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intervista

Esclusiva - Pietro Pizzarotti: 'Grandi progetti per il Tardini: deve vivere ogni giorno'

di Claudio Rinaldi -

31 dicembre 2019, 10:30

Esclusiva - Pietro Pizzarotti: 'Grandi progetti per il Tardini: deve vivere ogni giorno'

Il Parma chiude un 2019 straordinario: il presidente Pietro Pizzarotti rivive i momenti più belli e annuncia una grande novità. Il 2020 potrebbe essere l'anno del decollo del progetto per un “nuovo” Tardini: copertura delle curve, rifacimento della tribuna Est, costruzione di un parcheggio sotterraneo. Una palestra e un centro medico, oltre a negozi e chioschi nel piazzale, permetteranno di far “vivere” lo stadio sette giorni su sette. «L'obiettivo è che diventi un nuovo quartiere della città, frequentato dai parmigiani».
Al mercato di gennaio il Parma non farà stravolgimenti («L'obiettivo è allungare la rosa»). Al 2020 il presidente chiede una salvezza tranquilla:  «Nessuno vuole soffrire come nel finale dello scorso campionato».

Si chiude un 2019 per molti versi straordinario.
«Sì, a cominciare dalla salvezza, che molti davano per scontata. Io no: perché so bene che, statistiche alla mano, due neopromosse su tre retrocedono. Per di più, è stata una stagione decisamente particolare, dopo un mercato a dir poco travagliato».
Tutta colpa del processo Calaiò.
«Certo. Siamo stati costretti a fare il mercato in quindici giorni, Faggiano ha fatto un miracolo. Ecco perché la salvezza è stata un risultato eccezionale».
Seconda parte dell’anno addirittura sorprendente. Partenza con il botto: ci troviamo settimi, davanti al Napoli.
«E davanti al Milan».
Nessuno avrebbe osato sperarlo.
«No, obiettivamente no. Però io sono sempre stato convinto che avremmo fatto un grande campionato perché abbiamo un’ottima squadra. Forse un po’ “corta”, ma di ottima qualità. Faggiano ha fatto un grande lavoro».
Ma continuate a predicare umiltà. La parola d’ordine è non illudersi e non sognare troppo. 
«Proprio così. Sembrerà un luogo comune, ma il girone di ritorno è come fosse un altro campionato e non sarà facile. Quindi: piedi per terra, sempre». 
Quale il momento più bello della nuova stagione?
«Ne cito due: la vittoria con la Roma e la rimonta contro il Torino. Ho goduto veramente tanto».
Il rammarico? Il punto perso che brucia di più?
«La partita con il Cagliari, perché abbiamo giocato bene e non avremmo meritato di perdere, e quella di Ferrara, dove invece abbiamo fatto una bruttissima partita».
Il settimo posto brilla ancora di più, se si pensa all’elenco infinito di infortuni.
«Una grandissima sfortuna. Tutti negli stessi ruoli, poi. L’attacco addirittura falcidiato: Inglese si è visto pochissimo, Cornelius, Karamoh e Gervinho hanno avuto tutti dei problemi. D’Aversa ha dovuto inventarsi delle soluzioni sempre diverse».
A proposito di D’Aversa. Cosa si può dire ancora di questo allenatore, con tutto quello che ha fatto a Parma? 
«Non ci sono parole. È un grandissimo allenatore: io sono convinto che diventerà un tecnico top e arriverà a squadre di altissimo livello. Se lo merita. Io vedo tutti i giorni il suo lavoro: è maniacale nella sua professionalità, non molla mai di un centimetro. È da questo che si capisce che è un grande allenatore. Poi si vedono i risultati, che parlano».
Eppure non ha ancora “conquistato” tutti i tifosi.
«Questo è vero e mi dispiace: la città non gli riconosce i suoi meriti. Che sono giganteschi»
Che mercato farà il Parma?
«Nessuno stravolgimento, nessun “colpo”. L’obiettivo è “allungare” la rosa».
Kulusevski non si muove da Parma, giusto?
«Fino a giugno resterà in maglia crociata. Penso sia la cosa migliore anche per lui, non solo per il Parma: sta facendo un percorso bellissimo, Parma è la squadra della dimensione giusta per lui, per continuare a crescere. Poi meriterà altri palcoscenici, perché è davvero fortissimo. Ma fino a giugno ce lo godiamo noi».
Al di là del campionato, il 2020 promette di essere un anno importante per il Parma. A cominciare dai progetti per lo stadio Tardini.
«Sì, è una cosa alla quale teniamo molto. Puntiamo a una profonda ristrutturazione della nostra “casa”, per renderla “viva” sette giorni su sette. Da tempo ne stiamo discutendo con il Comune. Nei prossimi mesi faremo richiesta per  una concessione di lunga durata, per  finalizzare il progetto definitivo».
Qual è l’idea di ristrutturazione?
«L’obiettivo è realizzare una copertura per le due curve, rifare la tribuna Est, ammodernare la tribuna Petitot, creare un parcheggio sotterraneo. Il tutto procedendo a tappe, in modo da non dover mai chiudere lo stadio. Come hanno fatto a Udine e a Bergamo».
Tempi previsti?
«È presto per fare una previsione. Non saranno tempi brevissimi, proprio perché l’intenzione è di non chiudere mai lo stadio. Il primo passo è ottenere una concessione di lunga durata e elaborare il progetto esecutivo. L’Amministrazione comunale ci ha dato ampia disponibilità: il nostro progetto piace molto. Anche perché punta non solo a ristrutturare lo stadio, ma anche a farlo vivere tutto l’anno».
Come?

