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il caso

Rimase incinta dell'allievo minorenne, in appello confermata la condanna a Firenze

Rimase incinta diell'allievo minorenne, in appello confermata la condanna a Firenze

17 Maggio 2022,14:35

Conferma della condanna per lei, assoluzione per il marito. La corte di appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado di condanna per la donna di Prato che ebbe un figlio con un 15enne a cui dava lezioni private d’inglese. L’insegnante, che oggi ha 34 anni, era stata condannata in tribunale l’1 giugno 2020 a sei anni e mezzo per atti sessuali e violenza sessuale su minore. Oggi l’unica riforma della corte d’appello ha riguardato appena uno 'scontò di pena di 15 giorni per violazione di domicilio, accusa contestata per una visita compiuta a casa del minore. La corte, presieduta da Anna Maria Sacco, ha invece ribaltato la posizione del marito della donna, condannato in primo grado per essersi attribuito la paternità del bimbo nonostante sapesse - secondo l'accusa - che sua moglie l’avesse concepito con il giovane studente. Ora, nella sentenza di secondo grado, l’uomo è stato assolto con formula piena perchè il fatto non sussiste. La corte ha creduto alla sua buona fede. Motivazioni fra 90 giorni. I due coniugi hanno assistito a tutta l’udienza e anche alla lettura della sentenza.
I rapporti si consumavano in un appartamento di Prato, a casa dell’imputata, dove il ragazzino si recava per studiare la lingua straniera. I fatti risalgono al periodo 2016-2018 quando nasce il bambino e il ragazzo manifesta un insolito nervosismo che la madre intuisce e la porta a denunciare l’insegnante privata. La donna, sposata e già con un figlio, era operatrice sanitaria in una Rsa ed era amica di famiglia del ragazzino a cui si era offerta di dare lezioni. Si è sempre difesa dicendo di essere sinceramente «innamorata» del suo giovane allievo e di aver «perso la testa» per lui. Un racconto non creduto dall’accusa che invece ha sempre visto nella vicenda elementi di plagio sessuale dell’adulta verso il ragazzo. A suo tempo, in incidente probatorio, il giovane, che ha da poco compiuto 18 anni, raccontò che la donna lo impegnava con una sorta di «ricatto sessuale» dopo la nascita del loro figlio concepito nella relazione clandestina. Dato che il ragazzo non voleva far sapere della sua prematura paternità, lei le avrebbe offerto il silenzio con tutti in cambio di un incontro alla settimana. Comunque sia, anche la procura generale ha chiesto conferma della prima sentenza e perfino l’aggravio di tre mesi di pena per l’imputata. I difensori Mattia Alfano e Massimo Nistri hanno annunciato ricorso alla Corte di Cassazione.

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