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Green pass sul lavoro: il vademecum

Green pass sul lavoro: il vademecum

14 Ottobre 2021,09:07

Obbligo del certificato per i dipendenti pubblici e privati

Da domani, venerdì 15 ottobre, scatta l'obbligo di Green pass per tutti i lavoratori, sia del settore pubblico che privato. Dopo infatti l'entrata in vigore dell'obbligatorietà del certificato verde, sono arrivati i Dpcm che integrano il decreto e definiscono le regole. L'obbligatorietà riguarda tutti coloro che non sono affetti da patologie che li esentano dalla campagna vaccinale anti-Covid sulla base di un'idonea certificazione medica.

 Si ricorda che il Green pass dimostra di aver ricevuto la vaccinazione anti Covid, di essere guariti dalla malattia negli ultimi 6 mesi o di essere negativi al tampone. E per chi non possiede il certificato verde e non è esonerato, c'è il rischio di doversi sottoporre ai test quasi ogni giorno. I controlli sui posti di lavoro verranno fatti con le app e a rotazione tutto il personale sarà verificato. Il lavoratore che non possiede il documento non potrà entrare sul posto di lavoro e sarà giudicato un assente ingiustificato con tutte le conseguenze che comporterà la mancata presenza.

È bene anche ricordare che il Green pass non fa venir meno le regole di sicurezza previste dalle linee guida e dai protocolli vigenti: igienizzare spesso le mani, mantenere la regola del metro di distanza tra una postazione e l'altra e l'uso della mascherina se ci si trova in un posto al chiuso.
r.c.

