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IL CASO

Gucci aiuterà le donne nello staff negli Usa per sostenere le spese per l'aborto

La Maison si schiera dopo le notizie sugli scenari alla Corte Suprema

Gucci aiuterà staff negli Usa per spese aborto

11 Maggio 2022,16:56

Gucci prende posizione sull'aborto dopo la fuga di notizie secondo cui la Corte Suprema si preparerebbe a cancellare dopo quasi 50 anni la storica sentenza «Roe contro Wade». La maison del gruppo Kering è «fermamente convinta che l’accesso alla salute riproduttiva è un diritto umano fondamentale» e per questo «rimborserà le spese di viaggio a tutte le dipendenti negli Stati Uniti che avessero bisogno di accedere a servizi sanitari non disponibili nello stato di residenza».


Attraverso la fondazione Chime for Change, Gucci continuerà poi a sostenere organizzazioni partner che «facilitano l’accesso alla salute riproduttiva e proteggono i diritti umani, specialmente per le persone più vulnerabili», si legge nel comunicato della casa di moda. Gucci ha lanciato Chime for Change con l’aiuto di Salma Hayek e Beyoncè nel 2013 allo scopo di «ispirare la partecipazione in una comunità collettiva e unire i popoli attraverso i confini e le generazioni nella battaglia per la parità di genere». In meno di un decennio la fondazione ha raccolto oltre 19 milioni di dollari per progetti a sostegno di donne, ragazze e bambine in 89 Paesi del mondo.


Se, come viene ipotizzato dopo la pubblicazione della bozza a firma del giudice Samuel Alito, la prossima estate la Corte dovesse fare marcia indietro su «Roe contro Wade», la decisione se proibire o restringere l’aborto tornerebbe ai singoli stati. Secondo un’analisi del think tank pro-choice Guttmacher Institute, in almeno 26 dei 50 stati Usa l’aborto potrebbe diventare illegale: per abortire le donne potrebbero esser costrette a viaggiare alla ricerca di centri dove interrompere la gravidanza.
Con l’ultimo annuncio Gucci si unisce a un crescente numero di marchi che hanno preso posizione sui rischi a cui stanno andando incontro i diritti riproduttivi delle donne. La scorsa settimana si è fatta avanti la Levìs con una iniziativa analoga grazie alla quale i dipendenti potranno essere rimborsati delle spese di viaggio per spese sanitarie «comprese quelle legate alla salute riproduttiva e all’aborto».


Non è la prima volta che Gucci si schiera su posizioni pro-choice: nel maggio 2019, presentando a Roma la sua collezione cruise, Alessandro Michele aveva mandato in passerella numerosi capi con messaggi allusivi all’aborto e ai diritti delle donne: tra questi un abito da sera con un utero ricamato in posizione strategica e una giacca con il logo «My Body, My Choice» sulla schiena.

© Riproduzione riservata

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