«Il progetto prevede anche una palestra e uno studio medico. E poi, negozietti e chioschi nel piazzale. Oggi lo stadio apre per tre ore quando c’è la partita. In futuro vorremmo che fosse sempre aperto, addirittura che diventasse un nuovo quartiere della città, frequentato dai parmigiani».
Chi finanzierà il progetto?
«I privati, al cento per cento. Non graverà neanche per  un euro sulle casse del Comune».
Il 2019 ha portato anche la parola fine per il “caso” Lizhang.
«Sì, finalmente. La vicenda si è chiusa nel migliore dei modi».
L’obiettivo è sempre trovare un investitore serio e facoltoso che creda nel Parma?
«Sì, lo abbiamo sempre detto. La conformazione societaria è abbastanza anomala, con sette soci, nessuno dei quali ha l’intenzione di fare l’imprenditore calcistico per tutta la vita. Siamo molto uniti: per certi versi è sorprendente, vista, appunto, l’anomalia dei sette soci. È grazie al fatto che c’è, alla base, un’amicizia di antica data tra di noi, c’è il rispetto reciproco. E c’è Marco Ferrari, il cui ruolo è stato fondamentale. A lui va il merito più grande».
Perché?
«Senza retorica: se oggi siamo in serie A, settimi dopo 17 giornate, e possiamo divertirci e sognare, il merito è soprattutto suo. Non dimentichiamo che cinque anni fa il Parma era scomparso, non esisteva più. Grazie alla sua volontà e a un grande progetto ha convinto altre sei persone che non avevano la minima intenzione di dedicarsi al calcio. Di questo dobbiamo essergliene tutti grati».
C’è qualche trattativa in corso?
«No. Noi continuiamo a lavorare come se il Parma fosse nostro a medio-lungo periodo, abbiamo fatto una pianificazione in questo senso: come era doveroso, perché uno che lavora giorno per giorno non va da nessuna parte. Quando arriverà qualcuno che avrà idee migliori delle nostre e disponibilità economiche, ci faremo volentieri da parte». 
Cos’altro ricorda con piacere del 2019?
«I progressi fatti nel settore giovanile. Ne sono felice, perché è importantissimo. Cinque anni fa le giovanili non esistevano più, abbiamo fatti progressi incredibili, grazie all’impegno di tutto lo staff, soprattutto negli ultimi due anni, dai più piccoli alla Primavera. E entro tre/quattro anni torneremo a ottimi livelli, ne sono certo».
Che augurio fa a se stesso e ai tifosi per il 2020?
«Non mi chieda promesse di piazzamenti, per carità. Auguro a tutti un anno sereno e felice. Ai tifosi auguro una salvezza tranquilla. Sento gente che ha grandi ambizioni, che sogna un posto per l’Europa League. Io penso alla salvezza: e vorrei raggiungerla con congruo anticipo, per non soffrire come lo scorso campionato. Questo è l’augurio che faccio ai tifosi e a me».
 

 

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