto i carciofi de’ quali si fa spaccio all’estero”. Più tardi, nella ricerca esperita nel 1861 per il saggio di statistica comunale dedicata a Salsomaggiore, David Rabbeno scrive che “Il carciofo cresce prodigiosamente in alcune località” e nonostante le difficoltà e il costo “Quando il terreno su cui si pratica questo genere di coltura si presta favorevole, il prodotto risponde abbondevolmente alle fatiche dell’agricoltore” sottolineando come la buona resa in poco spazio di terreno generi un’importante rendita per l’economia comunale.
Assopita dallo scorrere dei secoli, la coltivazione del carciofo è stata riportata alla luce da Enrico Moschini, agricoltore affezionato alle vecchie tradizioni, che ha recuperato piantine utilizzate dal bisnonno come naturale recinzione a protezione degli orti dai selvatici sfruttandone la ricchezza di spine. Nel crocevia di storia e ricerca originato dalle basi documentarie che ne attestano la produzione già nel secolo XIX, l’analisi del DNA delle piantine - effettuata in collaborazione tra il Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e l’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del CNR di Bari allo scopo di definire l’unicità della popolazione di carciofi coltivata a Salsomaggiore - ha evidenziato in questo carciofo la presenza di porzioni del DNA tipiche del cardo coltivato. Considerando che carciofo e cardo coltivato appartengono alla stessa specie botanica, Cynara cardunculus L., subsp. scolymus il carciofo, subsp. cardunculus il cardo, non si può escludere che siano avvenuti incroci spontanei tra le due sottospecie, generalmente interfertili, nell’arco degli eventi attraverso i quali questa popolazione di carciofo è apparsa nel salsese, facendo sì che parte del DNA del cardo possa essere stato “introgresso” in quello del carciofo, portando alla comparsa di caratteri nuovi ed interessanti che hanno contribuito a definirne l’unicità nel panorama nazionale. 
Al momento non è possibile retrodatare ulteriormente la coltivazione del carciofo nel territorio salsese, ma, considerando l’accertata presenza romana, non è impossibile pensare che proprio ai coloni romani risalga l’arrivo di alcune piantine, forse di morfogruppo del carciofo romanesco, le quali hanno originato un cultivar autoctono ora riconosciuto prodotto De.C.O. Salsomaggiore.