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Nello Colombini . Se n'è andato un pezzo della storia di Tabiano

Storico albergatore, aveva 96 anni. Con la famiglia costruì la Villa del Rio e poi lo Sporting. Tra i fondatori dell'Asat, visse da protagonista lo sviluppo  del centro termale degli anni sessanta

22 febbraio 2021, 11:58

Nello Colombini . Se n'è andato un pezzo della storia di Tabiano

E’ venuto a mancare un altro pezzo di storia tabianese. 
Di quell’imprenditoria alberghiera che ha contribuito a costruire Tabiano Terme. 
E’ morto Nello Colombini. Aveva 96 anni. Una vita vissuta a testa bassa, tirandosi su le maniche, sempre con il sorriso e la battuta pronta, e la consapevolezza di non fermarsi mai.
 Nativo di Tabiano Castello, era il primogenito di dieci figli. Il lavoro nei campi sin da bambino, a mezzadria nei poderi della famiglia Corazza, poi la passione per la falegnameria che lo accompagnò per tutta la vita. Poi il periodo della guerra e Il ritorno a casa. E il ritorno alla passione di una vita: da un semplice pezzo di legno ricavare qualcosa di unico.
Quindi il matrimonio con Ada, amatissima compagna di una vita.

E poi riuscire a costruire da un pezzo di terreno pieno di rovi, a Tabiano, una piccola villetta che qualche anno dopo da 6 camere si trasforma in un hotel con 80 posti letto: l’hotel Villa del Rio. Era la fine degli anni sessanta. Il boom termale economico di Tabiano. Dismesso il grembiule di falegname e indossa  camicia e cravatta: una nuova vita. Sempre con dedizione ed impegno. L’impegno nella Tabiano che stava crescendo: come non ricordare che Nello fu uno dei fondatori dell’allora associazione «Amici di Tabiano», che qualche anno dopo divenne l’attuale Proloco, o dell’associazione albergatori di Tabiano, l’Asat, dell’allora Circoscrizione di Tabiano. Ma va ricordato anche l’impegno nella parrocchia  e  nella costruzione dell’attuale chiesa del Sacro Cuore. 
Dopo Villa del Rio, insieme ai figli Roberto, Daniele e Marilena, Nello riuscì nella costruzione del secondo hotel, lo Sporting. 


Nello ha raccolto le sue memorie in un piccolo libretto dal titolo «Emilia contadina», scritto insieme alla nipote Isabella. Termina così: «Lo so, forse per mio nonno sembra tutto finito. Io, sua nipote, penso invece che qualcosa sia rimasto. Quando si sradica una vite forte, qualche pezzetto di radice rimane sempre nel buio della terra. Passa il tempo... ma all’improvviso ci si accroge che è nata una nuova vite... e così anche qui a Tabiano, un giorno, rinascerà qualcosa...».
 Nello è stato tumulato nel cimitero di Salsomaggiore, accanto alla moglie Ada. Lascia i figli Roberto, Daniele, Marilena, gli adorati nipoti Riccardo, Isabella, Angelica, Marco Giulio, il genero Massimo e la nuora Olivia.