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La siccità non molla: Milano chiude le fontane

La siccità non molla: Milano chiude le fontane

25 Giugno 2022,18:39

Con il caldo record destinato a proseguire per altri 10 giorni, l’emergenza siccità rischia di aggravarsi sempre di più costringendo città e regioni intere a correre ai ripari. E così, dopo lo stato di emergenza dichiarato ieri dalla Lombardia, oggi il comune di Milano ha deciso di chiudere tutte le fontane. Una decisione inserita nell’ordinanza del sindaco Beppe Sala in cui si invitano cittadini e cittadine ad un uso responsabile dell’acqua. E per contrastare «il dramma della siccità», come lo ha definito il governatore veneto Luca Zaia, l’Alto Adige arriva in soccorso dei 'vicini di casà garantendo acqua potabile supplementare. Un «importante segnale di collaborazione - ha sottolineato Zaia - che spero possa mitigare per quanto possibile una situazione tragica».
Da Padova a Piacenza, da Torino a Cremona, cresce dunque la preoccupazione, in particolare per l’agricoltura che rischia di restare letteralmente 'a seccò. Oggi è arrivata l’ordinanza del comune di Milano in cui il primo cittadino, in un video su Facebook, invita «cittadine e cittadini a ridurre al minimo l'uso di acqua potabile sia di uso domestico che per irrigare prati, giardini privati e pulire terrazzi e cortili». Un appello al quale si aggiungono una serie di misure per far fronte all’emergenza. Fra tutte spicca quella di chiudere tutte le fontane, ad eccezione di quelle «dove sia presente fauna e flora e i laghetti/rogge dei parchi cittadini». Decisa inoltre «la sospensione dell’irrigazione a spruzzo dei prati e delle aree verdi, eccetto l’irrigazione a goccia che interessa i nuovi impianti di alberi» che vanno preservati. Resteranno invece aperte le fontanelle, che comunque possono essere fonte di refrigerio «visto le temperature e l’arrivo di una nuova ondata di calore».
Proprio per aiutare i territori più in difficoltà, sia il Trentino che l’Alto Adige hanno deciso di aumentare la produzione delle centrali idroelettriche. «Ben venga questo primo atto di collaborazione all’interno delle comunità dell’arco alpino - il ringraziamento del governatore del Veneto, Luca Zaia -, visto e considerato che il dramma della siccità porta con sè due problemi: il primo è la mancanza di precipitazioni e la richiesta dell’utilizzo di invasi montani, il secondo è il rischio che l’acqua del mare risalga alle foci dei fiumi, impedendo agli agricoltori di poter sfruttare la risorsa idrica, dato che l’acqua salata brucia le coltivazioni». E' lo stesso sottosegretario alle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, a lanciare l’allarme. «Alcune produzioni agricole - dice - rischiano perdite del 70% per la mancanza d’acqua. La siccità è un problema nazionale, bisogna ragionare su un nuovo piano nazionale per rinnovare le infrastrutture irrigue, come gli invasi». Dello stesso parere la vice presidente della commissione Agricoltura e responsabile di settore del Pd, Susanna Cenni che chiede «misure immediate che con una chiara visione del futuro». «Basta parlare di emergenza e di calamità naturali - chiosa -. La siccità e le temperature di questi giorni hanno un nome preciso: crisi climatica, climate change, e non è una emergenza, ma un fatto, una realtà con cui fare i conti».

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