×
×
☰ MENU

corsa al quirinale

Primo voto per il Presidente, vincono le schede bianche. Da Vespa a Zoff, Lotito e... lo pseudonimo di Peppone: la fantasia dei grandi elettori

Incontro fra Salvini e Letta: si rivedranno domani

Al via la prima votazione per l'elezione del Presidente della Repubblica

24 Gennaio 2022,15:16

In un clima di grande confusione si è avviato il primo voto per l’elezione del presidente della Repubblica, ed è fumata nera. Non c'è accordo tra le forze politiche che almeno oggi hanno avviato un dialogo, come conferma una nota congiunta Lega-Pd al termine dell’incontro tra Salvini e Letta.

La giornata è ruotata sul nome di Mario Draghi ma in serata nel centrodestra persistono le difficoltà su un suo trasferimento al Quirinale. Attivissimo è proprio Matteo Salvini che sta incontrando i leader dei partiti senza soluzione di continuità. C'è il massimo riserbo sui risultati di questi colloqui ma tutti danno per scontato che bisognerà arrivare almeno alla quarta votazione - quando il quorum scenderà alla maggioranza assoluta - per immaginare un esito positivo. I protagonisti dei due schieramenti sono impegnati in un tourbillon di colloqui che segnalano la volontà di lasciarsi alle spalle il muro contro muro ma in serata la tensione resta alle stelle. Dopo i tanti nomi annunciati nei giorni scorsi i partiti scelgono di votare scheda bianca, con il consueto inserimento nell’urna di nomi fantasiosi e non, da quello di Piero Angela a Sergio Mattarella.

La prima giornata delle votazioni è stata caratterizzata dal drive in montato nel cortile di Montecitorio che ha anche visto arrivare il primo elettore positivo in ambulanza. A rendere più complessa la situazione anche un black out della linea internet che fa impazzire soprattutto i giornalisti visto che non ha pregiudicato lo scrutinio, che è stato fatto manualmente, come da prassi per l’elezione del Capo dello Stato. Il presidente della Camera ha scelto di leggere i nomi usciti dall’"insalatiera» solo per cognome allo scopo di evitare il trucchetto del riconoscimento del voto. Il vero protagonista dietro le quinte - forse anche troppo per alcuni di Forza Italia - è stato Matteo Salvini che questa mattina ha visto il premier Mario Draghi per un colloquio che doveva restare riservato. «No comment» sui contenuti sia da fonti di palazzo Chigi che della Lega. Sempre Salvini si è consultato con il segretario del Pd Enrico Letta e l’incontro è stato particolarmente importante per l'inizio di un percorso comune tra i due schieramenti che fino ad oggi si sono osservati in cagnesco dalle due sponde del fiume. A segnalare come qualcosa sia cambiato è il Pd. Il Nazareno infatti ha confermato che esiste «un’apertura di dialogo» con il centrodestra. Per chiudere il cerchio Salvini ha visto anche Giuseppe Conte, il leader dei Cinque stelle che, è bene ricordare, rappresenta il più robusto gruppo parlamentare in questa elezione.

Ma in questo schema sembra per la prima volta essersi inserito anche Mario Draghi che ha avuto una telefonata con il segretario del Pd, anche questa seguita da un «no comment» che ben descrive la delicatezza del momento. Naturale quindi che a Montecitorio si sia parlato molto anche del nuovo governo in caso il premier passasse al Quirinale. «A Draghi serve la politica», ha osservato Matteo Renzi alludendo proprio alla necessità di raggiungere un accordo tanto ampio da garantire anche la continuità della legislatura. E non aiuta di certo l’editoriale dell’Economist che alza il tiro con questo titolo: «Il tentativo di Mario Draghi di diventare presidente è negativo per l’Italia e l’Europa». Forza Italia sembra ancora alle prese con la metabolizzazione dell’uscita di scena di Berlusconi e quindi delle determinazioni altrui. Antonio Tajani si è limitato a confermare che per gli azzurri Mario Draghi deve restare a palazzo Chigi. Intanto da Palermo il presidente Mattarella conferma il suo imminente trasloco nella nuova casa affittata a Roma.

Da Amadeus a Lotito, passando per lo pseudonimo di Peppone: la fantasia dei grandi elettori

Durante lo spoglio per l’elezione del Capo dello Stato, effettuato dal presidente della Camera Roberto Fico, emerge, come previsto, che la stragrande maggioranza delle schede è bianca. A sorpresa, spunta qualche voto "goliardico" per Amadeus, Bruno Vespa, Claudio Lotito, Alberto Angela, Alfonso Signorini, Giuseppe Cruciani, Mauro Corona e Claudio Sabelli Fioretti. Tra i voti nulli anche quello a Pepito Sbazzeguti, anagramma di Giuseppe Bottazzi, usato dallo stesso Peppone in un film «Don Camillo» per nascondere la vincita al Totocalcio.

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 2
  • marcuse2000

    24 Gennaio 2022 - 20:39

    Un partito di massa, di sinistra, un partito popolare non vota mai "scheda bianca". Non si astiene mai. Ma ... nemmeno un candidato di bandiera...? P.s.: nella prima repubblica solo una volta, solo nel governo andreottiano della "non sfiducia" il Pci si astenne. Amnesia democratica, senilità ideologica.

    Rispondi

  • marcuse2000

    24 Gennaio 2022 - 17:14

    Un grande partito di massa, popolare e di sinistra non può votare scheda bianca, astenersi: non siamo ai tempi della "non sfiducia", à tempi dell'andreottian governo. Amnesia democratica.

    Rispondi

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI