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Crisi

Tabiano, gli albergatori: «Paese abbandonato»

Grido d'allarme del presidente  Asat della frazione Ruggero Sartori: «Sono aperti solo cinque hotel con poco più di dieci persone»

20 giugno 2020, 12:56

Tabiano, gli albergatori: «Paese abbandonato»

«Sinceramente non avrei mai immaginato di dover affrontare una situazione simile. Tabiano sta vivendo un momento drammatico, Salso non è da meno». 
Ad affermarlo, dopo l’apertura degli stabilimenti termali Respighi, a Tabiano, e Zoja, a Salsomaggiore, e quella di alcuni alberghi nelle due località, è il presidente dell’associazione di albergatori Asat della frazione, Ruggero Sartori. «Attualmente a Tabiano sono aperti cinque hotel con la presenza di poco più di una decina di persone - afferma -. Il paese, quello che abbiamo sempre chiamato la “capitale dello zolfo” o la “città del respiro”, con le acque ricche di zolfo - il nostro petrolio - nato più di due secoli fa per prestare un’assistenza sanitaria a chi non ne avesse le possibilità, su volere di Maria Luigia, ora si trova sull’orlo del baratro e non ne capisco il motivo viste le potenzialità che abbiamo con l’acqua salsobromoiodica di Salso, unica in Europa, e la ricchezza termale di Tabiano, con un’acqua che è paragonata ad un farmaco, non detto da me, ma dalla storia. Tabiano è ormai un paese abbandonato a se stesso. Quel poco di decoro urbano è lì da vedere. Sinceramente spezza il cuore. Tra hotel, affittacamere, residence, ci sono poco più di una trentina le strutture presenti, quasi tutte gestite dagli stessi proprietari, ovvero la storia di Tabiano che ora rischia di scomparire. Il mio, quindi, è l’ennesimo appello a tutti quanti, amministrazione, maggioranza e minoranza, Tst, associazioni, categorie economiche e cittadini di buona volontà che all’unisono dicano che Tabiano e Salso ci sono, che continueranno ad esistere e risorgeranno ma soprattutto che non si arrenderanno. E’ uno sforzo che credo debba essere concretizzato, in ogni modo» conclude Sartori. M.L.