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intervista

Alessandro Lucarelli «Ci aspettano diciotto finali, dobbiamo lottare sino alla fine»

di SANDRO PIOVANI -

04 febbraio 2021, 11:49

Alessandro Lucarelli «Ci aspettano diciotto finali, dobbiamo lottare sino alla fine»

Alessandro Lucarelli è il vicedirettore sportivo del Parma. Ma sotto la camicia, indossa ancora la fascia da capitano. Si capisce quando parla di calcio giocato, di obbiettivi, di salvezza. E quando spiega il silenzio dell'ultimo periodo. In silenzio sì, ma il carattere è sempre lo stesso. Per ora non si è imborghesito con la divisa da dirigente. Anzi. La presentazione ufficiale di Mattia Bani e Andre Conti è l'occasione per chiarire alcune cose e per mandare messaggi e segnali a chi tiene alla maglia crociata. All'interno e all'esterno. E inizia spiegando che il ritiro deciso dal Parma è un modo per «inserire subito i nuovi, c’è la voglia di percepire il momento da parte dei vecchi. C’è la voglia di trovare un’idea e una strada unica per raggiungere l’obiettivo». 

Un ritiro per la salvezza?
«Vogliamo cancellare tutti gli alibi, perché la squadra non ha alibi visto che qui c’è tutto per poter stare bene. Bisogna che la squadra ritrovi quell’anima che ci vuole per provare a fare l’impresa e salvarsi. Ritrovare quello spirito che hanno, che hanno dimostrato nei precedenti anni di avere, e che devono ritirare fuori. Il fatto di stare insieme serve anche a questo».

Un ritiro che arriva alla fine di un mercato complicato.
«Nel mercato di gennaio non è facile trovare quelle opportunità e quelle soluzioni per migliorare o completare la squadra. Noi ci siamo riusciti, il mister ci aveva dato delle linee guida da seguire e credo che, in linea di massima, siamo riusciti a portare a casa quello di cui avevamo bisogno».

Eppure D'Aversa, dopo Napoli, non sembrava molto soddisfatto...
«Può capitare a caldo dopo dopo una sconfitta... Ma ci tengo a precisare che all’interno di questa Società c’è una linea unica, condivisa, comune e sposata da tutti in ogni area: c’è un presidente, c’è un direttore sportivo e c’è un allenatore. Si cerca, tra tutte queste componenti, di individuare degli obiettivi e una strada da perseguire. Io credo che abbiamo portato a casa cinque calciatori che, secondo noi, possono dare una grande mano alla squadra. Grazie anche a un presidente che ha dato un'importante disponibilità economica anche in questa sessione di mercato».

Sono arrivati giocatori che potranno aiutare il Parma a salvarsi? 
«Sono convinto che noi ci salviamo non con i nuovi ma con i vecchi, con quelli che c’erano l’anno scorso e che più di altri devono avere un senso di appartenenza nei confronti di questa squadra e questa società. Che più di altri devono sentirsi addosso la responsabilità dei risultati che non stanno arrivando: sono loro che devono prendere i nuovi, i giovani, e spingerli, unirsi tutti insieme a fare il meglio e giocare con il sangue agli occhi. Perché se non si ritrova questo spirito avremmo potuto prendere pure Cristiano Ronaldo ma saremmo retrocessi lo stesso».

E' un caso che gli acquisti siano arrivati solo nelle ultime ore di mercato?
«Non è stata una scelta quella di concludere alcune trattative gli ultimi giorni di mercato, perché prima mettevamo i giocatori a disposizione del mister e meglio sarebbe stato. Purtroppo in Italia c’è l’usanza di tenere il mercato aperto un mese e tutti gli affari si fanno l’ultimo giorno. Non è stata una scelta voluta».

Adesso però non si può più sbagliare...
«Ci sono diciotto partite e per noi devono essere diciotto finali, diciotto battaglie, senza fare tabelle. Deve esistere solo la partita di domenica e quella deve essere una battaglia, giocare ogni gara al massimo delle nostre possibilità con il sangue agli occhi. Questa è la strada che nella mia carriera da calciatore mi ha permesso di raggiungere obiettivi anche talvolta impensabili. E questo è quello che deve ritrovare la squadra. “La salvezza è alla portata, perché al di là dei disastri – se così vogliamo chiamarli – fatti fino ad oggi siamo comunque a due punti dalla salvezza. C’è un girone di ritorno da giocare e tutte le possibilità per poter rimetterci in piedi».

Parole importanti dopo tante giornate di silenzio. I tifosi del Parma, i tuoi tifosi erano preoccupati. Si sono fatte tante congetture...
«Intanto, lo posso dire senza problemi, sono stato praticamente un mese fuori perché ho avuto il Covid-19 anche io e dunque non sono riuscito a stare vicino alla squadra. Quello che devo dire per quello che mi compete lo dico qui dentro, a Collecchio, a chi di dovere. Ai tifosi voglio bene come loro vogliono bene a me, però capiscano che non posso interagire sui social e rispondere a tutte le domande. Loro, però, possono stare tranquilli perché fino a quando io sarò qui cercherò di dare una mano, cercherò di dire la mia affinché le cose a Parma vadano bene. Il fatto che mi possa vedere meno nelle interviste dipende anche dal fatto che ci sono dei ruoli e delle competenze, all’interno di una società, da rispettare. Anche se magari non mi si vede spesso a livello di stampa comunque qui dentro faccio la mia parte».
 

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