  1.  Non solo Pa: cosa succede nel settore pubblico?
    Dal 15 ottobre al 31 dicembre, obbligo di Green pass per chi lavora nel settore pubblico: personale delle amministrazioni pubbliche, delle autorità amministrative indipendenti, della Banca d'Italia, degli enti pubblici economici e degli organi di rilievo costituzionale, nonché per chi accede nelle pubbliche  amministrazioni. Per ogni sede saranno nominati i controllori, che potranno fare verifiche all'accesso anche a campione. Chiaramente per chi non presenterà il certificato verde senza avere l'esonero per motivi di salute, sono previste sanzioni salate per assenza ingiustificata senza diritto alla retribuzione fino alla presentazione del Green pass. La multa amministrativa pecuniaria è  da 600 a 1.500 euro.
  2. Nelle aziende: cosa succede nel settore privato? 
    Dal 15 ottobre al 31 dicembre obbligo del Green pass anche per i lavoratori del settore privato: dipendenti che lavorano nel settore privato, nelle attività di formazione e di volontariato, compresi i soggetti che hanno contratti esterni. Ogni azienda, naturalmente divisa per settori, nominerà chi deve controllare il certificato verde ai dipendenti: le persone incaricate dovranno fare le verifiche all'accesso del posto di lavoro e potranno farlo anche a campione. Come per il settore pubblico, anche nel privato sono previste delle multe per chi non possiede il Green pass: da 600 a 1.500 euro. Per le imprese con meno di 15 dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, sospensione del lavoratore per la medesima durata.
  3. Gli accessi: Come funzionano i controlli? 
    La verifica del certificato verde da parte del datore di lavoro o dei soggetti incaricati potrà avvenire a mano  o per via automatizzata. Sia nel settore pubblico sia nel settore privato sono stati messi a disposizione i software per la verifica del Green pass, oltre all'app Verifica C19, scaricabile sul telefonino. Il datore di lavoro o chi per lui sarà chiamato a controllare il certificato proprio all'ingresso del luogo di lavoro. E oltre ai sistemi di verifica più comuni, già utilizzati nelle scuole e nelle università per tutto il personale scolastico e per il personale universitario, nelle pubbliche amministrazioni ci sarà anche l'opportunità di utilizzare funzionalità specifiche alla piattaforma Noipa o tramite il portale dell'Inps.   
  4. Le sanzioni: senza pass si rischia lo stipendio? 
    Chi non possiede il certificato verde non potrà entrare al proprio posto di lavoro. E dovrà rimanere a casa, naturalmente senza stipendio. E questo vale sia per i dipendenti pubblici che privati. Nonostante la mancanza di stipendio per assenza ingiustificata, non ci sarà nessuna sanzione disciplinare per il lavoratore senza Green pass. Per cui, lo stesso lavoratore non incorrerà nel pericolo di licenziamento e potrà quindi conservare il proprio posto di lavoro. Certo è che potrà ritornare in sede solo dopo lo stato di emergenza e quindi dopo il 31 dicembre, per il momento.  L'azienda può però rivalersi sul lavoratore se la sua assenza procura seri problemi di scadenze o sicurezza all'azienda stessa.   
  5. Da remoto: l'alternativa è lo smart working? 
    Da domani il Green pass è obbligatorio per tutti i lavoratori del settore pubblico e privato e chi non lo possiede non può chiedere il lavoro da remoto. Per cui lo smart working non diventa un'alternativa al certificato verde e non è previsto nessun diritto per chiederlo. È chiaro che le aziende e le pubbliche amministrazioni  possono comunque chiedere a un dipendente di continuare a lavorare da remoto per precise esigenze, ma questo in modo indipendente  dal possesso del certificato. Al dipendente che continuerà a lavorare da casa senza accedere in sede non verrà però chiesto il Green pass, che non potrà essere neppure verificato a distanza con le piattaforme prestabilite e con le app di uso comune. 
  6. Gli assenti: le ferie maturano lo stesso? 
    «Il lavoratore, pubblico o privato, è considerato assente ingiustificato, senza diritto allo stipendio, fino alla presentazione del Green pass». Lo ribadisce una Faq del governo sull'obbligo di Green pass. Le sanzioni per chi acceda al lavoro senza pass vanno da 600 a 1500 euro, più «le sanzioni disciplinari» dei «contratti collettivi di settore». Oltre allo stipendio chi non va a lavorare in sede perché non possiede il certificato verde  perde di conseguenza ogni «altra componente della retribuzione, anche previdenziale, con carattere fisso e continuativo, accessorio o indennitario. I giorni di assenza non concorrono alla maturazione delle ferie e comportano la perdita della relativa anzianità di servizio».
  7. La privacy: il Qr code può essere conservato? 
    Il Dpcm che modifica il decreto sull’obbligo del pass chiarisce anche altri due aspetti non secondari: per il datore di lavoro, pubblico e privato, c’è «l’esplicito divieto» di conservare i Qr code delle certificazioni né è possibile «in alcun caso» raccogliere i dati dei dipendenti «salvo quelli strettamente necessari» all’applicazione delle sanzioni. Anche le informazioni registrate durante i controlli non potranno essere conservate per essere riutilizzate. Tutto questo è previsto dal Dpcm sulla privacy. Inoltre, per il datore di lavoro sarà possibile richiedere il certificato verde in anticipo al dipendente, in caso si devono programmare turni aziendali, ma questo anticipo dovrà essere «necessario e non superiore alle 48 ore». 
  8. Le difficoltà: quali i settori a rischio? 
    I settori a rischio stop per la mancanza di Green pass sono diversi, tra cui badanti, colf e trasporto pubblico. Secondo le stime sono diverse decine di migliaia i lavoratori domestici che non hanno ancora ricevuto il vaccino e che dovranno comunque essere almeno muniti del risultato negativo del tampone. Anche in questo caso la verifica spetta al datore di lavoro. Nel settore del trasporto pubblico la percentuale di non vaccinati va dal 10% al 20%. L’assenza di tanti autisti potrebbe creare serie difficoltà alla copertura del servizio e al traffico, in particolare nelle grandi città. Inoltre il servizio dei trasporti richiede una organizzazione dell'ufficio personale da effettuare in anticipo in virtù delle turnazioni.

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