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Delgrosso «Scagionato dalle accuse: chiederò i danni per il male subito»

Il consigliere  di opposizione ripercorre le fasi di un calvario durato cinque anni

17 dicembre 2020, 11:13

Delgrosso «Scagionato dalle accuse: chiederò i danni per il male subito»

Torna sotto i «riflettori» la vicenda che, cinque anni fa, ha visto protagonista, suo malgrado, il sindaco di San Secondo Antonio Dodi al quale era stata recapitata una lettera anonima contenente escrementi. 

Da lì la denuncia contro ignoti trasformatasi, pochi mesi dopo, a causa di una perizia calligrafica, in una indagine a carico di Gianluca Delgrosso, allora esponente del Pd e successivamente diventato consigliere comunale di opposizione. Accusa che, ora è di fatto decaduta, sia in sede civile che penale. 

Come ricordato dallo stesso Delgrosso nel corso di una conferenza in diretta Facebook, a fine dicembre 2015 si è trovato a casa Digos, polizia scientifica e un funzionario della Procura della Repubblica di Roma che hanno avviato a suo carico indagini riguardanti 20 analoghi reati penali per delitti contro le personalità dello Stato.

Tutti reati che riguardavano l’invio di missive a una moltitudine di personalità nazionali contenenti materiale organico-escrementi, in funzione di minaccia, ingiuria, diffamazione. Reati consumati su tutto il territorio nazionale, accompagnati da denunce contro ignoti. Siccome l’unico nome all’epoca emerso era stato quello di Delgrosso, ecco che si è così trovato al centro delle indagini oltre che, soprattutto, di perquisizioni domiciliari, avvenute di fronte alla moglie incinta (che, a causa dell’agitazione, in quell’occasione ha partorito prematuramente), e al primo figlio, di 5 anni. Tra l’altro, il giorno del parto, Delgrosso ha potuto in mattinata assistere alla nascita del figlio con l’invito a recarsi, nel pomeriggio, in Procura. 

«Senza attendere il lieto evento – ha spiegato il consigliere - gli ispettori non attendono il pomeriggio affinché mi rechi da loro come da me garantito ma al contrario mi raggiungono in ospedale, mi fanno firmare i verbali, e poi qualificandosi chiedono in reparto di ostetricia ginecologia di poterne fare delle fotocopie. Ecco, se fino ad allora avevo quasi inconsapevolmente vissuto il tutto con incredulità, quel gesto mi fece sentire ingiustamente come il peggiore dei criminali. Ed invece ero diventato per la terza volta papà. Non cancellerò mai dentro di me l’amaro provato in quello che doveva essere uno fra i giorni più belli per la mia famiglia».

Una vicenda umana pesante e anche l’inizio di un lungo iter giudiziario e burocratico. 

«Nell’aprile del 2016 – ha aggiunto - mentre sono a Milano ad assistere insieme alla mia famiglia alle operazioni al cuore di mio figlio grande, a Roma avviene il confronto del mio Dna con tutti i reperti dei reati a me attribuiti. Nel maggio 2016 in piena campagna elettorale per le comunali, nella brochure del sindaco uscente, viene riportato con vanto che la Digos sta indagando negli ambienti sansecondini. A metà giugno la Procura della Repubblica di Roma mi comunica che le indagini sulla mia persona sono decadute per 18 casi mentre ne rimangono in essere solo due: riguardano minacce nei confronti di due ex Ad delle Ferrovie dello Stato. Ora un passaggio fondamentale: chi denuncia è sempre in grado in qualsiasi momento di sapere a che punto procedono le indagini, chi viene denunciato solo dopo l’avvenuta archiviazione. Ed infatti, consapevole che sul mio conto lo Stato Italiano, non avrebbe proseguito penalmente, il sindaco, citandomi in tribunale, mi chiede danni morali per 40 mila euro perché ancora mi vuole come responsabile di quanto accadutogli». E’ così partito un processo civile finito solo pochi mesi fa «con il rigetto integrale delle domande di Dodi: questo – ha ricordato Delgrosso - non prima di essere diffamato, nell’ottobre 2018 a mezzo stampa attraverso le parole del vicesindaco. A maggio del 2019 invece, a ben 3 anni dal termine delle indagini da parte del Gip di Roma, finalmente viene rettificata e convalidata l’archiviazione delle indagini di carattere penale aperte nei miei confronti. Ho così l’opportunità di accedere al faldone che mi riguarda (1100 pagine di indagini)».

Nel mezzo, una serie di problematiche, anche sanitarie, sino ad arrivare a oggi dove «sia penalmente, con l’archiviazione senza luogo a procedere, sia civilmente, con una sentenza che sconfessa interamente l’impianto accusatorio del mio delatore, ne esco assoluto vincitore ancor più immacolato di quanto non lo fossi prima». Soddisfatto del risultato ottenuto,  Delgrosso, che ha già anticipato l’intenzione di voler chiedere il risarcimento per i danni subiti, chiede: «Come è stato possibile che io, incensurato cittadino, per il capriccio di un tuo rappresentante abbia dovuto subire un’angheria del genere? Come è possibile che i miei diritti costituzionali di cittadino siano stati violati senza che nessuno abbia alzato la mano per ammonirlo? Come è possibile che un rappresentante delle istituzioni che nel frattempo si è procurato un processo in essere per concussione (reato più grave nella pubblica amministrazione) e stalking (miserabile reato verso la persona) possa ancora oggi, alla luce di quanto da me esposto, ricoprire la carica di sindaco? Mi domando anche come sia possibile che oggi il mio impegno pubblico venga sistematicamente denigrato e sminuito sulla base di una menzogna? Oggi che il mio Dna ed una sentenza netta mi riabilitano ad essere la brava persona che sono sempre stato, per quale motivo dovrei accettare di essere ancora insultato?».