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Genio e sregolatezza, 50 anni di Asprilla tra eccessi e capriole

08 novembre 2019, 14:19

Genio e sregolatezza, 50 anni di Asprilla tra eccessi e capriole

Domenica compie 50 anni Faustino Hernan Asprilla Hinestroza, per tutti semplicemente Tino, uno dei giocatori piú amati nella storia del Parma. Il funambolico colombiano, nato a Tuluà il 10 novembre del 1969, è il classico esempio di genio e sregolatezza per le gesta compiute dentro e anche fuori dal campo. Sbarcato in Italia nell’estate del '92 (ci provò la Fiorentina ma alla fine approdò in Emilia) da perfetto sconosciuto divenne un punto fermo del Parma di Scala e il 21 marzo 1993 fu proprio la sua punizione a San Siro a porre fine alla striscia record d’imbattibilità di 58 partite del Milan di Capello. In aprile poi la memorabile doppietta al Vicente Calderon spianò la strada nel doppio confronto sull'Atletico Madrid verso la finale di Coppa delle Coppe poi vinta a Wembley che, in realtà, il "Cobra", questo uno dei tanti soprannomi, non giocò dopo esser rientrato qualche settimana prima dalla Colombia con una misteriosa ferita al  polpaccio in circostanze controverse. La tripletta al Torino, la rovesciata alla Lazio, la serpentina con il Napoli e la straordinaria cavalcata a due tocchi contro la Sampdoria, direttamente su assist del portiere Ballotta, le altre prodezze indimenticabili in maglia gialloblù accompagnate dall’ormai celeberrima capriola che seguiva ogni pallone da lui scaraventato in fondo al sacco. 
Personaggio mai banale e spesso sopra le righe, cacciato dal ritiro ai Mondiali di Francia '98 a causa delle critiche al ct Gomez e di una notte brava, comprò cento rubinetti d’acciaio da regalare ai parenti, non appena arrivato nel nostro Paese, e, dopo svariati problemi giudiziari dovuti all’alcol e all’uso di armi, nel 2008 finì in carcere per aver sparato con una mitragliatrice contro un vigilante. A Parma, nella sua casa dietro via Zarotto, ascoltava musica latina a tutto volume e si faceva benvolere da tutti, tifosi, giocatori, tecnici e dirigenti compresi, tanto da perdonargli qualche eccesso come quella volta in cui durante un allenamento in Cittadella colpì alla testa da distanza considerevole l’allora presidente Pedraneschi in virtù di una scommessa proposta ad Apolloni. Uno dei tanti invitati alla partita organizzata in patria per festeggiare il mezzo secolo di vita. Perchè Tino, che di recente ha subìto un piccolo intervento alla mano sinistra, è fatto così. Fiesta e rumba, la gente di Parma lo amava anche per questo. 
In totale 39 gol in 141 partite complessive in due momenti diversi della carriera: in mezzo la parentesi di Newcastle (ma il trasferimento in Premier rischiò di saltare) in cui si tolse lo sfizio di calare il tris all’esordio assoluto in Champions League ai danni del Barcellona poi il secondo ritorno a Parma, dove fece ancora in tempo a vincere due Coppe seppur da comprimario e salutò tutti per godersi gli ultimi scampoli di carriera in Sudamerica tra Palmeiras, Fluminense, Atlante, Atletico Nacional, Universidad de Chile ed Estudiantes de La Plata. Ma il legame con la città ducale è rimasto fortissimo e nonostante la Scuola Calcio "Club Atletico Faustino Asprilla" aperta a Tuluà e l'attività di imprenditore allo zuccherificio San Carlos gestito in passato dal padre, non perde l’occasione di tornare a rivedere gli amici di Parma, tra i quali gli ex compagni Apolloni, Osio, Melli, Ballotta e Ginetto della pasticceria D’Azeglio, uno degli storici luoghi di ritrovo assieme alla trattoria del Tribunale in pieno centro. 

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